Lo aveva detto Roberto Saviano a Zuccotti Park. Rivolgendosi ai ragazzi del movimento Occupy Wall Street lo scorso novembre, li avvertiva : "Ora che non esistono più strade sicure, è tempo di scegliere quel che si vuol fare davvero". Ma parlando di lavoro, non è detto che il futuro libero dalle certezze corrisponda al percorso che ci indicano le affinità e le passioni. Non più. Dimenticatevele, anzi, se volete trovare la felicità. Quella, almeno, che può dare un posto o un mestiere soddisfacente. "To find happiness forget about passion" è il titolo di post apparso su un blog della Harvard Business Review . Diretto e scioccante? Abbastanza.
L'autore è Oliver Segovia, che ha anche scritto un saggio sull'argomento e fa l'imprenditore tra le Filippine e Singapore. I punti di vista più intriganti e meno banali ormai è facile che vengano dalle zone giovani del mondo, dove è ovvio - qui da noi accade raramente- che ci si rivolga prima di tutto ai ventenni, come fa appunto questo post. Ai giovani millennials Segovia dice: il mondo è cambiato. Per scegliere un lavoro i desideri e la ricerca di affermazione personale nelle cose che piacciono non sono più una buona guida. E non portano da nessuna parte, se non a un probabile insuccesso. Oggi conviene concentrarsi piuttosto sui problemi aperti, perchè è li che si trovano le opportunità maggiori e anche le gratificazioni professionali. Quindi non focalizzatevi su voi stessi, allargate lo sguardo al mondo fuori e pensate che contributo potete dare.
Rispetto ai punti fermi e alle attitudini dei giovani della cosiddetta Generazione X, i nativi digitali che mettono il sè e l'autorealizzazione al centro della vita, questo è' un cambio di prospettiva a 360 gradi. Ma è un bel capovolgimento di visone anche per i loro genitori (o quasi) della fascia dei BabyBoomers , idealismo-barra-edonimo miscelati in misura variabile a seconda dei casi e dei singoli , diventati adulti con l'idea (che il più delle volte era anche vera) che a fare le cose che piacciono magari non si arriva prima ma si riesce meglio. E convinti che è proprio lì che c'è il bello della vita, che altrimenti va sprecata. Su cosa inseguano invece i trenta-quasi quarantenni della Generazione X ho qualche dubbio: obiettivi più pragmatici da raggiungere preferibilmente oer la via più veloce, forse.
Quella dell'HBR non è una visione biecamente utilitaristica, e questo è indubbiamente un pregio: trovare il proprio ruolo professionale andando a lavorare dove ci sono crisi aperte e bisogni insodisfatti non solo si fa più strada e si guadagna meglio, ma ci si arricchisce dal punto di vista umano e personale. Segovia distilla saggezza e distacco tutto orientale: "Paradossalmente, meno ci preoccupiamo di quello che ci rende felici, più felici siamo", ma non lesina suggerimenti pratici, a cominciare dell'elenco dei settori e delle aree d'azione dove i problemi non mancano , e verso cui indirizzarsi utilmente e su cui costruire le proprie competenze . Cambiamento climatico, sostenibilità, povertà, formazione, sanità, tecnologia, urbanizzazione, mobilità, mercati emergenti, tanto per fare qualche esempio. E come ci si deve comportare? Prendete coscienza di quel che vi circonda, è il primo suggerimento, interessatevi delle questioni sociali. Uscite dall'ufficio o dall'aula e fate volontariato. Però non buttatevi a caso: cominciate dai problemi che vi toccano più da vicino o che sentite di più. Mettetetevi in contatto con persone e organizzazioni attive, ma seguite un approccio interdisciplinare: i probelmi di oggi (ambiente, tecnologia, sviluppo) sono complessi e interconnessi. Prendetevi una pausa da lavoro e studio e viaggiate, ma non fatelo da turista, e mai muovendovi su mete e percorsi convenzionale e con troppo bagaglio. "Backpack and get lost!": inforcate lo zaino, perdetevi e immergetevi nel mondo. Tenete a mente, tra l'altro, che Steve Jobs diceva di dovere molte delle sue intuizioni e idee al suo periodo di sparizione sabbatica in India e nel deserto messicano, ricorda il blogger dell'Hbr.
La lista dei campi aperti è lunga per fortuna, ironizza il post. Scegliete tenendo conto che la realizzazione personale è la combinazione di quello che amate, di quello che sapete fare e di quello di cui il mondo ha bisogno. Leggo tanti articoli e teorie sul lavoro e sull'orientamento. Ma non mi viene in mente un concetto più nuovo (anzi più vecchio) di così.
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