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Flessibili o precari/Donne, stranieri, occupati nelle grandi imprese, con la crisi cresce il rischio precarietà

di Fabrizio Buratto.- Immigrati e lavoratori atipici sono le due categorie che più risentono della crisi; eppure, in mancanza della flessibilità dei lavoratori precari, le imprese negli ultimi anni non avrebbero prodotto il fatturato raggiunto, e senza l'apporto degli immigrati l'economia italiana verserebbe in acque ancora peggiori. "Senza gli immigrati molte imprese sarebbero in crisi perché c'è carenza di manodopera a livello meno qualificato", osserva in relazione all'economia veneta il professor Stefano Solari, direttore scientifico della Fondazione Leone Moressa  , che ha condotto la ricerca "Il lavoro precario al tempo della crisi". Nel Veneto, terra di piccoli imprenditori ed artigiani dove lavoro e denaro – gli "schei" – fanno parte del dna, i lavoratori precari sono circa 300 mila, il 12,6% degli occupati. L'8,2% di essi, equivalente al 31,1% della forza lavoro non occupata, è rimasto senza lavoro nel secondo semestre 2008 per mancato rinnovo del contratto a tempo determinato o a progetto, e verosimilmente i dati per il 2009 andranno peggiorando.
La ricerca elenca quali sono, in Veneto, i fattori di rischio della precarietà: essere donna comporta una probabilità quasi tre volte superiore rispetto all'essere uomo. Per chi è straniero la possibilità di ritrovarsi precario aumenta di 2,6 volte rispetto ad un cittadino italiano. Anche il titolo di studio rappresenta una discriminante poiché, mentre il diploma è "un fattore protettivo", il rischio precariato aumenta se si è in possesso di una laurea. Il settore di appartenenza è un'altra variabile che incide sulla tipologia contrattuale: mentre l'ambito industriale ed edile offrono maggiore stabilità, quello alberghiero e quello dei servizi alle persone, caratterizzato da una percentuale elevatissima di donne, risentono di una precarietà endemica dovuta alla stagionalità dei servizi o al legame fra badante e assistito.
La distinzione fra precari (per necessità) e flessibili (per scelta) si fa largo nella ricerca : dei 300.000 precari veneti, 185.000 hanno un "contratto a tempo determinato involontario" (non una nuova tipologia contrattuale ma sta a significare che questi lavoratori vorrebbero una stabilizzazione), i part-time involontari sono 73.000, mentre le partite Iva con un solo cliente, dunque di fatto subordinate, sono circa 14.000. La peculiarità del Veneto è da ricercarsi nei lavoratori a tempo indeterminato, ai quali "la piccola impresa tende a garantire maggiore stabilità", in un rapporto di 90,3% rispetto all'87,6% della grande impresa. Meglio dunque avere come datore di lavoro un Ivo Perego (il personaggio del self-made man creato da Antonio Albanese), piuttosto che il grande industriale.

Commenti

la Proftinaia, in guardiola, vigila e legge...soprattutto per gli altri coblogger, ma scriverebbe anche di più se avesse tempo

Gentile Barbara, gran parte del merito va a Rosanna, che mi ha segnalato la ricerca.

Solo per ringraziare delle informazioni e dell'approfondimento davvero interessante sull'argomento "precariato". Tanti troppi si riempiono la bocca di questa parola, ma al dunque si comprende che non vanno oltre il termine in questione ed è un mondo ed una realtà lavorativa che non praticano e non conoscono.Finalmente sono arrivati un pò di contenuti, perchè è da quelli che si può cominciare a ragionare e a trarre delle considerazioni. Grazie ancora a Fabrizio Buratto
Barbara Barbieri

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