30 novembre 2010 - 8:53
Formazione / Riforma universitaria: dei tre miliardi dello scudo fiscale non se ne parla più
Ne avevamo scritto mesi fa qui su Jobtalk: erano tre miliardi destinati alle Università meritevoli...Non se ne parla più?
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di Agata Padellani.- La riforma universitaria della ministra Maria Stella Gelmini, che ha spinto gli studenti e ricercatori italiani a salire sui monumenti più famosi e protestare, esprimeva sulla carta elementi di novità che sembravano interessanti, sull’organizzazione degli atenei, sulla valutazione dei docenti da parte degli allievi, sulle commissioni dei concorsi, e sul concetto del merito che avrebbe dovuto ispirare l’intero decreto legislativo.
Seri dubbi erano emersi sulla parte del decreto che riguarda i ricercatori e i loro ingaggi, con l’abolizione di contratti a tempo indeterminato a favore di quelli di durata triennale prorogabili per due anni, per una sola volta, dopo la valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte, per favorire il turn over dei ricercatori stessi. Nel frattempo i rettori d’Italia però hanno denunciato che la mancanza di fondi avrebbe presto fatto chiudere gli atenei. Solo un anno fa la ministra Gelmini aveva dichiarato che i maggiori finanziamenti alle università talentuose sarebbero stati recuperati dallo scudo fiscale.
La riforma passata al senato puntava su più soldi agli atenei virtuosi individuati attraverso i parametri di valutazione del Civr (Comitato d’indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario); conti in regola per le università che se spendono più del 90% dei finanziamenti statali in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale. Erano previste borse di studio ai meritevoli, fondi per nuove residenze universitarie, grazie all'incremento di 135 milioni di euro destinato ai ragazzi capaci ma privi dei mezzi economici.
La riforma apre all’intervento dei privati nelle università, nei consigli di amministrazione, con la presenza di un manager-rettore che deve sorvegliare l’offerta formativa dell’ateneo. “L’eliminazione di un corso non risponderà a criteri didattici ma solo a criteri finanziari, alcune aziende potranno decidere di finanziare intere cattedre reclutando docenti e ricercatori perché preparino personale specializzato da utilizzare nella propria impresa”, è questa la critica degli studenti in rivolta, da uno dei loro siti, quello del collettivo universitario di Napoli.
Il percorso degli emendamenti poteva introdurre utili elementi correttivi, sulla base dell’ascolto di tutti gli interessati, gli studenti, i genitori, i docenti, il mondo del lavoro.
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Categorie: Formazione
