...ma molto osservate nella loro trasparente numerosità, come capita di solito alle specie rare. La sfida dunque non è rivelarsi o attrarre l'attenzione di media e politica, ma incidere. Insieme possibilmente e mettendo al bando il lagno. Al paradosso italiano più eclatante, forse, è dedicato il libro nuovo di Angela Padrone, giornalista del Messaggero, blogger brillante e seguita di Cambiamondo che appunto di donne e giovani e lavoro parla, e anche nostra amica di blog: quindi segnalarlo è un piacere! Prefazione dell'ormai ubiqua Emma Bonino, ma le dietrologie qui sono fuori posto: è in libreria da novembre!
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Due categorie, giovani e donne, che insieme arrivano al 60% della popolazione italiana, ma con scarso peso nella società e sottorappresentate in Parlamento, dove le donne sono il 18% e l’età media degli uomini supera i 50 anni. Eppure “le donne costituiscono più del 51% dei residenti e il 52% di coloro che hanno diritto al voto, e i giovani tra i 15 e i 29 anni sono circa il 15%”. Giovani fino ai 29 anni, appunto; peccato che nel nostro paese si venga chiamati giovani fino ai 35 e oltre, per poi essere considerati vecchi a 40 anni dal mercato del lavoro. Ed è proprio il mercato del lavoro a rendere outsider gli outsider, estromettendoli o relegandoli ai margini: disoccupati, precari, co.co.pro. senza un pro e senza alcun sostegno una volta scaduto il contratto. Privilegi, questi, esclusivi degli insider. E pensare che se donne e giovani fossero presenti nel mercato del lavoro nella stessa misura degli altri paesi europei, il Pil italiano, si stima, salirebbe dai 10 ai 17 punti percentuali.
Bando alle lamentele, è il messaggio di Angela Padrone, secondo la quale la crisi dovrebbe rendere finalmente chiaro come l’immobilismo all’italiana non sia più praticabile.
“Nel calcio l’Italia l’ha provato tante volte: più difficile la partita, più salta fuori la voglia di farcela ad ogni costo.” Ma per dare un calcio – e sappiamo dove – a questo sistema, occorrerebbe mettere in pratica, da domani, le dieci proposte con le quali l’autrice chiude il saggio, dopo aver spulciato siti e blog alla ricerca di voci degli outsider non mediate da tv e giornali. Si parla di “quote rosa e quote verdi”, di “flessibilità buona”, di “ammortizzatori sociali, formazione e Flexicurity”, di “tasse più basse per le donne”, di “investire sui nuovi politici.” Si parla. Certo, chi scrive non può fare altro che usare le parole, alle quali dovrebbero seguire i fatti, per questo la tentazione di sostituire la “sfida” del titolo con “sfiga” è forte. La sfiga degli outsider consiste nell’essere tali, ovvero donne e giovani, in un paese dove di riforma del mercato del lavoro e ammortizzatori sociali si continua a parlare e basta.
Tre anni fa, però, sui precari Angela Padrone non la pensava allo stesso modo. “Precari e contenti” era il titolo del suo libro precedente, presentato alla LUISS di Roma in un dibattito dove il medesimo Luigi Celli che oggi esorta suo figlio a lasciare l’Italia, sosteneva che “si può essere felici al di là del lavoro”.
L’unico a non aver mutato opinione, rispetto a quell’incontro, è Michel Martone, il quale, nella presentazione di questo libro ripete ciò che disse allora: la riforma previdenziale delineata nel protocollo del 23 luglio 2007 finanziò l’abolizione dello “scalone” con l’aumento dei contributi dei co.co.pro. “che, se saranno fortunati, dovranno lavorare fino a settant’anni per mandare in pensione due anni prima quei lavoratori, gli insider di turno, che non vogliono aspettare di compiere sessant’anni.”
CATEGORIE: Flessibili o precari?/
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Commenti
Ma 21/mag/2010 18:43:30
rosanna santonocito 19/gen/2010 15:19:11
angela padrone 19/gen/2010 14:25:17
luisella 19/gen/2010 14:17:35
doctor eko 15/gen/2010 18:23:14
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