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Il lato B / Contratti che evolvono con l'età: ma la ministra Fornero parlava un po' anche dei bancari?

Fotohome2"Serve un contratto che evolve con l'età piuttosto che contratti nazionali specifici che evolvono per ogni età'".  In effetti suona un po' sibillina la frase, pronunciata ieri da Elsa Fornero illustrando alla parti sociali i punti base della riforma del lavoro che il Governo ha in mente. Si riferiva evidentemente alla teoria del ciclo di vita e della curva retributiva, enunciata dalla stessa ministra del Welfare qualche settimana fa nel pieno del dibattito sulle nuove pensioni. 
Oggi, nell'arco della vita di lavoro i salari vanno crescendo costantemente. Più è alta l'anzianità più è alto lo stipendio e in questo modo un lavoratore maturo (parliamo di over 50 ma la barriera si sta pericolosamente abbassando verso gli over 45 ) costa di più di un giovane alle aziende. Le quali (capita, soprattutto ora con la crisi)  considerano i senior, benchè ricchi di esperienza,  meno produttivi dei 20-30enni dalle competenze fresche e dalle giovanili energie, quindi cercano, se possono,  di tagliarli. Nel migliore dei casi lo fanno con incentivi , nel peggiore con i licenziamenti (anche quelli economici: che esistono in Italia, anche se Alesina e Giavazzi pensano di no).  Però gli interventi del governo in materia previdenziale prevedono che, con il sistema contributivo,  i lavoratori rimangano il più possibile al lavoro, in modo da garantirsi una pensione adeguata. «Dobbiamo correggere questo meccanismo e prevedere la possibilità di impiegare i lavoratori anziani senza espellerli dal ciclo produttivo»,  spiegava a quel punto la ministra. Come? Mettendo mano alla curva retributiva. Il che significa, per esempio, la possibilità di pensare non più  a un sistema di carriera analogico-lineare, ma  a un nuovo modello, chiamiamolo "ipertestuale", dove a età diverse corrispondono mansioni e responsabilità diverse e uno stipendio diverso, per dirla senza troppe perifrasi, ridotto. Anche inferiore rispetto a quello di un giovane, che oggi guadagna meno di un "anziano", entra nel mondo del lavoro tardi, ci mette molto a stabilizzarsi. ha in prospettiva una pensione piccola. 
C'è chi sostiene che Fornero pensi, per gli ultra 55enni  con esperienza (che è preziosa, ma che va dispersa con gli esodi incentivati e gli scaricamenti  più o meno negoziati, lasciando nelle aziende  buchi di competenze e di saperi ) a un affiancamento o shadowing o mentoring di massa, con gli "anziani" esperti messi a  presidiare la formazione e l'addestramento delle nuove leve e il  trasferimento delle conoscenze dell'azienda. Oppure a fare i consulenti interni. Magari scambiando il minor guadagno con maggior tempo libero. 
Il diritto del lavoro norma il diversity  management. Il worklifebalance si fa busta paga  e inquadramento. Per il nostro modo di intendere il lavoro e la curva della vita, non solo quella retributiva, sarebbe un cambiamento epocale,  e così pure per il meccanismo dei contratti come lo conosciamo oggi. Da discutere ce n'è in abbondanza. Di questi tempi, parlando di lavoro niente è facile, nè scontato. La cosa singolare, per esempio, è che basta andare indietro di pochi giorni nelle cronache per imbattersi in un altro passaggio, decisamente innovativo. Questo non solo pensato o teorizzato, ma già scritto, anzi sottoscritto con generale soddisfazione, sperimenta soluzioni di rottura con  il passato per favorire l'occupazione proprio all'interno della tradizionale  delle cornici, cioè un contratto nazionale. 
Il nuovo contratto dei bancari, categoria non solo numerosa (sono 340mila) ma  simbolica per il modo in cui in Italia si pensa al lavoro,  è già a suo modo, per dirla con la ministra,  "specifico secondo le età": in questo caso lo è riguardo ai giovani. E' già avviato sulla filosofia del contratto prevalente verso cui il Governo è orientato: assunzioni a tempo indeterminato senza purgatori atipici e con oneri fiscali agevolati per la banca che assume, periodo di apprendistato con stipendio temporaneamente ridotto del 18% per quattro anni, dopodichè scattano i livelli tabellari della categoria. L'accordo prevede anche la creazione di un fondo per l’ occupazione, a cui contribuiranno con il 4% del proprio stipendio gli alti dirigenti. Questa sorta di solidarietà generazionale,  una volta a regime, permetterà l’assunzione di circa 16.500 giovani nei prossimi 3 anni, con l’obiettivo di creare in cinque anni fino a 25 mila "posti in banca".  Distratti dall'aggettivazione sull'articolo 18 (totemico, disponibile..) si è un po' sottovalutato il portato di novità di questo accordo, che non sta solo nel numero degli ingressi, considerevoli peraltro in un momento così avaro di ottimismo, o nell'orario di sportello non stop fino a notte, ma nel modo in cui modula l'ingresso dei nuovi bancari e va a ripopolare di ventenni il mondo Officine formativedel credito.  
Le prossime tre-quattro settimane - il governo ha fissato tempi stretti - saranno dense, piene di proposte pochissimo scontate, pochissimo lineari. Abituiamoci alla complessità: c'è da scommettere che anche i lavori in corso nel cantiere della riforma avranno un andamento ipertestuale, proprio come la curva retributiva.
 A proposito di giovani e lavoro in banca: su Job24.it è online la storia di un esperimento interessante e abbastanza shocking come impatto visivo, lo sta conducendo il Gruppo Intesa con i progetti SuperFlash e Officine formative, ce la racconta Andrea Curiat.
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