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Il lato B / Orari, asili familiari, riforma dei servizi di cura nel piano per l'occupazione femminile che è "alle bozze finali": lo dice Sacconi

Women_jobs La nuova banca dati contro le discriminazioni sul lavoro con l'osservatorio per le Sacconi politiche attive saranno parte integrante del piano per l'occupazione femminile che il Governo ha al varo. Anzi, è alla fase delle "bozze finali".  Parola del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ha detto l'una e l'altra cosa ieri mattina a Roma intervenendo alla presentazione dell'iniziativa lanciata dall'ufficio della Consigliera di parità. Nel pacchetto a doppia firma ministeriale Sacconi-Carfagna a sostegno e rilancio del lavoro delle italiane si parte da orari rimodulati in concertazione, avvio e sostegno di un sistema di asili familiari basato sui voucher, ridisegno dei servizi di cura agli anziani.
Il progetto banca dati-osservatorio delle Consigliere di parità prevede la raccolta in un archivio online della casistica, delle denunce, delle sentenze e degli episodi di conciliazione in materia di discriminazioni (ce n'è  già inserite 80)  insieme alla documentazione delle buone pratiche di accordi, contratti nazionali e di secondo livello e di esperienze aziendali.
"Il monitoraggio del meglio e del peggio" di quel che accade in Italia in tema di lavoro delle donne, per riprendere la sintesi efficace usata ieri proprio da Sacconi, sarà impiegato dal mnistero del Welfare come punto di osservazione e prevenzione dei conflitti e come fonte utile di esperienze riuscite da imitare e replicare, se è il caso, altrove, per difendere e rilanciare l'occupazione delle donne. Le pratiche buone ma rare se non si mettono a sistema e non fanno volume servono a poco, ha commentato il ministro. Innanzitutto perchè non c'è tempo da perdere: la crisi è una ragione in più per mantenere alta l'attenzione sulle "fragili parità" e per "avviare percorsi virtuosi, ha detto il ministro che, evidentemente, quando parla di pari opportunità pensa cose diverse di quando lo si interroga su altre riforme (ammortizzatori sociali, tanto per essere monotoni, statuto dei lavori).  Vero è che le donne sono più esposte a percorsi di lavoro discontinui, come Sacconi non si nasconde, e alla disoccupazione anche di lunga durata, soprattutto quando sono titolari di rapporti di lavoro "non consolidati e di tipo instabile". 
Che cosa c'è allora nel piano in arrivo, formulato di concerto con il ministero delle pari opportunità? Le anticipazioni di ieri riguardano tre punti legati alla conciliazione. Primo: la modulazione dell'orario di lavoro.
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Tema che viene riproposto con il coinvolgimento delle parti sociali (quali e quante? Ci sarà anche la Cgil?) per individuare "forme di conciliazione tra ragioni dell'impresa e ragioni dei lavoratori" in un momento in cui la crisi diventa "una ragione di più per l'adattabilità reciproca"e per ripensare "orari standard costruiti sulla produzione seriale" e applicati anche dove la serialità non c'è più da un pezzo. Colpa delle rigidità ideologiche, commentail ministro. Certo è che in materia di orari di lavoro, flessibilità, propensione alla sperimentazione, le medaglie di rigidità e/o disinteresse sostanziale sono ben equamente distribuite, negli anni passati,  sia sul lato delle rappresentanze dei lavoratori che su quello delle aziende. Quando Sacconi parlava delle "buone pratiche rare" mi sono venuti in mente proprio i cinque o sei casi modello perlopiù risalenti agli anni 90 che vengono regolarmente citati, sempre gli stessi e non altri, quando si parla di "flessibilità amica" o "flessibilità buona". Quella gradita alle donne lavoratrici per prime. E alle aziende per seconde non appena si  accorgono, cioè, che l'elasticità d'orario ben gestita va anche a vantaggio della produttività e del clima, e che non costa (quest'ultima cosa l'ha detta Sacconi...)
Secondo punto: l'anticipazione ministeriale promette "una crescita esponenziale dei servizi di cura all'infanzia" che prevede nidi familiari e soluzioni sulla scia delle tagesmutter merkeliane "con un volano finanziario di partenza e i voucher come modalità semplice di remunerazione che possa semplificare la diffusione  e la legalizzazione di questo tipo di lavoro in funzione dei servizi di cura". I ministri Welfare e P.O qui pensano a un coinvolgimento del mondo della cooperazione (già dichiaratosi disponibile con larga adesione bipartisan,comunica Sacconi ) per organizzare questo servizio e queste figure di lavoratrici (almeno quelle che non vogliono restare idipendenti)  in cooperative di prestazione lavoro e come punto di intermediazione con le/gli utenti donne e famiglie  per l'erogazione dei servizi e la gestione dei voucher
Terzo punto: la riorganizzazione dei servizi di cura dei non autosufficienti collegati alla riorganizzazione dei servizi sociosanitari e assistenziali soprattutto nel Centro Sud. E qui il ministro non ha fornito dettagli: il trasloco della parte Salute dal portafoglio del Welfare è in corso di attuazione. Sacconi ha parlato e parecchio invece di lavoro e non lavoro ieri davanti alle Consigliere di parità, di prospettive della crisi, prospettive per i giovani, posti e impieghi che restano vuoti, ribadendo la sua nota posizione: meglio un lavoro sottodimensionato alle competenze e alel aspettative che niente lavoro. Ma per questo c' è bisogno di un altro post. In arrivo...

Commenti

Anch'io voglio crederci e mi aspetto un cambiamento radicale delle procedure per il finanziamento dei progetti di flessibilità oraria e di altre misure di conciliazione vita-lavoro che le aziende possono presentare sull’art. 9 della legge n. 53 del 2000.
E' vero, le buone prassi sono rare ma non per colpa delle rigidità ideologiche, che pure ci sono state: per scarsa informazione verso le aziende e, soprattutto, per i tempi lunghissimi di approvazione ed erogazione che hanno indotto tante aziende a rinunciare, lasciando fondi inutilizzati.
Confido davvero che il nuovo piano tenga conto delle esigenze delle aziende e delle persone a cui le misure sono destinate e non si faccia scudo delle resistenze ideologiche.
Ls crisi non giustifica più provvedimenti buoni sulla carta ma poco applicabili perché non dotati della strumentazione adeguata.
Il cambiamento può essere spinto, ma come si fa.... se poi si svuota la task force del Ministero, proprio quando aveva cominciato a funzionare?
Così si continua a rimandare alla rigidità degli orari della manifattura e di una ideologia pressoché scomparsa.
Ma forse l'aria è davvero cambiata.. Stiamo a vedere.

...sulla fragile parità sono d'accordo. E il piano di riforma mi sembra buono.Verrà attuato davvero? Voglio crederci con l'"ottimismo della volontà"...Antonella Appiano

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