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Capitalisti individuali? Taglio dell’acconto Irpef: per le partite Iva risparmio tra i mille e i 2.275 euro sotto l'albero di Natale

Il popolo delle partite Iva è alla ribalta come non mai in questo scorcio finale di 2009. E anche la Cgia di Mestre, che ha molto a cuore la loro causa in quanto la variegata galassia comprende sia associati che consumatori clienti-utenti degli stessi, con il suo attrezzatissimo centro studi economici si sta esercitando sulla simulazione degli effetti che i tagli delle imposte avrebbero sul potere d'acquisto di questo non piccolo e molto moderno mondo di lavoratori autonomi. 
Con l'elaborazione di oggi gli artigiani economisti veneti calcolano, per esempio, che il taglio dell’acconto Irpef  approvato ieri dal Governo darà luogo a dei risparmi  oscillanti tra i 1.000 e i 2.275 euro. Tre i redditi tipo di altrettanti titolari di partite Iva presi in considerazione:  30.000 euro lordi annui, 40.000 ei 50.000 euro lordi, che alla luce della riduzione di 20 punti percentuali del versamento delle rate di acconto Irpef, risparmieranno rispettivamente 1.066 €, 1.629 € e 2.275
Attenzione che di sospensione si tratta, non di abolizione dell'imposta, come fa opportunamente notare il presidente della Cgia Giuseppe Bortolussi, ma il risparmio "consentire a molte persone di avere a disposizione maggiore liquidità può influire moltissimo nella tenuta dei prossimi consumi natalizi.” Vedo più probabile dati i tempi, che i capitalisti individuali useranno questo risparmio per pagare bollette e rate di mutuo piuttosto che per fare i regali.
Comunque, al vulcanico  e creativo (ma in economia e finanza assai pragmatico..) Bortolussi il ruolo di Babbo Natale dei microimprenditori piace proprio: la settimana scorsa gli artigiani avevano lanciato infatti una proposta dirompente per l'Ivasfera. Via l’Irap - l'imposta regionale sulle attività produttive a cui sono soggette tutte le attività imprenditoriali, dalla grande industria all'idraulico al traduttore al maestro di yoga - alle partite Iva senza un’autonoma organizzazione. Si parla di 2.500.000 imprenditori-persone fisiche, tanti sono i titolari di partita Iva ma privi di dipendenti.
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Ci sono state  quattro sentenze della Corte di Cassazione che nel 2009  hanno dato ragione a tre agenti di commercio e a un promotore finanziario) che ritenevano di non dover essere soggetti all’Irap proprio per la mancanza di un’attività autonomamente organizzata, ricorda la Cgia. Il costo dell'abolizione si aggirerebbe attorno a  1,7 mld di euro. Oltre al puntello economico per coloro il cui reddito, (non sempre per libera scelta  tra l'altro, ma questo è un altro post..) dipende dal lavoro in proprio e che è sostanzialemente il capo di se stesso, il taglio eliminerebbe poi una discriminazione effettivamente incomprensibile tra piccoli autonomi-piccoli contribuenti, che non sono tutti ugiualo davanti all'Irap.
Non paga l'imposta un ragioniere dotato di auto, cellulare e valigetta 24 ore, la pagano invece artisti e medici , la sarta che lavora in casa con la macchina da cucire (l'esempio di Cgia è solo apparentemente deamicisiano: c'è un gran ritorno delle sartine con la crisi e la mobilità femminile senza ritorno..) o l'imbianchino minimalista che ha un secchio e un pennello come soli "beni strumentali". Perchè mai?

Commenti

Cara anna grazie! ma non credo proprio che la causa dei fraintendimente sia stato il tuo intervento, l'acredine poco costruttiva era tutta originale...:-) il fatto che io sua aggiornata sulle vostre iniziative vul dire in realtà tenere aggiornati i molti lettori del blog che sono interessati a queste tematiche e i molti altri che linkano i post di JobTalk in Rete

cara Rosanna,
mi dispiace essere stata causa di un fraintendimento. La mia puntualizzazione non era nei confronti dell'articolo, ma in generale del provvedimento e infatti l'ho postata anche in altri blog.
E' vero che jobtalk ha semper dato spazio a Acta e sono grata a te per questo. E' anche vero che siamo discontinui nel fornire aggiornamenti, non intenzionalmente, ma perchè non abbiamo sufficienti energie e risorse per presidiare i rapporti con la stampa, anche con quella più amica.
Cercheremo di migliorare in futuro
Intanto ti informo che per domani abbiamo organizzato un'azione dimostrativa a Milano e Roma. Non appena sarà pronto il comunicato stampa te lo farò avere (lo so che siamo in ritardo, ma davvero è molto difficile conciliare lavoro, famiglia e associazione!)

Gentile Rosanna,
non se la prenda!
Ci sono tanti interventi e questo penso possa farle solo piacere. Perché ci accusa di usare linguaggi settari e violenti (addirittura!)? siamo stranite, è diverso.

Sa cosa succede? Per tornare all'ironia: l'orso panda ha iniziato a parlare e a dire come gli va la vita.
Mi spiego: tutte le definizioni che ci vengono affibbiate da "il popolo delle partite IVA" a microimpresa e/o capitalista individuale, sono definizioni date da chi non vive la nostra condizione. C'è pure chi ci chiama precarie o atipiche, si figuri...

Ci accusa di non essere aperte ai giornalisti, di offrire poche e nulle informazioni. Sicuramente ha ragione, ma non perché siamo gruppettare (dai che almeno questa di definizione ce la possiamo risparmiare).
Il punto è che almeno nel nostro settore la situazione è esplosa (leggi globalizzazione) negli ultimi dieci-quindici anni e le stesse Associazioni professionali nazionali(nel nostro caso AITI) fanno fatica ad adattarsi al nuovo scenario.

Allora: intanto grazie dello spazio che ci sta dando. Poi visto che qui nessuna è gruppettara: viva la discussione e il confronto.
Un blog, il web 2.0 sono potenti proprio perché più liberi della carta stampata, costituiscono un gioco nuovo, nei modi e nei contenuti.
In ultimo, parlo a titolo personale, a me piace molto di più la definizione "lavoratrice autonoma di seconda generazione" di Sergio Bologna, che è un po' più vicina alla realtà.

Elena Doria

Cara Rosanna,
se le è parso che il mio intervento fosse livoroso me ne dispiace, perché non era mia intenzione :)
Sul settarismo ritengo che ognuno parli di quel che conosce bene, e difficilmente potrebbe accadere diversamente. Ho amici fotografi e lavoratori del web (informatici ad es.) che ho cercato di coinvolgere, senza riuscirci, forse perché passando direttamente tutto a fatturare al commercialista magari non si interessano di quanto accada 'dietro le quinte' delle loro tasse, e me ne dispiace perché ci vorrebbe maggior consapevolezza e unione da parte di tutti. Non so e non conosco loro eventuali associazioni, quindi se non agiscono loro, come potremmo farlo noi non saprei...
Sono lieta che conosca le associazioni che ho citato: purtroppo so anche, almeno per ACTA, che essendo per la maggior parte dei volontari si fa quel che si può e non si può arrivare dappertutto con sistematicità. Io sono ottimista per il futuro (altrimenti non si arriverà mai da nessuna parte...)
Cordiali saluti,
Alessandra

Da un seminario di studio dove mi trovo,tra l'altro in ferie e piuttosto lontano, leggo questa ondata di prese di posizioni che dimostra se non altro che il post ha suscitato parecchio interesse, e quindi rispondo. Propaganda?? Non vedo per conto di chi e per che cosa dovrei farne, da un blog del Sole 24 Ore...Conosco molto bene le associazioni di cui Alessandra Torriani parla, le conosco da lungo tempo e conosco i loro fondatori. Tanto è vero che, come ho già detto (ma probabilmente prese dalla vis polemica quel che è scritto nero su bianco passa in seconda linea rispetto a quel che si vuol dire..) questo blog e il canale Job24.it è stato tra i primi e tra i pochi, mi duole dire, canali informativi a occuparsene, e più di una volta, vi invito a fare uan breve ricerca su Google o diretamente sul sito di Acta....Quel che mi riesce difficile capire è come mai dalle associazioni, che dovrebbera avere anche lo scopom di informare, fuoriesca una informazione così carente e discontinua e sciatta ai giornalisti, soprattutto a quelli che mostrano interesse e lo dimostrano. Altra cosa che mi duole constatare è che la diagnosi di gruppettarismo che ho azzardato non è sbagliata: nel livore di scrive e nella voglia di attaccare a priori chiunque osi avventurarsi sul vostro terreno riconosco modi e linguaggi settari e violenti che pensavo appartenessero a un passato lontano e non rimpianto da nessuno oggi, mi pare, oltre a una certa tendenza alla semplificazione e al fare mucchio indistinto di tutto: grandi sindacati, giornali, giornalisti, lavoratori dipendenti, politici,....
Quanto alle definizioni ormai mi sono rassegnata: l'ironia e il traslato sono sconosciuti a una larga fetta della popolazione di Internet e una fascia altrettanto larga ha l'abitudine di guardare il dito che indica la luna e si incaponisce sulle parole. Rispondo che la definizione di capitalisti individuali non è mia ma è del sociologo Aldo Bonomi che l'ha scritta in libri e articoli di giornale, immagino senza essere letto e quindi, poi, attaccato. Vi prego di non prendervela con lui adesso perchè è bravo e simpatico oltrechè, mi risulta, molto vicino alle vostre associazioni. Mi domando, e spero di no, se anche il Corsera e il mio ex amatissimo direttore Fdb che ha pure i torto di portare alal ribalta la questione delle partite Iva riceva analoghi messaggi. Quel che è certo, è che su Internet questi testivengono pubblicati e diffusi, e così come sono, mentre sui giornali no...

Gentile Rosanna,

non so lei da dove abbia tratto la definizione di "capitalisti individuali", ma le garantisco che un libero professionista, senza personale dipendente, come un traduttore ad esempio (faccio questo esempio perché lo conosco bene, essendo traduttrice anche io), non può essere definito "capitalista". Le inserisco una definizione di capitalismo tratta da Wikipedia:
Una combinazione di pratiche economiche, [...] che coinvolge in particolar modo il diritto da parte di individui e gruppi di individui che agiscono come "persone giuridiche" (o società) di comprare e vendere beni capitali (compresi la terra e il lavoro; vedi anche fattori della produzione) in un libero mercato.
I traduttori, che lei cita nel suo articolo, non comprano e vendono beni capitali, compresi terra e lavoro, non impiegano manodopera, ma usano le proprie capacità intellettuali, unite a qualche dispositivo come computer e simili, per fornire un servizio. Anche se riuscissimo a mettere insieme un piccolo capitale, lavorando duramente tutto l'anno, le garantisco che esso viene sistematicamente fatto sparire da tutte le tasse che dobbiamo pagare. Almeno è quello che è sempre successo a me, fino a quando sono stata in Italia.
Tutta la mia solidarietà agli iscritti alla gestione separata.

Gentile sig.ra Santonocito, io da traduttrice non mi sento né capitalista, né microimpresa, non ho capitali né li ho avuti in partenza. L'unico capitale che ho sono le mie conoscenze, che mi permettono di lavorare.
Condivido tutto quanto scritto dai colleghi prima di me. E se lei finora non ha sentito nulla dalle associazioni di categoria è ora che, adesso, dia un'occhiata al sito di ACTA: www.actainrete.org :-)
L'associazione dei traduttori (a cui, btw, non appartengo, e come me molti altri traduttori-personalmente proprio perché fino a poco tempo fa in tema legislativo da loro non vedevo molte proposte concrete) è entrata l'anno scorso in COLAP e nella Rete delle associazioni, cui appartiene anche ACTA, quindi bastava far capo a loro per capire qualcosa di lavoratori autonomi :-) Poi ovvio, sono piccole associazioni, non si può pretendere che abbiano lo stesso peso e le stesse capacità organizzative dei grandi sindacati :-)
(Non creda che io non ingoi rospi dopo rospi, a sentir parlare sempre solo di "salari e pensioni, pensioni e salari" come se esistesse solo il lavoro dipendente e parasubordinato.)
Cordialità,
Alessandra

Lei, signora Santonocito, è evidente che ha le idee un po' confuse. Lungi da me il voler fomentare un'inutile polemica, ci tengo però a sottolineare che prima di scrivere articoli di propaganda in seguito a misure annunciate per propaganda, farebbe bene a informarsi sulla reale situazione di gran parte della categoria di cui scrive.
Invece di pretendere di ricevere, cito testualmente, "informazioni sulle iniziative, sui temi dibattuti, proposte di post" o di ricevere "inviti ai convegni, anche quelli dietro l'angolo", sarebbe forse il caso che Lei si attivi su un problema che in queste pagine è stato sollevato, facendo quella ricerca che invece noi ci aspettiamo da un giornalista o professionista che si definisce tale.

io di regali sotto l'albero non ne vedo proprio. Quello che so è che quasi il 50% di quello che guadagno se ne va via in tasse e in contributi inps: il 20% regalati allo stato, il 25,7% in contributi inps per una ipotetica futura pensione. Faccio la traduttrice e non è il caso ripetere tutte le difficoltà già menzionate dalle colleghe. La mia domanda è questa: in italia, chi vuole fare qualcosa di buono, usare le sue conoscenze e intraprendere un'attività viene agevolato oppure gli tarpano le ali e cercano di dissuaderlo in ogni modo per renderlo un dipendente normale?

Vorrei sottolineare che non sono un capitalista. Sono un padre di famiglia che cerca di guadagnarsi onestamente da vivere scegliendo la libera professione invece che essere un dipendente, detto con grande rispetto. Chiedo quindi rispetto e termini adeguati.
Mi sembra più appropriato il termine "microimprenditore", ma proprio micro, tanto micro che come i micro-bi ormai basta un semplice gesto e un pò di cif per farli sparire.

@Paola scriverei molto più spesso delle partite iva (ho anche creato una categoria apposita quando ho aperto il blog "capitalisti individuali", due anni e piu fa quando nessuno o quasi ancora ne parlava). Peccato che, a differenza di altre popolazioni del mondo del lavoro, dalle vostre organizzazioni, non mi arrivino informazioni sulle iniziative, sui temi dibattuti, proposte di post ecc, nè inviti ai convegni, anche quelli dietro l'angolo. Non so come mai. Perchè il Corriere è il Corriere (come Sanremo è Sanremo..), ho capito,però nemmeno i blog fanno schifo, soprattutto quelli molto seguiti, anche dal Palazzo. L'impressione che ho è che magari involntariamente siate contagiati dalla vera influenza di stagione, che non è la A, ma la sindrome da catacomba, una volta si diceva "gruppettara" e il morbo rancoroso, per cui si scrive solo per criticare e fa vedere l'erudizione, mai per proporre..scusa ma avevo un rospetto che mi andava su e giù da un po'...

Sono d'accordo anch'io con i due interventi precedenti: nessun regalo sotto l'albero per i professionisti della gestione separata, ma anzi lo spauracchio di nuovi aumenti dei contributi INPS! Si dovrebbe dare maggiore voce e spazio ai professionisti senza cassa, qui come in altre sedi, perché nel complesso contano per il 13% del PIL, perché non godono di ammortizzatori sociali, perché non hanno previdenza sociale, non hanno indennità di malattia, nè congedo completo e garantito per la maternità, ecc. ecc. ecc.Insomma è una categoria degna di tutta l'attenzione e invece viene troppo spesso sfruttata solo per rimpinguare le casse dello Stato ogni qualvolta se ne verifica il bisogno... Eppure compiliamo anche noi trimestralmente l'F24...! Condividiamo gli oneri con gli altri professionisti (ordinistici) e gli svantaggi con gli altri soggetti della gestione separata.

Invece di praticare il "togli e metti" stagionale, sarebbe invece il caso che lo Stato controlli chi non versa affatto.

Suggerisco di dare uno sguardo a questo speciale del TG1 del 22-11-09. Per capirne il senso, è sufficiente saper fare i conti della massaia.

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1374a610-768f-4297-87b2-0671ec90a840.html

Nella Gestione separata INPS rientrano anche le traduttrici e traduttori e le/gli interpreti.

Sul sito e blog www-the-checklist.org abbiamo organizzato alcuni giorni fa un piccolo sondaggio tra colleghe. Un sondaggio sicuramente inadeguato a restituire un quadro completo della situazione attuale della nostra professione.
Ma che indica chiaramente le condizioni gravissime in cui versa.
Quasi tutte le colleghe (siamo prevalentemente donne) fino a due anni fa, potevano vivere del loro lavoro, ora no. Le tariffe hanno registrato un calo pesante e la quantità stessa di lavoro si è dimezzata.

Ora, mi chiedo, con questo scenario, come è possibile pensare ad un aumento dei contributi INPS per gli e le iscritte alla Gestione Separata? Ci vogliono morte?
E soprattutto a cosa serve?

Cordiali saluti

Elena Doria

diversamente da quanto riportato dai giornali, la
riduzione dell'anticipo Irpef non interessa tutti i professionisti. In particolare non arreca alcun vantaggio a noi professionisti che operiamo con le imprese o la PA e rientriamo nella gestione separata.
Infatti, contestualmente al pagamento ci viene sempre trattenuta la ritenuta d’acconto, applicata sul fatturato al lordo degli ingenti costi previdenziali. Con tale ritenuta anticipiamo tutta l’irpef dovuta. Non paghiamo alcun acconto irpef né a giugno né a novembre.

Nella home page del nostro sito www.actainrete.org abbiamo riportato uno schema, preparato da un nostro socio sulla base del proprio reddito. Esso dimostra che con un fatturato di 60.000 euro l’anno e costi deducibili di 5.360 euro, oltre a
contributi previdenziali di oltre 14.000 euro, c'è un residuo di credito irpef di 170 euro.
Chi, sempre considerando gli iscritti alla gestione separata, ha un reddito più alto e una più bassa incidenza dei costi può invece dover pagare anticipi irpef, ma non si tratta, a meno di redditi molto alti, di importi rilevanti.

Il vero problema di cassa ce lo pone l’inps, in quanto dobbiamo anticipare ogni anno l'80% dell'inps versata l'anno precedente (e non è poco specie se abbiamo guadagnato meno dell'anno prima), ma si sono ben guardati dal toccarlo.

Nessun regalo sotto l'albero. Al contrario con il nuovo anno arriverà un ulteriore aumento dei contributi Inps che dal 25,72% aumenteranno al 26,72%!

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