12 ottobre 2011 - 17:33
Il lato B / Colazione da Huffington
E così Arianna parlò. Oggi in pausa pranzo, naso aquilino e armata di una messa in piega liscia da combattimento su cui rimbalzavano le domande di un Piroso surrealmente fuori parte ( "lei è cattolica? "No, essendo greca, sono ortodossa"), la prima signora del Web ha dispensato alla platea entusiasta e anche in piedi dello Iab Forum un' oretta di Huffington-pensiero. "Social is more important than search", obiettando allo strapotere dei Google, o "Self experience is the new entertainment", riferito al ruolo che i social network giocheranno nell'informazione online oltre a fornire contenuti. Sono due esempi di quello che la madre di tutti i blogger dice ma non sempre pratica.
Più che madre, matrigna in effetti, pensavo dal mio posto di fondo sala conquistato con i denti: colpisce un tantino la sua visione biforcuta della professione, per cui chi blogger è, blogger resta anche se è così bravo da essere ammesso ad atterrare sull'"agorà" ambitissima dell'Huffington Post, che ha 36,6 milioni visitatori unici mensili, cioè un milione e rotti più del New York Times. Mica male, per il lato B dei fabbricatori di notizie. Quindi non si sognino, proprio gli eletti tra i blogger, di rivendicare retribuzione monetaria (come è successo, con sciopero conseguentemente dichiarato) oltre alla visibilità e prestigio che la "piattaforma" gli dà ospitandoli.
Altra cosa sono i giornalisti: nel suo neoimpero on the Internet (l' Huffington Post Media Group, che integra il portale ex blog Huffington Post e i contenuti di AOL fa 117 milioni di utenti al mese negli Usa e 270 milioni nel mondo) Arianna ne impiega 1400, però stipendiati. Non solo. Abbiamo molti giornalisti investigativi giovani, ha raccontato non senza un lampo di orgoglio, e alcuni tra i più bravi sono arrivati dal lato A, quello dell'informazione cartacea (persino da Newsweek ), e ci sarà un motivo.
Perchè va detto che Arianna (nonostante questa contraddizione che sa di peccato originale per una che è nata blogger, diversamente dalla sua rivale del Daily Beast Tina Brown, nata invece giornalista) sa di cosa parla quando parla di Internet. E anche di informazione in generale. Perchè forse è proprio vero che questa "è l'età dell'oro del giornalismo online" e se in Italia più che altrove (lo ha detto lei) non ce ne siamo accorti è perchè, ai tempi del monopolio della carta, " i giornalisti spesso hanno rinunciato alla loro indipendenza per avere accesso alla possibilita di scrivere" e "alcuni si sono ridotti a stenografi del potere, ma adesso i social mettono in discussione lo status quo che in Italia abbonda".
Per trasformare il vecchio piombo nell'oro informativo della Rete, due i consigli dispensati alla platea, all'occhio composta più di gente del marketing che di gente che scrive. Anzi tre.


