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Titolo: Lebanon, regia di Samuel Maoz
Professione: soldato
Parola chiave: identificazione
Ambientazione: Libano
Genere: drammatico
Trailer:
di Antonella Appiano.- Per 90 minuti sei davvero chiuso in quel carro armato con i giovani soldati Assi, Yigal, Herzel, Shmulik. Provi le stesse sensazioni. Anzi, lo stesso “inferno sensoriale”, come lo ha definito il regista israeliano Samuel Maoz, Leone d’Oro della 66esima Mostra di Venezia con Lebanon. Paura, angoscia, caldo, sete, sudore, claustrofobia. Disorientamento per una guerra che non conoscono. “Chi sono i falangisti?” “Siriani, come? Ma non siamo in Libano?” Queste alcune domande che si fanno i quattro ventenni buttati in prima linea senza aver mai visto “il nemico”.
Giugno 1982, prima guerra del Libano. Un tank, guidato da quattro soldati viene mandato a perlustrare una città già bombardata dall’aviazione israeliana. La missione che il luogotenente Jamil definisce “una passeggiata” dopo poche ore sfugge al controllo del comandante e si trasforma in una trappola. E al calare della notte i soldati si trovano bloccati in un posto sconosciuto, circondati da truppe siriane. Per capire “Lebanon”, però, più della trama è importante “sentire”. Impossibile sottrarsi. Il film girato in soggettiva, mostra ciò che succede fuori dal carro armato attraverso l’oblò del mirino. Così lo spettatore s’identifica in pieno con i soldati, con ciò che vedono e ciò che provano. Lebanon è una vera e propria esposizione della guerra nuda e cruda. Senza sconti. Non c’è spazio per l’eroismo e la retorica. E il motto che appare ogni tanto inciso su una parete ”Il carro armato è ferraglia, l’uomo è d’acciaio” contrapposto alla paura, alle lacrime dei soldati, un bel pugno nello stomaco.
Il film nasce dall’esperienza autobiografica del regista israeliano Samuel Maoz. Nel 1982, a 20 anni, mentre era di leva, era stato mandato a combattere in Libano. L’inferno della guerra e l’orrore gli sono rimasti dentro per 25 anni fino a quando, per liberarsi del trauma, è riuscito a riversarlo in sceneggiatura e poi in pellicola. Un po’ come il processo liberatorio di Ari Folman e il suo “Valzer con Bashir”. Nel film di animazione, infatti, il regista metteva “in scena” la sua strada alla ricerca di un periodo non cancellato dalla memoria ma represso a lungo fino all’esplosione esorcizzante.
In Israele, Lebanon, ha avuto una accoglienza piuttosto fredda E’ piaciuta poco la “fragilità” del soldato che piange e vuole tornare a casa. L’esitazione di Shmulik a sparare. Lui non lo hai mai fatto. Deve decidere in fretta. E’ turbato, non si tratta di colpire un bersaglio ma un essere in carne e ossa …Critiche negative anche dal fronte libanese e palestinese per aver mostrato i soldati israeliani in una debolezza umana che li assolve .
Al di là di ogni contestazione politica, bisogna fare una considerazione. In Israele, il servizio militare è obbligatorio per ragazzi e ragazze, quindi l’esercito israeliano è composto da professionisti e da soldati di leva. Sotto questo punto di vista, il film evidenzia il contrasto tra il duro luogotenente Jamil ,che già sa cos’ è la guerra, e l’inesperienza, lo shock emotivo di Assi, Ygal, Herzel, Shmulik, passati dalle esercitazioni simulate alla realtà impietosa e inaspettata fatta di morte, sangue, distruzione. Forse è anche per questa consapevolezza che in Israele sta crescendo il numero degli obiettori di coscienza? Sono tanti gli Shministim, i diplomandi, che si oppongono al servizio militare anche se il rifiuto di indossare la divisa è condannato per legge e punibile con la detenzione in prigione. Meglio il carcere che il potersi ritrovare lacerati fra istinto di sopravvivenza e coscienza?
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Antonella Appiano 14/nov/2009 19:18:52
Carmen Olivieri 13/nov/2009 15:38:51
Antonella Appiano 10/nov/2009 22:57:38
Simonetta Ioli 10/nov/2009 13:53:27
Antonella Appiano 10/nov/2009 12:06:44
Eleonora Russo 09/nov/2009 17:03:47
Settimo 08/nov/2009 23:27:15
fabrizio ferrando 07/nov/2009 17:43:52
Raffaella Fioroni 07/nov/2009 15:37:37
Andrea Bracci 07/nov/2009 14:07:49
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