E' bella la frase del direttore della Fao Jacques Diouf: "La silenziosa crisi della fame, che colpisce un sesto di tutta l’umanità, mette in serio pericolo la pace e la sicurezza mondiali". Ma non è tutto. Cè una dimensione in più, pericolosa e ingiusta: c'è disparità di genere anche nella fame. Dunque, una parte importante della soluzione alla fame nel mondo è la riduzione della disuguaglianza di genere.
Lo dice chiaramente il Rapporto sull’Indice della Fame Globale 2009, che quest'anno, giunto alla quarta edizione, ha un focus sulla crisi e uno proprio sulle donne. Il documento, zeppo di dati e di storie di iniziative positive nei singoli Paesi come India o Sri Lanka o Kenya, esce in edizione italiana in occasione del Summit Mondiale sull’Alimentazione del 2009 a cura di Link 2007, associazione di coordinamento consortile che raggruppa dieci tra le più importanti Ong italiane, e e che me l'ha mandato.
Grazie alla introduzione di una combinazione di analisi sulle questioni di genere il rapporto evidenzia come, tra i più poveri, le donne, e di conseguenza anche i bambini, patiscano di più la mancanza di una alimentazione adeguata. Il rapporto sottolinea quindi l’importanza di ridurre la disuguaglianza e di dare alle donne dei Paesi in via di sviluppo accesso all’educazione ed alla salute perchè queste sono le condizioni essenziali per la loro emancipazione economica e politica. Quindi per combattere la fame.
E' un circolo virtuoso: l’equazione donne più istruite = migliori opportunità di accesso al cibo vale per ogni Paese che ha bassi indici di denutrizione. Viceversa, avverte il Rapporto, là dove permangono gravi discriminazioni verso le donne e le bambine, l’insicurezza alimentare mina ogni opportunità di crescita economica, sociale ed umana.
La donna, in particolare, quando è madre e capofamiglia, ha un ruolo strategico per ampliare le
disponibilità alimentari per l’interno nucleo famigliare: là dove le donne sono più istruite ed hanno
accesso a servizi sanitari migliori, ne beneficiano tutti i componenti della famiglia, in particolare i
bambini sotto i cinque anni. Un bambino o una bambina che nei primi anni di vita, anche solo
temporaneamente, non disponga dei principi nutrizionali essenziali per la crescita, può portare per il resto della sua vita gravi conseguenze-.
L’Indice Globale della Fame (GHI) mostra come i progressi nella riduzione della fame siano lenti in tutto il mondo. Il GHI 2009 è diminuito di solo un quarto rispetto a quello del 1990.
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Sudest asiatico, Vicino Oriente e Nord Africa e America Latina e Caraibi hanno ridotto
significativamente la denutrizione rispetto al 1990, ma il GHI rimane alto in modo desolante in
Asia meridionale, dove pure si sono registrati dei progressi rispetto al 1990, e in Africa subsahariana,
dove invece i progressi sono stati marginali.
Il rapporto mette a confronto il GHI 2009 con l’Indice della Disparità di Genere 2008, che è costituito da quattro sottoindici: partecipazione economica, istruzione, emancipazione politica e salute e sopravvivenza per evidenziare come alti livelli di denutrizione vanno associati a bassi livelli di alfabetizzazione femminile e di accesso all’istruzione per le donne.
Alti livelli di denutrizione sono anche collegati con le disparità tra uomini e donne in materia di salute e sopravvivenza. Ridurre le disparità tra uomini e donne in settori chiave, soprattutto in ambito di istruzione e salute, è essenziale per diminuire i livelli di denutrizione. Il messaggio del rapporto è: collegare l’emancipazione economica femminile e la lotta contro la fame. Subito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Antonella Appiano 21/nov/2009 22:51:33
maria rita meucci 17/nov/2009 11:21:50
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