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Diari / Dal Meeting di Rimini: giovani con l'orecchino che anzicchè volare basso non volano più. Ma i lobi non c'entrano

Orecchinocresta Orecchino o Generazione Boomerang. In America adesso scoprono e rinominano il fenomeno sociologico individuato da Padoa Schioppa (quindi eredità del precedente governo), in Italia riemerge di colpo dal passato I'ornamento piu aborrito dai direttori del personale, dai padri delle fidanzate e dai Democratici della corrente grisaglia& sobrietà: l' orecchino maschile. Dimenticato da tutti e già riportato in auge - ma non direi alla moda - dalle ambizioni nazionali di leadership di Nicky Vendola, è stato evocato anche al Meeting di Rimini, dove c'è il nostro Luigi Ballerini. Giovani boomerang e giovani con lobi virili cerchiati,  come tutte le generalizzazioni anche queste due mancano il bersaglio. Non raccontano granchè, infatti, dei venti-trentenni, in particolare di quelli si suppone cattolici, non tutti necessariamente ciellini, che Luigi ha incrociato nei padiglioni romagnoli. Leggete il post e mi raccomando, di quasiasi generazione siate, evitate il balconing, che vi fate male. Se avete tempo, piuttosto, commentate..  
 di Luigi Ballerini- Il Meeting e i giovani. Al termine di un buon incontro sulla sicurezza stradale  si è sentita la battuta che in Fiera i ragazzi non indossano orecchini. A guardare bene la platea risulta invece assai variopinta e vi spiccano ciuffi dai colori improbabili, tatuaggi da spiaggia, oltre che ovviamente orecchini di ogni foggia. Ma ridurre l’osservazione dei tanti ragazzi qui presenti al solo look, più o meno convenzionale, è fare loro un torto. Lasciamolo allora a livello di battuta.
Orecchino o no i giovani che si aggirano nei corridoi del Meeting, che gremiscono le mostre e fanno la coda per gli incontri dimostrano una vivacità che interroga soprattutto alla luce dei recenti rilievi del Rapporto Istat 2010. Anche a Rimini sono stati citati i dati, ripresi con grande rilievo dal Corriere della Sera e da Le Monde nei giorni scorsi, secondo cui in Europa si sta preparando una nuova emergenza. Parlando del nostro paese: il 21% dei giovani nella fascia di età fra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, ma soprattutto non è in cerca di lavoro. Al riguardo sta girando un nuovo termine: non più dispersione scolastica, dispersione professionale piuttosto. Giovani spersi nel limbo di un’apparente confort zone, che non fanno nulla, non cercano nulla, non concludono nulla.
Eppure i ragazzi che sono qui, volontari che lavorano o semplici visitatori, non sono marziani o visionari. Questi soggetti appartenenti a pieno titolo alla cosiddetta Generazione Y testimoniano a tutti, loro coetanei compresi, che è ancora possibile provare interesse per temi importanti come la politica, il lavoro e l’economia e partecipare. Ma testimoniano anche la necessità che qualcuno offra loro testimonianze, luoghi di confronto, ipotesi di lettura della realtà con cui cimentarsi criticamente, sia per abbracciarle sia per rifiutarle con consapevolezza.
Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore, recita il titolo di questa edizione. Per muoversi, per lavorare ci vuole il cuore. Questa nuova generazione di lavoratori ha probabilmente bisogno di ripartire da qui, dal tornare a desiderare cose grandi. Paradossalmente era proprio questo ciò che ai giovani di un tempo si contestava, di desiderare troppo; si diceva loro che prima o poi avrebbero fatto i conti con la vita e che avrebbero tornato a volare basso. Oggi non volano più.
Noi che siamo più avanti anagraficamente dovremmo avvertire anche una responsabilità culturale, abbiamo ridotto il cuore a un muscolo e nel lavoro abbiamo finito per proporre due modelli esistenziali assai poco affascinanti: il lavoro come maledizione necessaria da scongiurare con i Jackpot o il lavoro accanito alla ricerca di un potere, economico e di posizione, che non soddisfa mai perché deve schiacciare l’altro.
Un ragazzo su cinque si sta ribellando come può a una certa logica, favorito anche dalle condizioni sociali e strutturali del nostro paese che non lo aiutano a una mossa personale. Non possiamo permetterci di lasciarli in un limbo. 
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Commenti

Hai, hai hai, sembra che Rossana abbia messo il dito nella piaga! Marco, spero mi permetta un suggerimento anche se non ci conosciamo affatto: lasci perdere il paravento della grammatica, evidente diversivo per fuggire da questioni che la richiamano duramente, e faccia il padre stando di fronte da uomo alle forme con cui la realtà e le nuove generazioni la sollecitano. La cosa che mi colpisce di più nell'esperienza di genitore, è il registrare di tanto in tanto come la famiglia mi cambi, come i figli mi facciano crescere. Si apra, serenamente: è più bello così. Mi scusi se mi sono permesso. Buon lavoro.

e perchè non se ne dovrebbe parlare?

penso che il nostro amico Marco qui presente, nel suo commento, non dimostri altro di rappresentare quella generazione di quelli che "non volano più".

....mi associo anche io a Marco....allergico al meeting e a CL...perchè se ne deve parlare anche sul suo blog???

Anche sui quotidiani cartacei spesso si sono dei refus. Perché nessun lettore scrive per farlo notare? E ad essere pignoli, caro Marco, l'errore è ortografico non grammaticale...Antonella Appiano

Nulla, mi è scappato nella fretta del commento. Seguo spesso JobTalk in quanto addetto ai lavori e il tema mi interessa, come professionista e genitore... Forse è solo l'allergia per il Meeting... mi scusi, davvero. :-)

grazie del consiglio grammaticale,di cui non terrò conto. Ma mi spieghi Lei: perchè è così illividito da usare il termine blaterare con il preciso intento di offendere chi scrive di un tema che evidentemente non le interessa? Caro Marco, che cosa le è capitato di brutto?

Si scrive anziché. Prima di blaterare sulle generazioni, ripassate la grammatica.

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