C'è un bell'articolo sul Wall Street Journal di oggi, mi ha colpito e ve lo giro. Secondo la sezione lavoro del quotidiano, che non è mai a corto di idee in verità, negli Usa i soggetti deboli del mercato del lavoro, quelli a maggior rischio di licenziamento, a questo punto non sono più gli ultra50enni, ma i giovani. Ventenni e trentenni, nuovi entrati, più deboli contrattualmente e più indifesi anche dal punto di vista legale (di diritti e sindacato non si parla ovviamente, piuttosto si fanno i calcoli sul costo delle cause di lavoro). Sta di fatto che, posto che nelle aziende oltreoceano non esiste una fascia di età che possa dirsi al riparo, il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 25 anni (9,6%) è raddoppiato in un anno.
Non solo: conta, e va a sfavore del giovane, anche il peso psicologico a carico del "tagliatore di teste"aziendale. Mandare a casa un padre o una madre di famiglia con una bella anzianità aziendale è una responsabilità (anche morale) ben più dura che estromettere un dipendente agli inizi, magari single, che da qualche parte poi si riciclerà. Ognuno ha i problemi suoi, viene da dire, e i suoi stress, anche i licenziatori. Punto di vista difficilmente condivisibile dai licenziati. Ma il Wsj non prende posizione e con ruvido pragmatismo americano, anzicchè dilungarsi in analisi e commenti va dritto ai rimedi. Ed ecco in coda al pezzo i consigli allo junior angosciato per la pink slip, le strategie di sopravvivenza per tenere stretto il posto: 1. volate più basso: meno pretese economiche e di carriera, dimenticate gli orari elastici, arrivate in ufficio presto e andate via tardi, proponetevi per i lavori più scoccianti, approfittate più che potete della formazione, dei corsi con certificazione che vi offrono e del job posting interno, candidatevi per un trasferimento in sedi lontane o poco appetibili, quelle che i 40-50enni coniugati non accetterebbero, "siate adattabili più che esigenti". Infine cercatevi un mentore o anche solo un alleato tra i senior manager.
L'ultimo suggerimento è un classico della cultura anglosassone. Quelli centrali, in realtà, sono buoni per tutte le stagioni di crisi o di prosperità e per tutte le latitudini. Volare basso è saggio con l'aria che tira, ancorchè demotivante ed emotivamente deprimente: triste il manager licenziatore e triste il giovane sopravvissuto alla scure, non mi sembra un gran bel clima elettrizzante. Ma quel che mi lascia più perplessa è l'invito allo stazionamento prolungato in ufficio, all'overtime, alla dilatazione dell'orario: vuoi vedere che tra i mille spauracchi della crisi siamo riusciti a vendere agli americani il totem del tornello brunettiano, il rito della giacca-su-sedia-vuota di Fantozzi, insomma il buon vecchio presenzialismo in ufficio all'italiana? Ah, carina anche la polemica su Maureen Dowd del NYT e i giornalisti cartacei senza idee che copiano dai blogger: qui mi fermo sennò dicono che sono maligna...
TUTTI ALLA JOBMARATHON SABATO 6 GIUGNO MILANO VIALE MONTE ROSA 91 H 15-20
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Commenti
anna m. ponzellini 20/mag/2009 14:38:34
arnald 19/mag/2009 22:41:31
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