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17/07/09

Dr Job / Precari d'estate: la Corte Costituzionale si pronuncia sul contratto a termine

E' un'altra estate, e adesso arriva la pronuncia  della Corte Costituzionale che mette fine alla vicenda delle norme-antiprecari che ci ha tenuto svegli e vigili tutto luglio e agosto l'anno scorso...L'Avv Beretta ci spiega tutto

Dr Job è a cura di Anna Marino
a cura di Stefano Beretta e Marina Olgiati – Trifirò & Partners.- Nei nostri precedenti interventi su JobTalk abbiamo informato che, con la Legge 6 agosto 2008 n. 133, si era giunti all’approvazione di una norma – l’art. 4bis, introdotto nel D.Lgs. n. 368/2001 - che negava la possibilità di riammissione in servizio dei lavoratori assunti a termine e che prevedeva un’indennità risarcitoria a favore dei precari che, al momento della entrata in vigore della legge stessa (22 agosto 2008), avessero in corso un giudizio di impugnazione di un contratto a termine.
Abbiamo, altresì, comunicato che erano state sollevate questioni di illegittimità costituzionale della norma da parte di molti giudici e che si era in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
La Corte si è pronunciata con la sentenza del 14 luglio 2009 n. 214, con la quale ha cancellato l’art. 4bis menzionato, riportando così sullo stesso piano tutti i precari.
La Consulta ha, infatti, giudicato che l’art. 4bis è in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, perché introduce una irragionevole discriminazione tra situazioni di fatto identiche: invero, contratti di lavoro a tempo determinato stipulati nello stesso periodo, per la stessa durata, per le medesime ragioni e affetti dagli stessi vizi vengono disciplinati diversamente per il solo fatto che, al momento dell’entrata in vigore della Legge n. 133/2008, erano già stati impugnati giudizialmente oppure no. Infatti, nel primo caso, si sarebbe dovuta applicare la disciplina, meno favorevole per i precari, della corresponsione di una modesta indennità economica e, nel secondo caso, la disciplina della conversione del rapporto a termine in rapporto a tempo indeterminato e del risarcimento del danno.
La pronuncia avrà certamente importanti ripercussioni sui giudizi in corso, poichè, in conseguenza di essa, la norma citata deve ritenersi come mai emanata. 

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Commenti

Hai ragione Arnald. Non ho una percezione ottimista del futuro quando ci si accorge che un po' per volta cancellano le conquiste dei lavoratori. Sono particolarmente depresso e pessimista sulla mia personale posizione.Dopo parecchi anni di lavoro autonomo,mi ritrovo a 51 anni (da 5 con inv.civ.100%) a lavorare per una multinazionale mondiale farmaceutica,dal 11/2006 con contratti a termine,tutti perfettamente impugnabili per la trasformazione in un contratto a tempo indeterminato.Una RSU aziendale che,a mio personale avviso,non tutela i lavoratori svantaggiati.Una azienda che punta sulla strategia dell'incentivo al prepensionamento e alla mobilità del personale fisso.A lasciare a casa personale in permesso retribuito fino a fine 2009.Sostituendo il personale con lavoratori a tempo determinato.Paventando l'ingresso di nuove imprese esterne.
Il tutto nel solito clima di piombo fuso che ti fa capire che in azienda per te non c'è posto in altro modo.
Ti cercherò ancora Arnald, magari alla tua email personale
Grazie per lo sfogo.
Fabrizio

Mah, viviamo in un mondo del lavoro in cui le cose dovute appaiono straordinarie. L'allarme sociale è proprio in questa logica. Tu, Fabrizio, che percezione hai del futuro? Perché il problema non è avere a tutti i costi il contratto a tempo indeterminato, ma non avere quello che si porta dietro: una serie di diritti che hanno fatto dei precari una razza inferiore di lavoratori. Diceva bene, a questo punto, Michel Martone: la riforma del lavoro andava fatta per tutti. Invece, restare attaccati alle logiche di un sistema che non può sopravvivere con questi canoni e queste spese, ha messo sulla gogna solo una parte di lavoratori. - Arnald

Dimostrazione di buon senso!
Ma per quanto riguarda il reintegro in azienda quale futuro???

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bio Rosanna Santonocito

  • Rosanna Santonocito Rosanna Santonocito
    Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Prendiamo in prestito (e lo distorciamo) il titolo di un bel libro di Raymond Carver. Lì i racconti parlavano d’amore. E il lavoro, proprio come l'amore, che ci sia o no, é un argomento che interessa tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire.
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