Diari / Che cosa coltivare a 18 anni (...per trovarsi bene dopo)
Il diarista ingegnere imprenditore Ascanio riferisce di una serata di formazione informale tenuta da un consulente di quelli noti davanti a un pubblico, immagino, di 30-40enni, visto che la sede era Assolombarda. Grazie ad Ascanio per averci "girato" questa roadmap, letta però come guida per i più giovani. Di lui, che queste tappe le ha percorse più o meno tutte quante (o sbaglio?) e quindi parla da fratello più grande, ci fidiamo anche più che del guru...
di Ascanio Orlandini.- Settimane fa ho partecipato ad una piacevole iniziativa del Gruppo Giovani di Assolombarda, a Milano, denominata “Cenacolo d’impresa”. Iniziativa che prevede l’invito a cena di persone interessanti con cui vengono intavolati discorsi altrettanto interessanti. Ospite della serata era Roger Abravanel, divenuto famoso al largo pubblico per la sua trattazione della meritocrazia, persona che non richiede ulteriori presentazioni sia perché già ben noto a molti, sia perché si presenta benissimo da solo .
Ma non è di meritocrazia che voglio qui riferire, ma del contenuto di due slide che ci sono state mostrate in seguito all’aprirsi di un piccolo dibattito. I contenuti di quelle due pagine mi hanno fatto riflettere in quei momenti e mi sono tornate in mente in questi giorni, forse per via degli esami di maturità. Il tema è cosa dovrebbe coltivare un giovane di 18 anni nel momento in cui completa le scuole superiori e guarda con ambizione al suo futuro.
Secondo Abravanel, otto sarebbero i valori da perseguire.
Il primo, l’indipendenza dalla famiglia. Dire no al familismo/nepotismo, sentirsi responsabili di sé stessi e capire quanto si vale veramente.
Il secondo, ricercare l’eccellenza nell’università, quale passaporto per il successo professionale e primo passo per costruire veramente il proprio futuro. Università che non va necessariamente cercata vicino a casa, ma seguendo le proprie passioni e vocazioni, cercando quindi l’eccellenza sia per sé stessi che per il contesto in cui ci si pone, rifuggendo compromessi.
Il terzo, coltivare una passione vera.
Il quarto, diventare cittadini del mondo, imparando a comprendere le diversità e studiando la lingua inglese, puntando a conoscerla come l’Italiano.
Il quinto, non evitare le difficoltà ma affrontarle, perseverare, non mollare mai.
Il sesto, iniziare a restituire alla famiglia, allo stato, alla società.
Il settimo, cercare e trovare un mentore.
L’ottavo, imparare le “life skill”, le “abilità per la vita”, secondo la definizione dell’OCSE, che sarebbero le seguenti.
Autoconsapevolezza: riconoscere i propri punti di forza e di debolezza, desideri ed insofferenze, mettere a fuoco il proprio sistema di valori.
Problem solving: capacità di affrontare i problemi in modo costruttivo.
Capacità di interazione con gli altri, empatia: capire i comportamenti degli altri, soprattutto di chi è più diverso da noi, ed interagirvi in maniera positiva.
Comunicazione efficace: sapersi esprimere chiaramente sia verbalmente che per iscritto.
Pensiero creativo: capacità di avere idee originali.
Prendere decisioni: sapere valutare diverse alternative e prendere la decisione migliore.
Premesso che nessuna regola o tabella può essere applicata alla vita di una persona in modo rigido, credo che questo “ottalogo” e le sei life skill collegate siano un importante spunto di riflessione e mi trovano in buona sostanza d’accordo. Soprattutto ritengo che le life skill citate siano importanti aspetti che caratterizzano le capacità e le potenzialità degli individui nello sviluppo delle loro carriere professionali, capacità che ben difficilmente vengono insegnate espressamente, ma che ciascun individuo deve imparare a sviluppare nel suo processo individuale di crescita, a margine dei corsi universitari, facendo tesoro delle esperienze che via via si attraversano.
Proprio per questo è essenziale fare in modo di compiere quante più esperienze possibili e confrontarsi con luoghi, circostanze e situazioni differenti. Più esperienze si compiono da giovani e meglio è, anche perché gli errori fatti da “piccoli” sono di solito meno macroscopici di quelli che si possono fare da grandi, si può disporre di più tempo da investire per mettersi alla prova e si può osare di più.



Sì, Antonella, dici bene. Infatti mi aveva dato da pensare proprio come esame di coscienza. In effetti ho attraversato parecchie delle tappe indicate, ma non tutte. Del resto credo che ogni elenco/modello di riferimento deve prima di tutto essere uno strumento di paragone e di riflessione, tramite il quale ciascuno può trarre le proprie conclusioni in modo oggettivo, e magari cogliere spunti di miglioramento e rivedere i propri obiettivi personali. Poche volte due sole slide mi hanno fatto riflettere tanto ed ho voluto per questo condividerle.
Soprattutto la seconda, cioè le life skill OCSE. Ho apprezzato moltissimo la capacità di Abravanel di sintetizzarle in una sola pagina: avevo cercato di approfondire il tema sul sito dell'OCSE (www.oecd.org) ma lo ho trovato veramente dispersivo e prolisso sul tema specifico.
Scritto da: ascanio | 10/07/09 a 00:12
...anche se non volevi parlare della meritocrazia, grazie per aver ricordato che esiste, dovrebbe esistere, esisterà...
I punti del percorso. Utilissimi per i ragazzi della y generation, certo, ma anche ( almeno io l'ho fatto) un bel ripasso barraesame di coscienza per noi "più grandi".
Antonella
Scritto da: Antonella Appiano | 09/07/09 a 15:51