Diari / "Pirelli racconti di lavoro. Uomini, macchine, idee”. A parlar di "fabbrica" nella Sala della Regina di Montecitorio
Un altro modo di raccontare il lavoro. Ce lo riporta Loredana Oliva, che l'altro ieri è andata alla presentazione di un libro sulla Pirelli, a Roma. Il parterre di relatori era notevole, il volume deve essere bello davvero. Anche qui spunta una novella (di Gadda) con il lavoro al centro...
di Loredana Oliva. Sembrava un po’ strano sentir parlare di fabbrica, senza aggettivi o complementi di specificazione indispensabili - come fabbrica delle idee, fabbrica creativa, fabbrica come cantiere dell’innovazione - mercoledì 17 giugno a Roma nella Sala della Regina a Montecitorio. Su invito del Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, si è parlato della Pirelli, per la presentazione del libro "PIRELLI RACCONTI DI LAVORO. Uomini, macchine, idee”.
Insieme con la parola fabbrica, si sono ascoltate altre parole come gomma, ruote, cavi, odore di certi pneumatici sperimentati da chi li aveva appena inventati, e li provava col batticuore di chi desidera aver fatto qualcosa di buono e di utile.
Di questi oggetti di un mondo aziendale e di lavoro che sembra lontano, hanno raccontato Sergio Cofferati, l’economista Jean Paul Fitoussi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il presidente del Gruppo Pirelli Marco Tronchetti Provera. Nell’ufficialità di una delle più belle sale di Montecitorio, affollatissima, in tanti hanno ascoltato i racconti del mondo operaio della Pirelli, di chi ci metteva il cuore, il lavoro e il senso di appartenenza. Corpi, oggetti, macchine, fabbriche, e laboratori, sono il cuore del libro, 400 immagini a partire dalle piantagioni di caucciù, gli impianti industriali, le navi, i luoghi, dalla Bicocca a Settimo Torinese, oggi a Yanzhou e nel Latino america. Una comunità di persone, di oggetti, di luoghi fisici, di odori, di rumori: è la fabbrica. “L’industria è una struttura che connota ancora la nostra contemporaneità ed è una comunità, ha un’anima, ha scritto nell’introduzione Antonio Calabrò, direttore Affari Istituzionali e Relazioni Esterne di Pirelli.
“La competizione tra chi lavorava ai cavi e chi ai pneumatici - diceva Cofferati, che ha cominciato il suo percorso di dipendente e sindacalista proprio alla Pirelli - ricorda a tutti noi che tra i valori della fabbrica c’era quello di innovare partendo dalla conoscenza dei prodotti”. E poi ha citato Carlo Emilio Gadda nella novella l’Uomo e la macchina, per la raccolta “Gli anni”, che attribuisce un’anima alla macchina, che attraverso il suono e la gestualità, determina il superamento della ripetitività del gesto, come valore.
Tutti hanno parlato di suoni e di forme alla Sala della Regina: Jean Paul Fitoussi, ha cominciato dalla ruota, uno strumento esosomatico: “Se voglio andare via veloce metto le ruote ai piedi, se voglio vedere meglio mi metto gli occhiali”, ha detto.
Di quel dipendente che faceva stridere la gomma sulla strada per provare un nuovo modello di pneumatici, ha parlato Marco Tronchetti Provera, dicendo che la passione per l’innnovazione è legata al batticuore di quell’operaio che spera di averci visto giusto. Erri De Luca ha scritto nel volume: ”Il gesto di un tennista e quello di un operaio hanno in comune lo stile, che è l’incrocio tra efficacia e risparmio di forza. Lo stile è un’eleganza dovuta a sottrazione. Il corpo operaio non è il servo della fatica imposta, ma il genio che si specializza per rispondere alla funzione chiesta”.
Dopo l’incontro nel pomeriggio assolato, i partecipanti che si sono allontanati da una rovente Piazza Montecitorio, verso le stradine più ombrose che scendono verso il Pantheon, hanno pensato a un mondo più tangibile, a un po’ di rimpianto forse nella distanza da quella comunità fatta da chi lavora in uno stesso posto col senso di appartenenza, al caloredi mani sudate, di suoni e di odori.
La riflessione la fanno i grandi, gli esperti: i network, la community, la società della conoscenza quanto hanno a che fare con la fabbrica? I nuovi modelli di lavoro rendono l’uomo più felice? I visi degli ospiti si sono fatti più pensosi, nei loro sguardi qualche punto interrogativo. Dalla Sala della Regina di Montecitorio menti dubbiose e teste con poche certezze, non escono tutti giorni. E’ un buon risultato.



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