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Busta paga, bonus e benefit / Nel valzer dei dati una cosa è certa: le donne guadagnano meno degli uomini

 Carerladdergialla Presentata questa mattina alla Sda Bocconi a Milano, la ricerca di Hay Group sul pay gap non aggiunge granchè a quanto era già noto sulla termini di disparità salariale tra i sessi, ci riferisce Andrea Curiat che ci è andato, ha ascoltato e ci ha ragionato su, perchè sul blog le notizie non sono un prodotto  del "taglia e incolla" con le agenzie come quelle dei giornali cartacei, qui c'è un valore aggiunto. Una novità è l'analisi dei dati in base al contenuto della posizione professionale proposta da Hay Group.
La buona notizia è che la forbice si va restringendo, anche se nel lungo periodo. Quella cattiva, se vogliamo dirci europei, è che nella Ue le cose non vanno affatto bene in generale per le buste paga femminili. C'è chi fa anche peggio del 23% italiano. Altro che vie en rose.
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di Andrea Curiat.- Il 7% in meno, secondo l’Istat. No, il 17%, stando ai dati Unioncamere 2008. Macché, l’8,75%: lo afferma una ricerca Isfol. Dall’Eurispes, però, assicurano che nel 2009 si può parlare di meno 16 per cento.
Bene, almeno una cosa è certa, e cioè che le donne guadagnano meno degli uomini… ma quanto in meno? Il problema principale, nell’analisi del cosiddetto “Gender pay gap”, sta proprio nell’ottenere dati omogenei prendendo a riferimento campioni diversi. I risultati, come dimostra questa rapida carrellata di dati, lasciano adito ad interpretazioni anche molto diverse tra loro.
La più recente indagine in merito, condotta dalla Sda Bocconi in collaborazione con Hay Group, è partita proprio da questa premessa: la necessità di trovare un ambito di indagine il più adatto possibile a restituire una fotografia veritiera della discriminazione salariale femminile. Per questo, gli analisti hanno abbinato alle due dimensioni analitiche tradizionali (livello occupazionale e settore di riferimento) una terza chiave di indagine, basata questa volta sulla complessità della posizione ricoperta, come risultante dagli avanzati criteri del gruppo Hay. L’analisi finale si basa su un campione 32mila osservazioni retributive annuali e 97 aziende fra Italia, Francia, Spagna, Belgio e Germania.
Quando si guarda alla retribuzione annua lorda, il gap salariale tra uomini e donne raggiunge il 23% in sfavore di queste ultime, una percentuale che è rimasta sostanzialmente stabile nel corso degli ultimi 4 anni. L’Italia, per una volta, non è il fanalino di coda d’Europa, poiché la differenza tra i sessi raggiunge il 27% in Spagna, il 29% in Belgio e addirittura il 42% in Francia. Andando a scomporre il dato per le singole aree professionali d’impiego, si ottiene un dislivello pari al 23,7% per i comparti commerciali, al 25% per lo staff e al 19% per i ruoli di linea nel 2008. I valori sono anche più elevati rispetto alle cupe stime di Unioncamere, e tracciano un quadro di forte disparità di trattamento economico tra i sessi.
Un ulteriore approfondimento per classi Hay, tuttavia, rivela un dislivello meno profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. In altre parole, a parità di qualifiche, complessità della posizione ricoperta e anzianità dei singoli professionisti, il paygap si riduce notevolmente, sino a toccare l’1,9% per gli impiegati, il 3,6% per i quadri e il 3% per i dirigenti al femminile. Non proprio la parità salariale, ma quasi.


Una possibile spiegazione per questo apparente paradosso è da ricercarsi nella diversa distribuzione tra uomini e donne nelle diverse categorie. Nel commerciale, stando agli esperti di Sda Bocconi e Hay Group, la percentuale di donne impiegate rispetto al totale è aumentata dal 24% del 2005 al 33% del 2008. Nello staff, l’aumento è stato dal 36 al 39%, mentre nella linea le donne sono diminuite dal 21 al 20 per cento. Le dirigenti  sono solo il 13% del totale, i quadri il 23% e le impiegate il 37%.
Secondo Barbara Imperatori e Ubaldo Macchitella della Sda Bocconi, “esiste una correlazione positiva tra la presenza percentuale di donne lavoratrici rispetto al totale dei lavoratori e la distribuzione del gender pay gap”.
Il trend in corso, comunque, è positivo, con un differenziale che va via via riducendosi con il passare degli anni. “Nel lungo periodo – conferma Arnaldo Camuffo, docente di organizzazione aziendale presso l’Università Bocconi – la riduzione del gap sarà significativa. Nel breve periodo, però, possono esservi situazioni e contesti in cui esso tende ad allargarsi, come sta accadendo tuttora nei paesi poveri”.
Altre conferme arrivano da Tito Chini, responsabile delle politiche retributive di Vodafone Italia, che afferma: “In Vodafone il gap salariale è pari in media al 5%, ma scende all’1% a parità di età e mestiere specifico. Il tasso di promozione delle donne al livello dirigenziale nel triennio 2006-2008 si è attestato al 22%, contro il 10% degli uomini, mentre per i quadri le percentuali sono, rispettivamente, del 17% contro il 10 per cento”. Il merito, spiega Chini, è della “forte attenzione, da parte del gruppo Vodafone, ai processi di valutazione delle prestazione e di gestione delle promozioni e delle retribuzioni”.

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