Il Che megamanager, grande motivatore della sua squadra "rebelde"?Lettura post-moderna, questa che Marco Lombardi fa del film di Soderbergh..ma su JobTalk dovevate aspettarvi anche questo..Buona Pasqua!
Film: Che – L’argentino, di Stephen Soderbergh (USA)
Nelle sale di tutta Italia
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di Marco Lombardi.- Se è vero che Ernesto Che Guevara, abbracciando la rivoluzione cubana di Fidel Castro, finì per combattere contro gli Stati Uniti d’America, avendo quelli appoggiato la dittatura del generale Batista, qualcuno avrebbe dovuto pur dirglielo, a quel povero diavolo di Ernesto, che fece quello che fece perché si mosse come il megamanager di una grande multinazionale statunitense, cioè come il suo stesso nemico. Meglio tardi che mai, comunque, perché a farlo c’ha pensato Steven Soderbergh che con questo “Che - L’argentino” ritrae – forse inconsapevolmente –l’eroe sudamericano come una specie di direttore generale illuminato, colla sola differenza d’imbracciare il fucile invece della borsa in pelle umana, e mettendosi la mimetica al posto della giacca e della cravatta. Il film, presentato al festival di Cannes 2008 ed insignito della palma d’oro per la migliore interpretazione maschile all’eccellente Benicio Del Toro, è poi stato diviso in due parti, causa la sua lunghezza: in questa prima si narra la liberazione di Cuba, nella seconda intitolata “Che - La guerriglia” si parlerà invece della successiva rivoluzione di Ernesto Guevara in Bolivia.
Che fosse un megamanager di quelli che prestano le proprie capacità all’impresa di turno è innanzitutto deducibile dal fatto d’aver combattuto in paesi diversi dal suo, dal Guatemala a Cuba alla Bolivia, quindi differenziandosi da tutti gli eroi nazionali che sono stati tali in quanto nati nella nazione per cui s’immolarono. Non solo: oltre ad essere argentino il Che teneva famiglia in Messico, proprio come fanno certi megamanager che lasciano moglie e figli in un posto lontano per non far vivere loro il peso delle continue “trasferte”.
Detto questo, gran parte delle caratteristiche descritte dal film corrispondono agli skills che vengono normalmente richiesti ad un direttore generale, a partire dalla sua capacità di trasmettere agli altri un “sogno”, quello per cui lavorare (ops! combattere) giorno e notte, senza mai mollare. Come capita in azienda, poi, questo permise al Che di rispettare il budget impostogli dagli azionisti, perché proprio grazie alla suddetta forza morale instillata nei collaboratori il comandante riuscì a sconfiggere eserciti ben più ingenti del suo. Il Tolstoj di “Guerra e pace” dice che le guerre le vincono gli eserciti più numerosi, ma il Che seppe raggiungere gli stessi obiettivi spendendo di meno, in termini di risorse umane. Chapeau.
Sul versante interno il Dr. Ernesto Guevara è poi stato invincibile nel motivare i suoi dipendenti: formandoli (il Che insegnò loro la matematica e pure la letteratura, nella convinzione che solo i popoli ignoranti possono essere ingannati da governi e statisti); gestendololi in maniera diversificata, cioè usando il vecchio – e sempre efficace – sistema del bastone (punendo i pelandroni, gli irresponsabili e soprattutto i traditori) e della carota (ascoltando, guarendo – era infatti medico – ed aiutando in genere); usando l’arma della condivisione, visto che ogni vittoria era vissuta davvero “insieme”, e “in diretta”; infine servendosi della diplomazia e della furbizia per neutralizzare e fare proprie quelle cordate (ops! quegli altri gruppi rivoluzionari) che avrebbero rischiato di creare dispersioni e confusioni. Quelle attraverso cui il mercato (ariops! il nemico) avrebbe potuto insinuarsi con estrema facilità.
Sul versante esterno le doti non erano da meno: innanzitutto a livello di selezione, perché il Che colloquiava coi candidati (quelli che si offrivano per un posto nell’esercito rivoluzionario) in maniera ficcante e profonda, cioè cercando di capire subito chi andava e chi non andava; poi servendosi della sua autorevolezza per rapportarsi al meglio colle imprese (ariops ancora! colle nazioni) concorrenti, quelle con cui bisognava tenere un difficilissimo rapporto di distacco e di quasi vicinanza allo stesso tempo.
Rimane da stabilire una sola cosa: quanto avrebbe guadagnato il Che in un’impresa moderna? Meno male che nessuno gliel’ha fatta, un’offerta economica, sennò altro che rivoluzione …
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Commenti
Marco Lombardi 20/apr/2009 12:31:27
antonella appiano 20/apr/2009 10:58:24
Francesca 15/apr/2009 18:54:27
Marco Lombardi 15/apr/2009 17:06:01
rosanna santonocito 15/apr/2009 16:45:37
Marco Lombardi 15/apr/2009 16:44:03
rosanna santonocito 15/apr/2009 16:22:25
Marco Lombardi 15/apr/2009 16:12:12
Francesca 15/apr/2009 13:16:26
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