Peccato che per garantire la civiltà dell' ambiente di lavoro ci vogliano le policy aziendali e non bastino più le regole di una normale convivenza, scrive il JobCoach Luigi. Dopo la cortesia per legge e il sorriso da regolamento dei dipendenti pubblici secondo i progetti del ministro Brunetta, dagli americani che per cultura sono amanti dei codici etici e delle procedure manualizzate dovevamo aspettarcelo...Aggiungo che il mobbing non esiste per la legge, ma le sentenze che riconoscono questi comportamenti e li condannano si susseguono...
Smettila di essere il bersaglio dei Jerk, parola triviale che è meglio non tradurre. Questo l’invito ai lettori di “Is your boss bully?” su Businessweek.
Le aziende non possono davvero più permettersi dei bulletti che fanno rima con capetti: il costo è altissimo in termini di tempo, soldi e benessere sul luogo del lavoro. Ma si sa non è facile gestirli. Addirittura ci si mette la neuroscienza a studiarli; da un’analisi condotta da Jean Decety presso l’università di Chicago risulterebbe che i bambini aggressivi quando vedono qualcuno soffrire attivano aree cerebrali collegate col piacere, anziché col dispiacere come i bambini non aggressivi. Eppure senza bisogno di risonanza magnetica Freud più di un secolo fa aveva affrontato a pieno titolo la questione del sadismo.
Lo sapevamo già, un capo bullo è un capo sadico, attivato e programmato per far star male la gente, anziché fare squadra. Ma l’articolo di Businessweek cerca di tratteggiare dei suggerimenti su come fronteggiare la situazione, con un accento di sano realismo:
1. Documenta gli atti di bullismo. Si tratta davvero di questo? Un conto sono atti isolati, un conto atti ripetuti nel tempo. Considera poi la cultura del tuo luogo di lavoro: non solo non condanna il bullismo, ma sembra addirittura premiarlo?
2. Valuta le opzioni e fa’ una scelta. Se l’ambiente incentiva il bullismo, quel posto non fa per te.
3. Fermalo sul nascere. Con attenzione. Mai in pubblico, sennò ci sarà un escalation.
4. Fatti sostenere. Un coach, un terapista, un mentore o un amico fidato. E’ importante avere un feedback onesto sulle tue percezioni e reazioni e sapere che non sei solo.
A proposito di cultura aziendale positiva, un esempio ci arriva dagli States, dalle pagine del NewYorkTimes.com : nel Montana tolleranza zero per il gossip e il parlare alle spalle. Tanto da diventare causa di licenziamento se il dipendente persevera dopo il primo richiamo formale del suo capo.
Lì sì che hanno capito che i jerk fanno davvero male. Peccato però servano le policy aziendali e non bastino più le regole di una civica convivenza.
SEGUI JOBTALK E JOB24.IT ANCHE SU TWITTER CON 24JOB
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
doctor eko 03/dic/2009 22:22:42
Scrivi un commento
I commenti per questa nota sono chiusi.