Ritorna il diario di Antonella Appiano, bella ed energetica signora astigiana negli "anta" che non ama i percorsi analogico-sequenziali: giornalista, conduttrice e e autrice Mediaset, mamma di due figli, si è ri- iscritta all'Università, Roma Sapienza, e si sta laureando in linguemedio-orientali. Il primo diario vi è molto piaciuto, eccone un altro...
di Antonella Appiano. -Nel piccolo ma non esclusivo club degli studenti fuori target c’è anche Palma: 48 anni, single, una laurea in lingua e letteratura inglese. Facciamo una chiacchierata al bar della facoltà bevendo un meritato caffè dopo due ore di Dialettologia araba. Palma sprizza energia e determinazione. E’ trascinante. “Difficoltà? ”Nessuna. Anzi mi accorgo di imparare più facilmente oggi che a vent’anni. Forse perché sono più motivata, interessata. Certo, il bagaglio culturale aiuta tantissimo. E anche l’allenamento”. Insegna inglese in una scuola superiore di Roma - con soddisfazione, ci tiene a precisare - e nell’ottobre scorso ha deciso di iscriversi di nuovo all’università per laurearsi in lingue e civiltà Orientali. “Mi sono sempre piaciuta le lingue straniere. Sono uno strumento di comunicazione indispensabile nella società composita di oggi. E la lingua araba mi attraeva in modo particolare. Mi affascinano il suono, la musicalità, la ricchezza lessicale. La sfida rappresentata dalla struttura grammaticale semitica, così diversa dalla nostra. Però da ragazzi a volte non si hanno le idee chiare. Così, forse anche condizionata dalla famiglia, la prima volta ho scelto l’inglese. Comunque adesso eccomi qui”.
L’imput decisivo, Palma lo ha ricevuto dalla figlia di una collega, iscritta appunto a “Studi Orientali”. Ma prima di fare il grande salto, aveva già seguito corsi di arabo all’Istituto per l’Oriente Carlo Alfonso Nallino, alla Scuola Libica e a quella della Moschea di Roma.
“Non bastava”? “No. L’università ti sprona. Ci sono scadenze precise, esami da affrontare.”
Ecco appunto l’esame. I professori. Come vivi il rapporto con loro? E’ difficile scendere dalla cattedra e sedersi su un banco? Mi risponde con un bel sorriso aperto, contagioso.” Per nulla. Anzi lo ritengo stimolante. Certo significa anche rimettersi in discussione. Accettare di farsi giudicare. Ci vuole un poco di modestia. Ma il ruolo di studentessa-fuori- dai- canoni- tradizionali non mi turba. I compagni si sono dimenticati presto di rivolgersi con “Signora…? Ci scambiamo appunti, informazioni, consigli”.
Sono incuriosita dalle reazioni fuori dall’ambiente accademico. “Stupore. Senza dubbio. Meraviglia. Ma non ho percepito critiche negative. Insomma mi sono sentita appoggiata, sostenuta. Anche se, purtroppo, riprendere un percorso di studi regolari, rimettersi in pista quando si è già inseriti nel mercato produttivo, non fa parte della mentalità degli italiani che finalizzano la cultura solo a trovare lavoro.
E invece? “E un peccato. La cultura dovrebbe essere un piacere”.
Esperienza positiva dunque per Palma questa sua seconda volta all’Università fuori dai tempi regolamentari. Il suo consiglio per chi desideri affrontare l’ avventura: “ inutile iscriversi senza una robusta dose di volontà e determinazione”. Disciplina e voglia, dunque. Curiosità. Il piacere di farlo. E un pizzico di umiltà. Una parola rara che esiste ancora nel dizionario ma nella vita quotidiana sembra essere scomparsa Classificata un tempo fra le qualità, oggi nell’era dell’autocelebrazione, pare un difetto. Forse varrebbe la pena riprenderla in considerazione.
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Commenti
antonella appiano 08/apr/2009 11:03:43
Antonella 08/apr/2009 10:29:29
Tommaso 07/apr/2009 12:51:35
carmen 07/apr/2009 12:41:44
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