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Diari /In Italia nasciamo pari e cresciamo dispare, ci vuole un comitato!

Paridi04 Lunedì scorso a Roma c'è stata la presentazione del Comitato “Pari o Dispare”, osservatorio nato con lo scopo di monitorare le reali pari opportunità di lavoro e carriera delle donne italiane. Il che non sarebbe una novità sconvolgente se il nuovo organismo non si ponesse anche altri obiettivi e non adottasse altri linguaggi e programmi, ponendosi, così appare, un passo più in là rispetto al solito mantra paritarista. La presidente economista Fiorella Kostoris ha detto una serie di cose interessanti - vi rimando all'intervista online su Job24.it.- alla nostra Antonella Appiano che è andata a sentire. Di persona : non ha mandato il suo Avatar (anche se sarebbe molto trendy ) nè ha copiato e incollato comunicati o articoli altrui, qui siamo un po' all'antica, quando possiamo lo facciamo.... Presidente onoraria di “Pari o Dispare” (bel nome, tra l'altro: si nasce pari e si cresce dispare, dice la Emma..), la vicepresidente del Senato Emma Bonino, candidata  contro Renata Polverini per la guida della Regione Lazio nella guerra  delle Amazzoni come leggo qui,, gli aggettivi si sprecheranno nei due mesi a venire, prepariamoci... 

di Antonella Appiano .- La sala Igea dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana è affollata. I fotografi bersagliano di flash le promotrici, Fiorella Kostoris e Emma Bonino, rispettivamente Presidente e Presidente onoraria del Comitato. Chi arriva tardi si siede per terra. L’atmosfera, nonostante la sede istituzionale, è allegra e informale. Per le relatrici nessun palco ma un semplice tavolo rotondo al centro della sala.
Emma Bonino, dopo anni di battaglie per la posizione della donna, non ha perso energia né senso dell’humour. “In Italia nasciamo pari e cresciamo dispare. Ma non è un destino ineluttabile, possiamo ancora cambiarlo”. Sostiene l’importanza della valorizzazione del merito e del talento, “troppo spesso risorse inutilizzate”. E si sofferma sugli effetti negativi dei modelli femminili proposti dai media,  mortificanti e comunque stereotipati.  Sul piccolo schermo non sono presenti modelli vincenti grazie al merito, alle capacità. Le ragazze consapevoli di sé non si lasciano influenzare, tante invece, interiorizzano le immagini che entrano ogni giorno in casa e che incideranno sulle scelte di vita”.
“ La parità deve essere raggiunta prima di tutto nel campo del lavoro” afferma Fiorella Kostoris.  Ma il tasso di occupazione femminile italiano è il più basso in Europa (siamo in penultima posizione, seguiti solo da Malta). Un tasso quasi 25 punti lontano dal target del 60% che l’agenda di Lisbona si era data per il 2010”.  Che differenza con il titolo trionfante dell’Economist di due settimane fa: ”Ce l’abbiamo fatta. Che cosa succede quando le donne sono oltre metà della forza lavoro”.
Altre note dolenti. L’impiego delle donne avviene spesso nei settori meno “gettonati”, a parità d’incarico sono pagate un quinto in meno degli uomini e raramente riescono a raggiungere le posizioni ai vertici. Sono solo 2 le donne Rettrici di Università, 2 le Direttrici di quotidiano. Nessuna donna fra  Amministratori Delegati o Presidenti di banca.
Per questo, “Pari o dispare”, si propone di applicare il principio “comply or explain”, illustrato da Fiorella Kostoris nell'intervista a Job24.it.. E della “moral suasion”.


Già durante la conferenza stampa, l’Authority del comitato consegna i primi simbolici premi. Euro di cioccolato a Susanna Cenni per la legge innovativa promossa in qualità  di Assessore alla Pari Opportunità della Regione Toscana. Carbone invece agli enti e alle istituzioni che nominano i consiglieri del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Motivazione?   Scelgono solo uomini.
 Molti gli interventi delle "testimonial". Luisa Napolitano, membro del Consiglio Superiore della Magistratura, racconta la sua piccola battaglia “contro i tempi maschili.”Arrivavo puntuale a Roma da Treviso- racconta- per le riunioni dell’Associazione Nazionale Magistrati ma i colleghi romani erano sempre in ritardo. E proponevano anche la pausa pranzo. Il mio aereo ripartiva alle 17. Che fare? Non mi sono arresa e sono riuscita  ad ottenere il tempo continuato”.
Anna Maria Tarantola, vice direttrice generale della Banca d’Italia, parla della scelta di “non copiare lo stile maschile”.  E Linda Sabbadini, direttrice Centrale Istat, ricorda” grazie alla mia educazione per me è sempre stato normale battermi per il  lavoro. Ma non tutte le donne hanno questo privilegio”. Storie diverse  ma doti in comune: talento, costanza nel coltivarlo, determinazione per farlo riconoscere. E una grande volontà di non mollare.
 

Commenti

Cara Argia, una donna ha diritto di occuparsi dei figli a tempo pieno (se lo desidera e se le condizioni economiche lo permettono). Perché no? Molte hanno fatto questa scelta.Ma in caso contrario, lo Stato deve offrirle quei servizi che le consentono di lavorare. In serenità. E con possibilità reali. Se i dati sull'occupazione femminile in Italia (e soprattutto quelli sulle posizioni vertice) sono così disastrosi è anche perché quasi sempre le donne si fanno carico del welfare familiare (non solo i figli, anche anziani e disabili).
Questo è un primo punto. Più asili nido (a Roma, per esempio, la copertura è dell'11% contro l'obiettivo europeo del 30%). Emma Bonino in una recente intervista ha raccontato l'eperienza positiva della Germania con i nidi pubblici di caseggiato. Troppo lontani dalla mentalità della mamma italiana?
La questione della meritocrazia poi è un punto dolente, come purtroppo sappiamo, non solo per le donne. Una cosa è certa. Ci vorrrà tempo e dovranno cambiare le coscienze ma gli obiettivi su cui puntare sono: più aiuto per la mamma-lavoratrice,un mercato del lavoro meritocratico e una rappresentazione mediatica della donna meno riduttiva. Che mostri la pluralità dei ruoli femminili. Ma dovremmo crederci ed impegnarci sul campo. Non solo lamentarci "fra di noi". Che siamo brave lo sappiamo. Lo sanno anche gli uomini. Ma lo riconoscono solo a parole...Antonella Appiano

Ciao Antonella. Compliemtni ancora per le tue inchieste. Quello che succede in televisione è avvilente. La donna è un oggetto, un contorno o è una imitazione dell'uomo. Eppure siamo complete, forti, determinate, preparate. Il mondo è ancora al maschile. Per lunga tradizione, dificile da sradicare. Certamente non è facile conciliare il ruolo di donna femminile, la maternità con la professione e con il lavoro. Non a caso un tempo la donna si occupava della prole e l'uomo del sostentamento. A volte mi domando se non sia questa la cosa più istintiva o naturale. I dubbi mi vengono. Ma so che quando le donne lavorarano sanno farlo e bene. So che se ci fossero più donne in politica, sarebbe il diritto e la legalità a vincere. L'onestà e non la corruzione e gli imbrogli che si leggono su tutti i quotidiani. Non il cieco potere finalizzato solo agli interessi personali e privo di finalità etiche e sociali. Spero che una più equa divisione dei compiti sia imminente. Comunque non per legge ma per volontà e meritocrazia. E so che ce la possiamo fare.

@Roberta. Sì ho letto anche io la notizia e il commento incredulo di Sofia Ventura. Invece (Corriere del Mezzogiorno dioggi, 25 gennaio) la notizia è vera. Francesca Pascale, esclusa dalle Europee, è in corsa, per la regione Campania...Non conosco, onestamente, il curriculum della candidata, a parte la carriera televisiva a "Telecafone" e la "militanza" nel club "Silvio ci manchi".Attualmente è collaboratrice del Ministro Bondi. Capisco e condivido la tua amarezza. Meritocrazia basata su quali criteri? Antonella Appiano

Scusate se torno su un tema già dibattuto. Avevo letto l'intervista di Antonella Appiano a Fiorella Kostoris, il post, i commenti. Mi aveva colpito positivamente la dichiarazione dell'economista "quando vengono assegnati posti apicali, è necessario che siano giustificati da un adeguato curriculum professionale". Finalmente, avevo pensato. Una cosa sensata. Neppure difficile da applicare. Bene in questi giorni mi è capitato sotto mano l'elenco di alcune candidate Pdl alle regionali. Fra queste, per esempio, Francesca Pascale, che nel curriculum vanta una carriera a "Telecafone". Spero, come ha dichiarato la politolga di "FareFuturo" Sofia Ventura, che non sia vero. Perché altrimenti dovremmo anche ridefinire i paramentri professionale qualificanti per ottenere posti di rilievo.Roberta Deangeli

maria teresa ha introdotto un altro ambito in cui i modelli rivelano la loro debolezza, quello maschile e quello delle pari opportunità anche: la scuola, dopo il lavoro i media e la politica. Grazie! Continuiamo a parlane!

E' vero che le ragazze oggi sono assai più avanti di come vengono rappresentate. L'immagine atereotipata e avvilente della donna televisiva di successo, che rientra nel gioco di certo potere maschile, non le seduce per niente, neanche se belle e tanto tanto alte! Sono disincantate e spesso amaramente consapevoli della difficoltà di emergere e contare nel mondo del lavoro dominato dai maschi. Eppure si vede bene, a partire dalla scuola superiore, osservatorio (e laboratorio) privilegiato: sono assai meglio dei ragazzi. Forse ha ragione Rosanna: sarebbe finalmente ora di saltare l'ostacolo parità, di affermare con orgoglio la diversità, tra creatività e rigore, sarebbe ora di proporre alla società come vincente un modello femminile del lavoro.

Settimo porta al dibattito un elemento nuovo quello dell'educazione. Io credo che la famiglia abbia un ruolo fondamentale proprio nell'indirizzare obiettivi, stili di vita, principi morali, ambizioni. Il primo nucleo della società, resta quello. Qundi è vero, i media sono colpevoli ma non dimentichiamo -se abbiamo figli- le nostre responsabilità in qualità di genitori. Antonella Appiano

detto egoisticamente, come precisi tu Cristella, che introduci nel quadro il tema della pensione. E pensa dove si troveranno loro...

certo, "mortificanti" sono i modelli proposti, spesso, dai media; ma mortificante è anche il fatto che questi modelli siano accolti. Il problema è alla base (educazione, stile di vita, obiettivi, determinazione personale) o nel risultato (popolarità, successo -anche economico- facile e senza impegno)? O magari in tutti e due?

@tutti...Sì basta con le pari opportunità.Sono stanca di scriverne.Siamo stanche di sentircelo ripetere senza ottenere risultati. Anche Fiorella Kostoris quando ne abbiamo parlato ha sorriso e mi ha risposto: "Ha ragione. Diciamo pari risultati". E noi, come commenta Rosanna, vorremmo aggiungere, ancora. Pari risultati nella diversità. Troviamolo questo nuovo modello. Siamo diverse dagli uomini, non dobbiamo imitarli per essere giudicate brave. Anche Carmen ha ragione, difficile,temo, modificare l'immaginario femminile riduttivo proposto dai media. La denuncia è importante ma per vincere gli stereotipi è indispensabile un cambiamento profondo della nostra società, degli obiettivi, dei valori. Antonella Appiano

appunto Carmen: le donne sono molto più avanti dell'immagine che viene rappresentata. Non so se è più facile scardinare quella dei media, che è sotto gli occhi di tutti ed è un fenomeno particolarmente italiano nonchè relativamente recente nella sua esaltazione di quelli che io chiamo ultracorpi femmnili(quelli che non si incontrano al supermercato, appunto!). Forse è proprio nel mondo del lavoro che le resistenze sono maggiori, e lo stato delle cose che ci rende "dispare" più radicato

ma se facessimo anche un passo oltre (oltre al diritto sacrosanto al pari riconoscimento, come dici tu Maria Rita, risultato come dice Bonino) e ci domandassimo se un modello diverso da quello maschile di lavorare e organizzarci, l'unico applicato finora, non sia addirittura meglio. Per tutti: uomini,. donne, persone e anche organizzazioni. Si può perlomeno provare. E per cominciare, provare ad analizzarlo. E' un passo oltre il femminismo degli anni 70, perchè le donne oggi sono di più: anche come valore, non solo come numero sul lavoro

Parità nella diversità, questo mi sembra ottimo. Secondo me, non può esserci un unico schema o un unico modello di lavoro, ma rispetto della diversità con una parità di trattamento. Siamo diversi e abbiamo diverse capacità. Non è una giusta e una sbagliata, siamo diversi, possiamo essere complementari, ma importante è che il diverso abbia riconoscimenti uguali.

Emma Bonino ha ragione. Se guardo la tv vedo solo immagini di donne che sono arrivate al potere grazie alle armi della bellezza, della seduzione, della giovinezza. Oppure donne in estasi davanti a un detersivo. Il vado sempre al supermercato ma-giuro-non mi è mai successo. Dimenticavo. C'è anche il prototipo donna-maschio. Che tristezza. Dove sono le donne reali che incontro tutti i giorni (e di cui anche io faccio parte)?. Monitorare? Più fattibile, secondo me, nelle aziende e nelle pubbliche amministrazoni.Per quanto riguarda i media, invece, credo che il discorso sia più complesso.E troppe ragazze preferiscono scegliere comode strade. Carmen Olivieri

ottima osservazione Fabrizio: e se fosse un nuovo modello di lavoro, proposto dalle donne a tutti quanti, uomini e donne, a cambiare le cose? La parità non ci basta più, si diceva per esempio in novembre a milano alla presentazione del manifesto "immagina il lavoro" di sottosopra- libreria delle donne. E ci ha anche un po' stufato, questo puntare alla parità invece che affermare la diversità e da li partire, per dove lo vedremo. Almeno a me personalmente sì..

Sapevo che in Italia la parità donna-uomo era stata raggiunta solo sul piano legale e non su quello "reale".Ma non ero al corrente della grande disparità a livello occupazionale tra noi e gli altri paesi Europei. In pratica,ultimi in Europa.Mi auguro che il comitato "Pari e Dispare"possa migliorare la situazione.Ma sarà davvero possibile senza una precisa volontà politica e un cambiamento della società ? Fabrizio F.

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