Lunedì sera, sfidando la pioggia asiatica che frustava Milano (a Hong Kong usano già la parola typhoon per questa portata d'acqua..) ho raggiunto l'incontro su “Libertà di rete. Libertà di software”, a cui ero stata gentilmente invitata. L'occasione, presentare ad esperti di Ict e comunicazione, blogger e gente che, per svariati motivi, ormai abita più in Internet che a casa propria, il disegno di legge del Partito democratico sull' accesso "neutrale" alla Rete, e sentire le opinioni dei presenti. Cito i punti cardine: "rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilità, disagio economico, sociale e diversità culturale; sviluppare l'uso del software libero nella pubblica amministrazione; diffondere le nuove tecnologie nel sistema delle imprese".
Gli Usa di Obama (siamo sullanotizia oggi ..) e i maggiori Paesi europei e asiatici, dicono i due senatori- promotori Vita e Vimercati, puntano sullo sviluppo della banda larga per connettere cittadini e imprese. Perchè la strada d'uscita dalla crisi mondiale è lastricata di megabit (e se 20, a questo punto, vi sembran pochi, si affaccia la banda larghissima a 150 Megabit/s), mentre il Governo in carica, a essere proprio gentili, non se ne cura e sta "silente", come diceva Vincenzo Vita. Salvo preoccuparsi di tanto in tanto dei "pericoli e abusi di Internet", invece.
Durante il dibattito, il prof Maurizio Decina del Politecnico di Milano snocciolava i dati, del resto noti ai più, sullo stato della connettività in Italia. Solo il 48% delle famiglie italiane è in grado di usare un pc e solo 11milioni e mezzo di italiani su 60 milioni della popolazione totale hanno accesso alla banda larga. In Europa, l'Italia è quart'ultima per tasso di penetrazione di Internet: 42% contro il 60% della media Ue, dopo Repubblica Ceca e Cipro ma prima di Grecia, Romania e Bulgaria. Questi numeri mi tornano alla mente oggi, imbattendomi nella bella apertura di Job24 sul Sole 24 Ore in edicola. Una pagina intera, corredata di foto a colori di tastiere webcam e cuffie nello stile dei cataloghi, e dedicata al recruiting. C'è una tendenza, pare dilagante e impetuosa come le piogge di lunedì sera, da parte delle imprese, almeno quanto si legge nell'articolo, a selezionare i candidati non tramite vetusti colloqui faccia a faccia, conquistati dopo defatiganti percorsi fisici in auto, treno o tranvai (come si dice a Milano), e magari anche infettivi, con le pandemie che girano signora mia, basta uno starnuto.., ma in modo "virtuale". Collegati da casa propria. O su SecondLife (sempre che esista ancora). O in "telepresence" ( Wow, come in Guerre Stellari o come Al Gore al concerto per la Terra...). Tecnologia commercializzata da Cisco, che, guarda caso, è l'azienda che la usa per fare i colloqui a distanza... Domanda: come si fanno a fare i colloqui a distanza, se siamo praticamente Senza Rete, come al Circo Equestre? In Kenya e in Nigeria, diceva un'altro internettiano intervenuto al dibattito, per fortuna sono in corso importanti progetti di sviluppo per l'accesso in banda larga wireless. Stai a vedere che, con il WiMax, i colloqui a distanza li fanno prima in Africa?
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TAGS: banda larga, colloqui di selezione, internet, lavoro, partito democratico, recruiting
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Commenti
rosanna santonocito 10/mag/2009 14:35:50
Fede 05/mag/2009 16:13:04
arnald 30/apr/2009 09:42:56
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