Due notizie di lavoro, sicurezza sul lavoro, tra quelle del week end. I primi dati dell' Inail , proiezioni per il periodo gennaio-settembre del 2008 anno rivelano che le vittime sul lavoro sono in calo del 5,2%. Anche gli infortuni sono diminuiti, del 4,2%. Risultato incoraggiante, l'aggettivo è quello usato dall'istituto, il sostantivo invece è mio. Poichè questi dati sono nella relazione di accompagnamento alla bozza del nuovo "Testo unico in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, si suppone quindi che la diminuzione degli incidenti abbia a che fare con quel Testo Unico" che è già in vigore da maggio, e ha inasprito le sanzioni a carico di chi non mette in atto e non rispetta le norme di tutela. Può essere che c'entri anche con l'incremento del numero degli ispettori. E che i morti in meno e gli incidenti in meno siano (anche) un effetto della svolta normativa piuttosto energica, che prevede severità ma anche interventi a largo raggio di formazione, da cominciare addirittura nelle scuole dell'obbligo, perchè i ragazzi si facciano testimonial della sicurezza con i genitori, magari stranieri, come ricordava a un convegno di Hr Community l'ottobre scorso la segretaria dell'Ugl Renata Polverini. La seconda notizia è un'indiscrezione secondo cui il decreto correttivo del TU che deve essere presentato al Governo, sarà più mobido e meno repressivo in considerazione del momento difficile dell'economia. Stravolto addirittura, teme invece l'ex ministro del Lavoro Damiano, che ribadisce che le correzioni da fare al TU vanno fatte, ma senza rivedere l'impianto generale. Ho letto anche che il tavolo con i sindacati per raggiungere un avviso comune, previsto all'inizio e già in dubbio ai tempi del convegno romano, non ci sarà. Il governo ha smentito le notizie in fuga: non esiste ancora un testo definitivo del decreto correttivo, che è in via di scrittura. Insomma, i lavori sono in corso. In sufficiente sicurezza, perchè le proiezioni dell'Inail diventino dati veri? "Bastava poco", è il titolo ottimista del libro - dell'Inail - di cui parla questo post: basta intendersi su che cosa è poco
di Fabrizio Buratto. “Bastava poco”, recita il titolo del libro pubblicato dal Patronato Acli in collaborazione con l’INAIL, distribuito in poche copie nelle sedi Acli, ma scaricabile per intero in rete. La pubblicazione raccoglie nove testimonianze di infortunati sul lavoro, alcuni solo apparentemente lievi, altri potenzialmente mortali, accomunati da un lungo e doloroso percorso di riabilitazione, diritti negati e vite stravolte. Mauro è sopravvissuto ad un incidente evitabilissimo, proprio sotto gli occhi di suo padre: sepolto da una montagna di terra e sassi durante la costruzione di una rete fognaria. Causa? Mancanza dei pannelli di protezioni alle pareti dello scavo. Il giovane ne è uscito vivo poiché, nonostante lo schiacciamento del torace e la rottura delle costole, non ha subito la perforazione dei polmoni. Mauro non avvertiva il pericolo, aveva sempre lavorato così, come Marco, precipitato per dieci metri da un tetto a causa della mancanza di reti di protezione e dell’imbracatura perché “senza imbracature sei più veloce”.
Ma spesso, anche quando il pericolo è percepito, come nel caso di Anna, l’incidente è in agguato se il datore di lavoro sottovaluta la denuncia del dipendente. Quando i contratti sono a tempo determinato, poi, è più facile lasciare a casa un lavoratore che ha riportato un grave infortunio, basta chiamarlo “esubero”. E rientrare nel mercato del lavoro, dopo, è difficilissimo, specialmente per le donne, mentre le pensioni di invalidità, qualora il danno riconosciuto non abbia un punteggio elevato, sono da fame. “Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane e sicure”, secondo l’articolo 31 dell’Unione Europea. In Italia nel 2007 sono stati denunciati 912.615 infortuni sul lavoro (due al minuto), dei quali 1.210 mortali. “Storie di vite invisibili”, per citare il sottotitolo del libro; vite difficili da vivere, non solo da un punto di vista clinico. Anche la vita sentimentale può essere stravolta da un infortunio sul lavoro – accade a due delle persone che si raccontano nel libro – e a rimanere coinvolta è l’intera famiglia dell’infortunato. Il costo sociale degli incidenti sul lavoro, in termini di indennizzi in caso di decesso e di pensioni di invalidità elargite, ammonta a circa il 3% del PIL, dunque maggiore della flessione prevista in questo anno di crisi.
Eppure “bastava poco”, frase ricorrente nella narrazione degli infortunati; bastava attenersi alle norme di sicurezza previste dalla legge da parte del datore del lavoro, e bastava tutelarsi con elmetti, guanti, imbracature, scarpe infortunistiche da parte dei lavoratori, che talvolta per routine o stanchezza sono vittime dei cali di attenzione. Sintetizzando: in Italia la cultura della prevenzione antinfortunistica è scarsa, sia da parte del datore di lavoro, sia – talvolta – del lavoratore.
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