28 luglio 2009 - 10:32
JobDonne / Continuità d'impresa da padre in genero: perchè con le figlie deve essere un problema?
In Italia, ma anche in Europa, il problema della continuità d’impresa si sente, e si sente soprattutto quando il “trasferimento” dell’azienda familiare riguarda le donne. Presentazione “open air”, ad Arezzo, il 23 luglio, nel Giardino Pensile del Palazzo della Provincia, dei risultati del Progetto promosso dalla Commissione Europea: Donna cerca Impresa in Europa. All’appello comunitario in Italia ha risposto l’I.D.I, l’Istituzione dei Distretti Industriali della Provincia di Arezzo.I partner europei per il confronto con l’esperienza italiana, sono stati gli enti di formazione e ricerca e le associazioni di rappresentanza Imprenditoriale femminile della Repubblica Ceca, Romania, Polonia e Slovenia. Antonella Appiano si è fatta raccontare tutto..Grazie Antonella, di aver linkato i blog e i siti che citi nel, su JobTalk facciamo così, perchè così vuole la correttezza e nei blog veri questa è la regola...
Antonella Appiano. Per capire le ragioni del progetto, parlo con Anna Zannino- amministratore della società di consulenza Kaos- che ha realizzato l’indagine sul territorio aretino. Precisa e autorevole, ha il grande merito di usare un linguaggio chiaro, pratico. Così l’intervista si trasforma in racconto piacevole. Uno spunto su cui riflettere.
“In Italia e in Europa, molte piccole e medie imprese- spesso familiari- sane e quindi potenzialmente rilevabili, cessano l’attività per mancanza di passaggio generazionale diretto. Nel nostro Paese, il problema è particolarmente sentito perché più del 60 per cento dei titolari di piccole imprese hanno in media, 57 anni. Ma anche l’Europa, in questo campo, non canta vittoria”. Esiste insomma il problema “della continuità d’impresa? “Sì e soprattutto quando il “trasferimento” dell’azienda riguarda le donne. Se l’erede è figlia femmina il padre preferisce lasciare il “bastone del comando” al genero”.
Ci risiamo. Ancora. Ma perché mi stupisco? Anche nell’articolo del Washington Post, riportato da Womenomics ho appena letto l’ inappellabile sentenzia di una recente inchiesta. L’uomo è più incline alla competizione e ad assumere rischi, la donna è portata alla collaborazione, alla prudenza. Quindi? “Lo scenario della piccola impresa aretina mette in evidenza tradizione e stereotipo.Quando le donne sono impegnate in azienda si occupano di amministrazione, gli uomini degli aspetti tecnico produttivi o commerciali”.
Speriamo che non sia femmina, allora? Sorride “A volte il figlio maschio non basta. Ormai la seconda generazione fa spesso scelte diverse. Il figlio del titolare di una piccola impresa di autotrasporti magari ha studiato medicina e non ha nessuna intenzione di proseguire l’attività paterna”.
Anna Zannino sottolinea la differenza rispetto una precedente analisi in Lombardia.
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