22 marzo 2009 - 15:14
JobFiction/ "Due partite", due generazioni, le madri casalinghe e le figlie che lavorano, anche
Le donne hanno fatto grandi conquiste, ma non hanno conquistato il
diritto alla felicità, scrive il Jobcritico Marco Lombardi nel commentare "Due partite", il film delle due generazioni, madri e figlie. Ma il diritto alla felicità è davvero un diritto? La Costituzione americana lo prevede ma non lo realizza. Forse, più che un diritto, è un obiettivo. Il prossimo, per noi e forse a beneficio di tutti, alla fine ..Il film non giudica, non parteggia.Meno male. Qui mi fermo . Come sapete, non sono abilitata a parlare. C'è già chi soliloquia sulle donne e schizza mega di dati riscaldati (non lo dico mica io) nell'Agorà del Sole.com. Ma è domenica, bando alle tristezze, e questo è un bel film.Nuovo, poi...
Film: Due partite, di Enzo Monteleone (Italia)
Programmato nelle sale di tutta Italia
Valutazione: tre badge [full-time]
La scala di valutazione di Jobtalk è in badge: 1 badge: "assenteista" - 2 badge: "part-time"- 3 badge "full-time" - 4 badge: "straordinari(o)" - 5 badge
di Marco Lombardi.- Cos’è cambiato nell’universo femminile dall’Italia del boom ad oggi? Tante cose, e di varia natura. Giusto per fare un esempio a caso (!), il lavoro, visto che le donne di quei tempi mediamente non lavoravano (nel senso dell’azienda, visto che a casa – tra figli/far da mangiare/pulire/stirare/ecc. hanno sempre faticato, e pure tanto), mentre quelle di oggi – per scelta o necessità che sia – mediamente sì. Ha inciso questa cosa qua nel loro percorso umano, individuale e sociale? A dircelo è il film di Enzo Monteleone dal titolo “Due partite”, tratto dall’omonima commedia teatrale di Cristina Comencini, edita da Feltrinelli.
Anni ’60: 4 donne riunite intorno a un tavolo da gioco, a casa di una. La prima è un’ex pianista che si occupa solo della figlia perché il coniuge volle così; un’altra è una casalinga che accetta passivamente il fatto che il marito abbia un altra donna, e un’altra casa, e un’altra famiglia; un’altra ancora è una donna fragile e leggera, in attesa del suo primo figlio; l’ultima la più moderna, cioè colei che alle corna del marito risponde con altrettante corna. Che cosa accomuna queste 4 amiche, così diverse caratterialmente? Il fatto di non produrre un reddito proprio, cioè di non lavorare furo casa, dunque di dipendere materialmente dai rispettivi mariti. Quello che aleggia, in mezzo alle loro chiacchiere da salotto, è l’impossibilità di “scegliere”, visto che senza l’autonomia finanziaria nessuna di loro può fare nulla. Anche la più moderna, che infatti è costretta a casa dalla figlia quando fuori di lì avrebbe un uomo che lei ama (così dice) per davvero.
Nella seconda parte del film, che si svolge nel tempo presente, vediamo le 4 figlie delle 4 donne di prima, tutte un po’ simili/un po’ diverse dalle rispettive madri. Tutte lavorano, ora: una fa l’avvocato, anche se si è presa di un anno sabbatico perché ossessionata dal bisogno di avere in figlio; l’altra è una musicista di successo, come il compagno; l’altra ancora un’impiegata; l’ultima un medico, pure lei come il compagno.
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Categorie: Job Fiction&Film
