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GlobTalk/ "Karma Kosher"- I giovani israeliani tra guerra e pace, politica e rock'n'roll

In Israele, a 22 anni sei già considerato grande. Subito dopo la nostra maturità, ragazzi e ragazze ricevono la cartolina di richiamo. La guerra è sempre presente, ma i rapper di Tel-Aviv non sono affatto male: c'è tutto nel post di Antonella
Kosher    di Antonella Appiano -  Tel Aviv, centro pulsante dell’economia, della cultura, della finanza e dell’hi-tech, gli orari di lavoro in genere ricalcano il modello anglosassone, “del tipo 9-17 orario continuato”. Una pausa di relax in un centro yoga e poi inizia il giro dei locali del Porto Vecchio dove batte il cuore della movida.
I giovani telavivi adorano il blog di Lisa Goldman, "On the face”, il“Yair Lapid talk show”. Leggono Gabi Nitzan e Etgar Keret, giovani autori minimalisti. E ascoltano gli Hadag Nahash, gruppo hip hop celebre per il video clip della “Canzone degli adesivi”, un classico su “You Tube”. Tre minuti in cui i componenti della band - fra rivendicazioni e accuse- ripetono a turno: un’intera generazione esige la pace.
Chi sono i giovani Israeliani? Come vivono? Lo chiedo ad Anna Momigliano autrice del libro “Karma Kosher, "- I giovani israeliani tra guerra e pace, politica e rock'n'roll ", dito da Marsilio". I ragazzi raccontati da Anna sono quelli appartenenti all’èlite. Laici e progressisti, abitano a Tel Aviv, si vestono casual, sono diretti, un po’ sfacciati. “C’è una parola ebraica, hutzpa, che descrive questo atteggiamento così radicato, un misto di arroganza e faccia tosta, ed è riportata persino nel dizionario inglese. D’altra parte, Israele è un paese “nuovo”, fino a poco tempo fa ruspante, senza fronzoli”. Un Paese che sarebbe comunque ipocrita definire come tutti gli altri. Perché matsav, “la situazione”, termine usato per riferirsi alla guerra senza nominarla, è sempre presente. Anche per “la meglio gioventù”.
E, infatti, subito dopo il Bagrut, la nostra Maturità, i ragazzi ricevono la cartolina di richiamo. La “leva” è obbligatoria: due anni per le ragazze e tre per i ragazzi. Esentati solo gli ultraortodossi, le ragazze sposate e gli arabi israeliani.
Ma a parte i refusenik – gli obiettori di coscienza- i giovani vedono l’esercito come simbolo di identità nazionale. Luogo di incontro, di emancipazione dalla famiglia e delle prime esperienze sessuali. Però sotto le armi si accumulano anche angoscia e tensioni. Così, dopo il congedo, i ragazzi partono per un viaggio-valvola di sfogo. Vanno in India, Nepal, Thailandia per 6-8 mesi. I “maschi” si lasciano crescere i capelli stile afro e tutti si stordiscono con droghe e filosofie pseudo buddiste. “Ma -aggiunge Anna - il viaggio in Oriente è anche una specie di lungo addio al celibato perché al ritorno a casa incomincia la vita da adulti”. In Israele, a 22 anni sei già considerato grande. E la società laica e borghese è molto “americaneggiante” nel senso che ti permette di vivere come vuoi.

A Tel Aviv, città che Anna paragona a Los Angeles, i giovani possono manifestare apertamente la propria omosessualità o rinunciare a una brillante carriera da ingegnere informatico per aprire una pasticceria. Nessuno li critica.
I ragazzi della jeunesse dorée si sposano presto, in media sui 25 anni. “E fanno subito figli” puntualizza Anna. Sono pragmatici e prediligono facoltà come ingegneria, medicina che garantiscono gli sbocchi professionali migliori. “Solo i ribelli intellettualoidi scelgono indirizzi umanistici”. O chi non è riuscito a passare i test psichometrici molto selettivi per l’accesso alle facoltà scientifiche. Nella valutazione finale di ammissione conta anche il voto di Maturità. Per questo corsi di recupero speciali permettono agli studenti di ridare l’esame dopo il servizio militare. Una faticaccia. In cambio le Università Statali costano poco, offrono corsi davvero qualificati e ottime borse di studio.
 “La mia impressione -conclude Anna- è che i trentenni di oggi vogliano soprattutto una vita normale”. E spera quindi che fra le fila di questa generazione cool possa nascere presto un Obama israeliano.

Commenti

Sono un'esperta principiante, Tommaso. Una di quelle che continua ad andare a caccia di notizie (piccole magari) seguendo la propria passione.Per informare, incuriosire. Questa è stata la molla che mi ha spinta a fare questo lavoro.Continuo sulla mia strada anche se viviamo un tempo di superficialità e noncuranza. Un momento in cui, come scrive Marco Travaglio "nessuno fa più il suo mestiere". A volte "noi così" pensiamo "mah, non se ne accorgerà nessuno".E invece no. Qualcuno se ne accorge. E fa piacere. Grazie Tommaso! Antonella

...bene, sono pronta!Esistono davvero molti Paesi da "esplorare" nell'aspetto quotidiano. Ci proverò. E' un argomento che mi prende e che sto studiando a fondo. Parliamo di giovani allora e di donne (!) di Paesi con "diritto di cronaca" solo per altri motivi, come sottolinea Rosanna. E che invece riservano spesso sorprese inaspettate. Dedicato a Maria che chiede dei Paesi del Golfo: in Kuwait, le donne che siedono nei consigli di amministrazione delle società superano in percentuale le "colleghe" italiane. Per il resto, Maria, al mio prossimo post! Antonella

E' bello vedere che qualche giornalista non è sazio/a dell'informazione che ci viene propinata ogni giorno dai più grandi canali (da cui sarebbe facile anche per lui/lei attingere notizie) ma scava e scava, alla ricerca di quella vita nascosta agli occhi della moltitudine. Continua così, Antonella!

Antonella, tocca a te..! Anche a me sono piaciuti i siti linkati, sappiamo tutto sommato poco della realtà quotidiana dei paesi che riempiono le cronache per altri motivi, e dei giovani ancora meno. Grazie per il suggerimento Maria!
Una miniera di notizie di questo tipo oltre ai suggerimenti pratici è anche la guida della nostra Loredana Oliva "Io (invece) studio all'estero". E' uscita un anno fa e ormai è un must giovanile

Ho cliccato tutti i link del post!!! Il link ti porta subito "dentro". E comunque mi piace leggere come vivono, studiano (interessante per esempio sapere che in Israele ci sono test d'accesso più duri nelle facoltà scientifiche che letterarie), lavorano gli altri. Giovani e non. Che cosa leggono. Soprattutto nei Paesi extraeuropei e in quelli poco gettonati. Lo so, molti s'informano sull'Australia o sul Canada. Ma io invece, sarò strana?, vorrei saperne di più dei Paesi del 3° mondo emergente. Ho paura che il primo ormai ce lo siamo giocato. Leggendo il post di Antonella, vorrei chiederle è possibile avere notizie sui Paesi del Golfo (non sempre e solo Dubai), il Libano o la Siria? E l'India? Su com'è la vita ma anche se è possibile per noi italiani trovare lavoro, in quale settore. Se ci sono progetti di collaborazione o ricerca ecc. Grazie. Maria

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