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Il lato B / Il lavoro drogato dalla mancanza di senso crea disoccupati interiori

E' il lavoro chè è drogato; il lavoro "senza nobiltà, quello "del tirar via, del non imprendere cose nuove, del tirare avanti, del non piegare le spalle". Bello l'articolo di ieri, Ferragosto, di Davide Rondoni, lo scrittore e poeta che, prima pagina sul Sole 24 Ore di carta, si chiede se l'emergenza droga non dovrebbe essere materia del ministero del Lavoro. Il ragionamento parte da una evidenza largamente nota, ovvero che, nel downsizing generale di cui tutti parlano, la cocaina è diventata uno sballo popolare, alla portata di chi vive di stipendio. Il popolo della notte va a lavorare la mattina dopo. A Milano, la scoperta di un giro di tranvieri sniffatori, qualche mese fa, ha fatto ben più scalpore in città delle ultime prevedibili storie dei privè delle discoteche della movida. La cocaina, scrive Rondoni, è il premio autosomministrato dei lavoratori occupati  ma in stato di maloccupazione, surrogato di tutto quello che il lavoro non dà più: identità, soddisfazione, motivazione, impegno, dove il metterci del proprio, energia, progettualità e desideri, diventa inutile "perchè tanto non si conquista nessuna vera beatitudine".
I lavoratori senza premio e senza senso ma con un posto, magari pagato bene, sono "disoccupati interiori", difficilmente ricollocabili perchè per loro non esistono sportelli, nè politiche di riduzione del danno. Ma se è il lavoro a essere tossico - o malato, come scriveva sempre ieri Ferragosto  anche Ilvo Diamanti su Repubblica -  è il futuro che sballa. E allora ha ragione Davide Rondoni, la cura non è al pronto soccorso.   
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Commenti

Giusta osservazione: l'atto di vessare o di essere vessati ha poco a che fare con il lavoro, ed è una manifestazione evidente della tossicità

"Disoccupati interiori" peraltro vessati o a loro volta vessatori.

Eccellente analisi. In un'Italia (v. Europa Latina?)in cui la preoccupazione prima è avere un lavoro, l'impatto di una bassa qualità del lavoro è spesso poco considerato. Non parlo solo di condizioni lavorative (sicurezza, orari) ma anche di moptivazione, aspettative, soddisfazione. Anche nelle grandi società multinazionali, spesso presentate come motori di sviluppo personale e di carrierea basate sulla pura meritocrazia. Balle! Spesso le relazioni personali, le invidie ed i colpi bassi, portano avanti persone povere dal punto di vista professionale e personale, che difendono i loro privilegi a spada tratta. Come? Schiacciando tarpando le ali a chi ha voglia di crescere ed i mezzi per farlo ( e quindi diviene un pericolo per loro). Le conseguenze sono citate nel suo post

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