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JobManagement / Meglio assumere un manager che legge libri o uno che sa usare il Power Point?

Libroeombra Gli elementi intangibili della leadership, altrimenti detti "human factor": è quello che fa la differenza tra una persona e l'altra, un cv "ineccepibile" e l'altro, un candidato e l'altro. Conta di più aver letto tanti libri, si intende per piacere e non per dovere, o essere dei maghetti del presentation tool? Una presentazione fantasmagorica non ce la fa a mascherare  le carenze della cultura (a volte persino dell'ortografia, ahimè..) a una riunione o davanti a una platea..E' finita l'era del PowerPoint manager? Meno male!! Questo post di Luigi mi ha appassionato: spero faccia lo stesso effetto anche a voi, in questo lunedì grigio di pioggia...
di Luigi Ballerini.- Degna di nota l’intervista a Richard Anderson, CEO di  Delta Air Lines, appena pubblicata dal New York Times. Colpisce per una non comune originalità, soprattutto per quanto riguarda ciò che Mr. Anderson valuta nel processo di assunzione di un top manager.
Innanzitutto dichiara di preoccuparsi poco del CV, ma di cercare “the intangibles of leadership”: ciò che di intangibile esiste nella leadership, perché a volte dietro a CV ineccepibili si nascondono sonore fregature (libera traduzione dall’inglese).
Ecco allora la prima domanda che rivolge al candidato e che temo spiazzerebbe alcuni: raccontami degli ultimi tre-quattro libri che hai letto.
Non si tratta solo di valutare l’educazione e l’esperienza lavorativa, dati tipici da CV, ma di identificare lo “human factor”, alla ricerca di quel quid che sveli il candidato ideale. Ecco allora assumere importanza la storia famigliare, gli interessi, da dove si proviene, come si vive, come e dove si trascorrono le vacanze. Perché sul lavoro saremo quello che siamo a casa.
Tra le qualità ricercate, accanto e di pari importanza a una buona etica del lavoro, spiccano le capacità di comunicazione. Parlare e scrivere (!) bene sono fondamentali per Mr. Anderson: non è sufficiente preparare delle belle presentazioni in PowerPoint, occorre saper infilare correttamente verbo, soggetto e complemento oggetto. Perché anche per scrivere bene una e-mail occorre saperci fare, per assicurare la chiarezza necessaria a ogni buon processo di comunicazione. Precisione di linguaggio, chiarezza di idee.
Di seguito viene la “operational awareness”, la capacità di riconoscere ciò che sta accadendo, globalmente e nel particolare, soprattutto oggi nella corrente situazione economica.


E da ultimo, accanto ai più tradizionali “business skills”, occorre possedere la ’”emotional intelligence”. Non basta essere un eccezionale esecutore di prestazioni al PC, occorre avere quell’intelligenza particolare capace di cogliere cosa è importante dal punto di vista culturale dentro e fuori la compagnia. Insomma, il buon vecchio fiuto.
Mr. Anderson ha chiaro il motivo per cui vale la pena selezionare persone così: “When you find really capable people, it’s amazing how they proliferate capable people all through your organization. So that’s what you’re hunting for“. Persone capaci si attorniano di persone capaci, vale a dire che sono capaci di  generare un clima positivo e possiedono uno strepitoso potere di attrazione di altre competenze.
I manager sono avvisati, ecco cosa è richiesto oggi: leggere libri, scrivere bene, avere una vita personale, saper parlare di sé ed essere in grado di cogliere la situazione attuale così come i trend futuri. Che sia finita l’era dei PowerPoint Manager? Francamente, non credo la rimpiangeremo.

Commenti

La visione della situazione e un decisionismo fluido nel rispetto del clima dell'ambiente dove si opera sono le nuove frontiere della leadership manageriale. Non posso che essere felice nel leggere la eventuale fine del " Power Point Manager" e vorrei aggiungere anche che i comportamenti dettati dai numeri in comunicazione non vanno bene, producono divisione. Ma allora come si possono misurare le azioni dei manager oggi? Personalmente vedo un futuro basato sulla gestione delle infrastrutture organizzate condivise per partecipazione e per obiettivi.

Dare vita ad una "Corporate Governance" mossa dai valori del "Performance Management" dove la direzione è costruita in condivisione, gestita con l'aiuto di indicatori e revisionata da tutti con l'accesso all'informazioni in modo paritario, può essere una chiave molto interessante per ripartire con slancio e coraggio.

sono o non sono un jobtalkeniano? ;-)

astutissimo, Marco...

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