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JobCoach/ La cattiva leadership fa male al cuore. O viceversa: se il tuo capo non è un bastardo non ti viene l’infarto

Su Job24.it c'è il Test del man(i)ager : "H come Help: solo i super eroi non rischiano il "burn out" e "Come sopravvivere alla perdita del lavoro: cinque semplici suggerimenti per salvarsi", anche in traduzione inglese...per i numerosi fan di Luigi! Troooppo avanti....Sul sito del Washington Post cè una pagina tutta dedicata alla leadership, e lì vi consiglio anche il video sulla "maternal leadership": parla Margaret Klein, la prima donna comandante del'l' Accademia Navale Usa. Mostrine sul petto e messimpiega da combattimento, voce suadente e parole d'acciao...
di Luigi Ballerini.- Lo riporta il Washington Post nella sezione Business  riprendendo una ricerca condotta in Svezia su 3122 maschi osservati per circa un anno: coloro che hanno dato voti bassi ai propri capi quanto a stile di leadership sono quelli risultati a più alto rischio di malattia cardiaca. Inequivocabile la conclusione dei ricercatori: credevamo che per prevenire l’infarto fosse solo questione di evitare il fumo attivo e passivo, avere un giro vita inferiore a quello di un canotto e il colesterolo basso ai minimi storici. Invece no, non basta: il sistema per prevenire la cardiopatia sembra passare attraverso il miglioramento delle doti di leadership dei nostri capi.
Preso dalla curiosità, e un tantino scettico, sono andato a recuperarmi l’articolo originale pubblicato su Occupational and Environmental Medicine, dove ho avuto modi di scoprire che questo dato in realtà non appare né strano né tantomeno inatteso. Esiste piuttosto una ricca serie di altri studi, tutti abbastanza ben fatti e curati, che hanno documentato come l’ambiente di lavoro determini non solo la nostra qualità di vita soggettivamente intesa  (e già non è poco), ma anche quella misurabile tramite il numero di ricette, di assenze per malattia e giornate di ricovero in ospedale.
Cito la conclusione di uno studio: “un alto livello di giustizia nei comportamenti manageriali è stata dimostrata correlarsi ad una aumentata motivazione e cooperazione del dipendente, ridotti livelli di emozioni negative e assenze per malattia e un ridotto rischio di coronaropatia”.
Tradotto: se il tuo capo non è un bastardo non ti viene l’infarto (vale il contrario, ovviamente)
Scelgo un altro studio: “al contrario una leadership troppo permissiva e laissez-faire è stata riscontrata associarsi a un maggior distress psicologico e la mancanza di supporto sociale in combinazione con tensione sul lavoro è stata riscontrata associarsi con aumentati livelli di malattia cardiaca e assenze per malattia”
Traduco ancora: anche se il tuo capo non fa nulla ed è inconsistente come un refolo di vento primaverile  ti viene l’infarto lo stesso.
La questione è seria. In fin dei conti la scienza ci dice quello che già sappiamo: passiamo più ore al lavoro che in ogni altro luogo e il modo con cui lavoriamo ha una stretta influenza sul nostro benessere psicofisico. Solo un dubbio mi sorge: ma perché questi boss sono così potenti? Non è che saremo noi, a volte a conferire loro troppo potere, compreso quello di farci male? 
Prendiamo a cuore – è il caso di dirlo - noi stessi e impariamo ogni tanto a sorridere, se non ridere, di quello che accade  : se la cattiva leadership ci rovina la vita e le coronarie, forse una risata la seppellirà.

TUTTI ALLA JOBMARATHON SABATO 6 GIUGNO  MILANO VIALE MONTE ROSA 91 H 15-20

Commenti

Dr. Eko, proprio vero. Potremmo quasi pensare a un corso di "Boss Management"? Ce ne sarebbe per un Master di due anni...

Normalmente nei vari corsi di formazione viene insegnato come gestire collaboratori e team, mai come gestire il proprio capo. Eppure la relazione con il capo è sicuramente il nostro rapporto di lavoro più importante. Un cattivo rapporto con il capo porta ad ottenere risultati scadenti e a provare minore soddisfazione per il lavoro, due cause che possono scatenare stress e tensioni.

Sono con te, Barbara! Se si sommassero i costi di giornate di assenza, ridotta concentrazione sul lavoro e minore produttività globale ci si renderebbe conto che se ne potrebbe forse investire anche solo la metà in formazione per avere qualcuno che sappia creare un clima di lavoro cooperativo ed efficiente. Ma temo che, ahinoi, non si tratti solo di formazione; parlerei anche del processo di selezione: spesso i bastardi (si passi il termine un po' forte), fanno bella figura all'inizio. Decisi, determinati, assertivi,sembrano dei veri leader a un occhio che si fa ingannare. Si tratta però di un occhio che non ha idea di cosa sia la leadership, quella fatta di consenso guadagnato con la stima, di capacità di delega, di rispetto per le potenzialità delle persone e di capacità di decisione che non sconfina mai nel decisionismo idiota. A volte possiamo solo difenderci, cercando di non essere soli.

Facendo anche qualche calcolo, ovviamente assolutamente approssimativo e legato a quanto incidono sui bilanci delle aziende i costi per malattia dei loro dipendenti, io desumo dall'articolo che il vantaggio per quelle aziende illuminate che decidono di investire nella formazione sulle competenze manageriali, tra cui la leadership, è assolutamente esponenziale perchè oltre a garantire un corretto processo di sviluppo va ad influire e a ridurre anche i costi per malattia sopra citati. Sarebbe gradito che chi di dovere si esercitasse in questi ragionamenti sottili quando decide di abbattere le voci di costo nei bilanci delle aziende.

Grande Luigi!!!! Impariamo a prendere tutto con maggior leggerezza, sorridiamo di più ....soprattutto di noi stessi!!!!

Prendiamo a cuore noi stessi e impariamo ogni tanto a sorridere, se non ridere, di quello che accade : se la cattiva leadership ci rovina la vita e le coronarie, forse una risata la seppellirà....................
Consiglio a Tutti sia sul lavoro che nella vita quotidiana di applicare quanto detto dal mio Amico Ballerini detto Balla
buon lavoro
Pepefranki

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