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Il lato B / Di che cosa parliamo quando parliamo di posto fisso?

Di che cosa pariamo quando parliamo di posto fisso?  Parliamo di impieghi polverizzati da un giorno all'altro dalla crisi, questa o la prossima, o fulminati ,a volte persino a ciel sereno, da una fusione&acquisizione. Tanto c'è la cassa integrazione, per chi ce l'ha e finchè ci sono fondi per riempire la cassa. Parliamo di altri posti che non si creeranno, nè fissi nè mobili, per un anno almeno e c'è chi dice due. Oppure parliamo di tutele e di ammortizzatori sociali nuovi estesi a chi non ne gode, e ai nuovi lavori? Ma di questa riforma è il ministro Sacconi che non ne vuol sentir parlare. Di che cosa parliamo quando parliamo di legge 30? Parliamo di un discorso rimasto a metà, che procede a strattoni e che punta sempre più lontano dalle intenzioni del professor Marco Biagi, che voleva regolare l'esistente e si preoccupava del futuro, che è esattamente il contrario che seminare l'incertezza. Chi ha mai detto posto fisso mai? Eppure c'è una generazione di giovani che è cresciuta nella convinzione che il posto fisso davvero non c'è da nessuna parte e non ci sarà in nessun caso, e se c'è non è per loro, perchè quello che hanno visto finora è una flessibilità cattiva, il blob che quando ti afferra ti intrappola, perchè la flessibilità buona sono le imprese per prime a non averla capita e considerata. E che vive incagliata, questa generazione no exit, anche negli slogan e nei cul de sac logici: "Sono giovane ergo precario" ,"Faccio il collezionista di stage", e da qui, con la testa, è ancor più difficile uscire. Come risposta hanno avuto un altro slogan. Non fa un grinza. Ha ragione Dario Di Vico oggi sul Corriere: ne avremmo fatto volentieri a meno. Quando parliamo di lavoro vogliamo parlarne davvero?

Commenti

Contratti di lavoro flessibili funzionano solo all'interno di un mercato del lavoro flessibile. Purtroppo stage, tirocini e lavori a progetto si stanno rivelando forme di abuso, nei quali i principi che regolano il rapporto di lavoro vengono disattesi.
Si tratta di un problema sociale che ha ormai assunto proporzioni colossali, ma che politici, sindacati e aziende continuano a non affrontare.

Sì, Rosanna, parliamone davvero di queste cose. Ma sul serio. Diciamo il buono e il cattivo della flessibilità..ma soprattutto vogliamo far capire l'aspetto positivo della flessibilità? Una flessibilità che NESSUNO ha mai pensato a vita, neanche le Agenzie per il lavoro (con tutto il male che se ne dice) pensano che i loro lavoratori debbano rimanere "interinali" a vita. Ma neanche le aziende, che sempre più chiedono personale su cui investire, hanno bisogno di figure precarie. Perchè non la smettiamo con gli slogan "flessibilità=precarietà" "Posto fisso per la vita", etc..? Non se ne può più!

Volevo ricordare che, per quanto ormai siamo tutti giovani, a 35 anni si smette di essere "giovani adulti" e si diventa "adulti". Lo ha stabilito la sociologia. Dunque c'è già una generazione di adulti precaria, composta dai pionieri del co co co che hanno cominciato a lavorare nei primi anni Novanta e che non hanno mai conosciuto nessun'altra forma contrattuale se non quella della precarietà cattiva. Per questa generazione niente di nuovo sotto il cielo, la crisi c'è sempre stata.

arnald basta con gli slogan

D'accordo con Rosanna e Dario Di Vico (Corriere) "ne avremmo fatto volentieri a meno". Basta slogan e dichiarazioni ad effetto sul tema lavoro. Dietrofront e inno al "posto fisso"? Allora proposte concrete, please. Fatti. Personalmente sono favorevole alla flessibilità regolata e tutelata (che non significa affatto favorire il precariato). Una flessibilità tutelata è in grado di assicurare garanzie ma anche stimoli e opportunità. Non dimentichiamo che, in Italia, la cultura del posto fisso ha creato danni enormi in molti settori, favorendo nepostismi, clientele e lavoro in nero. Antonella Appiano

L'italianità è la morte del lavoro. Scusate se insisto sul tema in questo modo. Da noi i diritti diventano abusi dei lavoratori nei confronti dello Stato (se l'impiego è pubblico) e il precariato diventa abuso dello stato e delle imprese sui lavoratori. Non c'è mercato del lavoro sano se per primi non cambiano noi. - Arnald

chiede piccolo socrate quando lui e gòli altri "piccoli" 20 30enni diventeranno grandi: quando lo stage smetteranno di farlo perchè l'ultima esperienza formativa (a cui i l tirocinio deve essere correlato come dice chiaramente la legge) è lontana nel tempo; quando il contratto di inserimento servirà a inserirli, quando il cocopro non sarà un espediente per mascherare un rapporto di lavoro continuativo...e l'ambizione alla carriera mi sembra sana e legittima.vogliamo parlare di queste cose tutti i giorni anzicchè fare dichiarazioni d'amore al posto fisso una tantum? grazie!

Stage, stage, stage, co.co.pro, contratto d'inserimento (e già sei fortunato)...

Come saremo noi giovani tra 30 anni?
Quando avremo 50 anni come porteremo avanti una famiglia?
Il posto fisso, prima o poi, deve arrivare: anche perchè come si fa carriera se ogni 6 mesi si cambia azienda?

A 40 anni, come camperemo senza le pensioni dei genitori che ci aiutano ad arrivare alla fine del mese?

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