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JobManagement / La crisi si affronta lustrandosi le scarpe: i 46 suggerimenti dal guru Tom Peters, per una volta dettati dal cuore

 Igor ..ma soprattuttto mostrandosi gentili con tutta l'umanità, quella potente e non, quella utile e non: nella lunga lista di precetti del guru (per inciso: a che downsizing di saggezza si sono ridotti i divi del management, con la crisi, altro che Igor di Mel Brooks..) questo  è il preferito del JobCoach Ballerini, e anche il mio, con la dovuta precisazione di Luigi: sarò gentile con chi è gentile o meglio leale, corretto con me ... Sull'umanità utile in tempo di crisi  invece consiglio il bell'articolo sul networking dell'Ft
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di Luigi Ballerini.- Sono ben quarantasei  gli spunti che il guru Tom Peters
ci propone per affrontare il tempo di crisi. Tom lo dichiara nella premessa: da lui ci aspettiamo sempre risposte sagge e composte, questa volta invece ha davvero parlato col cuore, come gli veniva. Off line, concedendosi anche qualche slang fuori etichetta. Ne è venuto fuori un gustoso elenco di suggerimenti buoni per diverse occasioni. Quarantasei sembrano tanti, ma a ben guardare possiamo raggrupparli fra loro in due mega categorie: i consigli strettamente lavorativi e quelli dal tono più personale. Ecco alcuni dei primi:
arriva al lavoro prima, esci dal lavoro dopo, lavora più sodo, puoi anche lavorare meno pagato, smetti di lamentarti, fai di più di tua iniziativa…
La lista potrebbe continuare, ma il tono resta lo stesso. Riassumibile in uno slogan: quando c’è crisi non lamentarti e lavora. Siamo lontani anni luce dagli insegnamenti del cult Frankenstein Junior di Mel Brooks: “Quando la sorte ti è contraria e mancato ti è il successo, smetti di fare castelli in aria e va’ a piangere sul…”. Qui con Tom niente castelli in aria, ma neanche piagnistei. Rimboccarsi le maniche, anzi.
Il secondo gruppo è ancora più interessante:
ti prendi più cura di te stesso, cerchi di dimenticare “i bei vecchi tempi” (la nostalgia è autodistruttiva e annoia gli altri), fai in modo di stare in mezzo ai giovani (è probabile che loro non siano della famiglia “il cielo sta crollando”), eviti il più possibile le persone negative (l’inquinamento uccide)
E poi ecco il vero capolavoro:
tieni pulite le scarpe.
Già, tenere pulite le scarpe per superare la crisi...  O Tom questa volta deve cambiare pusher o è davvero un grande. Tendo per la seconda opzione, escludendo il caso che stiamo parlando di un feticista o di un ossessivo compulsivo. Pulirsi le scarpe in fondo significa avere cura anche di un piccolo dettaglio.

Significa prendere un’iniziativa, insignificante in sé, che tuttavia dice di un’attitudine positiva anche verso gli altri. Se le scarpe sono pulite non si sporca la moquette di chi ci riceve, non ci presentiamo sciatti e soprattutto abbiamo fatto qualcosa per mostrare rispetto verso chi incontriamo.
Su un consiglio però Tom non mi trova d’accordo:
Sei gentile con tutta l’umanità.
Eh no, questo no. Sarò gentile con chi mi tratta bene, non acriticamente. Sarò gentile con chi verrà a un appuntamento con le scarpe pulite, o con tutte le forme di rispetto nei miei confronti che liberamente sceglierà di adottare. Sarò gentile con i colleghi leali, quelli che mostrano di stimare il mio lavoro, che collaborano per una reciproca riuscita. Con gli invidiosi, gli avari, gli yes man, i carrieristi, gli squali non sarò gentile per il solo fatto che non serve. Magari qualche volta ci proverò comunque – come si dice, con la mano sinistra - chissà che non venga voglia anche a loro di esserlo con me.


 

Commenti

Luigi sono assolutamente perplessa su "tieni pulite le scarpe". Mi viene in mente un manierismo piuttosto tipico della società americana anni 50. In quel contesto si pensava che ordine fuori dovesse essere sintomo di ordine dentro. Hai presente quelle casalinghe americane dalla messa in piega "neancheuncapellofuoriposto" il grembuilino bianco immacolato perenne sorriso e profumo di biscotti? Peccato che l'equazione non funzioni esattamente così. Sarà che da sempre io ho preferito Sylvia Plath che proprio una bella fine non ha fatto e tutta la tragedia che c'è dietro la facciata perfetta.

Caro Luigi è vero che il mondo è pieno di squali, invidiosi, carrieristi, yes man e maleducati...La gentilezza costa impegno. In un'epoca di disimpegno, la gente ha smesso di praticarla. Penso anche che agli amici, ai colleghi leali, a chi dimostra di stimarci,come giustamente sottolinei, vada riservato la nostra attenzione vera, empatica,calda. E a gli altri? Non so. In fondo essere gentile è un atto creativo. Spesso spiazza anche gli agressivi.O forse hai ragione tu e in questi tempi barbari non serve piu? Devo riflettere..Antonella Appiano

Per una volta non sono d'accordo con Luigi sulla parte finale. Nonostante il mio pessimo carattere, sono convinta che essere gentili con tutta l'umanità (compresi gli stronzi, se mi si passa il termine) sia la dimostrazione di una grande maturità. Gentilezza non significa sottomissione. Significa, comunque, far capire le proprie ragioni agli altri con garbo e fermezza. Meglio dell'aggressività che porta solo altra aggressività. In fondo è un esempio di grande civiltà che diamo agli altri e chissà che non arrivi anche a quello più "capra". Sono un'illusa?

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