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Il lato B/ La Francia dove la vita non è en rose , anzi...i capi maschi rapiti e la scommessa sul futuro delle manager donne

Afp-photo-179570 E' stato liberato, meno male, il manager francese della 3M messo sotto sequestro martedì dagli operai inbufaliti per il piano di tagli di 110 posti di lavoro su 235. E' tornato sano e salvo a casa. L'ex ad della Royal Bank of Scotland ridotta al fallimento Fred Goodwin invece la casa non l'ha più trovata, i suoi ex lavoratori esasperati erano passati da lì invece che dall'ufficio. Probabilmente perchè il top manager  a smantellarlo ci aveva già pensato da solo. La stessa esperienza avventurosa di rapimento alla scrivania, di "lavoro estremo", direbbe l'amica JobCoach Maria Cristina Bombelli, era già toccata sempre in Francia a un altro capo della Sony.
Il bersaglio della rabbia disperata degli "esodati", quando non trova sbocco su un piano dialettico e di intervento come invece dovrebbe essere, non è più la casta dei politici, leggevo stamattina. E' quella dei dirigenti ex onnipotenti, magari sprezzanti, ex capitani coraggiosi luciccanti di leadership come un'armatura fasulla, che adesso cade in pezzi e non riesce a proteggerli dall'ira che sale dai piani bassi.
Chissà come si sente quell' imprenditore lombardo molto innovativo e trendy, sempre ottimista e assertivo e comunicativo che per annunciare il licenziamento di metà personale ha fatto un videoclip alla WebTv aziendale. Forse è il caso di pensare a un sequel che dice: breaking news! Vediamoci e parliamone di persona.
E chissà se Monsieur Luc Rousselet, che dalla foto appare un signore sui 45 anni dall'aspetto passabile nonostante la comprensibile stazzonatura e lo spavento, è uno di quei manager che trascorrono  il 99,9 periodico % della loro vita in ufficio a risolvere  problemi della massima urgenza che si presentano a raffica uno via l'altro. Di quei boss che non escono prima delle 22 e tengono quindi nella massima considerazione (anche per i premi e gli avanzamenti di carriera) assistenti e dipendenti che fanno lo stesso? In questo caso, c'è da immaginare che la signora Rousselet (o chi per lei), vedendolo arrivare a casa, spiegazzato e stressato, gli abbia detto. "Hai fatto un po' più tardi stasera, come mai?".
E' un pensiero che mi è venuto dopo la presentazione ieri sera a Milano del libro "Alice in businessland"di Maria Cristina Bombelli su donne, leadership e modelli edito da Guerini. La riflessione che si faceva  con il vivacissimo pubblico non tutto di manageresse e non tutto femminile, era questa: non è che la crisi mondiale in cui oggi ci dibattiamo è la conseguenza di un modello e di uno stile di lavoro e di management tutto maschile, basato appunto sul "lavoro estremo"? Parlo, e Bombelli ne parla, di una gestione autocentrata e "lavorocentrica", tossica fino all'assuefazione, dunque folle, del tempo e degli obiettivi. Che porta a risolvere immediatamente un problema dopo l'altro, perchè tutto è urgente e vitale, senza avere il tempo mai per fermarsi a riflettere su quello che si fa e sulle conseguenze dei propri atti, imprigionati nell'ansia del fare e dallo stimolo (premiante e premiato del resto) del fare subito, come il povero criceto che corre nella ruota.


Non dico che se ci fossero state più donne sedute a quelle scrivanie da cui si decidevano di affari e destini di aziende e persone, sosteneva ieri Maria Cristina, l'economia sarebbe andata diversamente, ma il dubbio è legittimo. Questo per dire: signore in azienda, lavoriamo per cambiare le regole per noi, ed è la tesi del libro. E chissà che i tempi, questi tempi di rimescolamento di carte e scompaginamento,non siano maturi per un cambiamento del modo di intendere il lavoro e le logiche della carriera a beneficio di tutti. Uomini compresi. Applausi in sala.
Sempre la Francia ci mostra che la vita al momento non è "en rose". Riprendo da Affaritaliani.it , ma anche la homepage del  Sole.com ha dato ampio rilievo naturalmente, la notizia del gran successo Oltralpe di un blog dal leggiadro titolo  Viedemerde.fr, dove gli utenti possono raccontare e commentare le loro sventure quotidiane, e la materia c'è. In pochi mesi, Viedemerde.fr ha raccolto 6mila storie e vanta 400mila accessi giornalieri medi. Così si fa. Lo sapevo già: chi semina lagna raccoglie click.  La sfiga è contagiosa, il compiacimento anche di più e poi su Internet premia subito. Vedi il manager trombato (un altro!) che offriva soldi in cambio del posto, classica hit sul lavoro della homepage della casa. Diverte, forse. Ma non serve. Smoccola che ti passa non funziona, in prospettiva. Pensare e ripensare le regole (leggete il libro di MC Bombelli!) forse sì.

Commenti

non l'ho scritto perchè non vorrei che in questo contesto a qualcuno venisse qualche brutta idea...ma mi riprometto di fare una riflessione su Job24.it sul nuovo galateo (si fa per dire) dei licenziamenti, la casistica all'estero è ampia, se anzi qualcuno ha dei casi da raccontare, nazionali...

E' una spirale negativa quella che racconti Rosanna. Una specie di malocchio, nel senso proprio: un occhio ammalato e malevolo che guarda la realtà. Contagioso più che la congiuntivite. Provate a guardare un bambino con l'occhio che cerca solo una patologia, qualsiasi: organica o psichica non fa differenza. Quel bambino si ammalerà, è un dato di fatto. Anche guardare il mondo del lavoro in un certo modo genera inevitabilmente un clima negativo, persino stupido e in quanto stupido anche violento (fra un po' la pagina del lavoro sarà una di nera). Ripensare noi stessi al lavoro, ripensare il lavoro e le sue regole è il punto di partenza. L'hai detto bene. La crisi prima che economica è culturale, ossia personale. E la soluzione passa attraverso il soggetto.

"..come si sente quell' imprenditore lombardo molto innovativo e trendy, sempre ottimista e assertivo e comunicativo che per annunciare il licenziamento di metà personale ha fatto un videoclip alla WebTv aziendale.."
ma chi è?

Hai ragione, chi semina lagna raccoglie click ma non soluzioni.
Quando un blog diventa un circolo per quanto grande di persone con una sola idea in testa, è un comparto stagno. Io viedemerde.fr non lo conosco e anche andandoci (cosa che ho fatto) non capisco una riga di francese. A raccogliere consensi (anzi dissensi) ci vuole poco: la cosa difficile è raccogliere idee. - Arnald

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