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Dirty Job /“Io la mia terra la difendo”, il blog di Giuseppe Gatì, morto sul lavoro a 24 anni

GIUSEP~1 I siciliani. I siciliani che sono da giorni in Inghilterra sul mare e aspettano di lavorare a terra. I siciliani che si schierano dalla parte giusta, quella della legalità, costi quel che costi. Nella stagione degli assassinii di Falcone e Borsellino mi ricordo un poster con la loro foto, quella solita, sorridente, esposta nei negozi di Taormina, e sotto c'era scritto "sono orgoglioso di essere siciliano come loro".  Adesso le gambe su cui camminano le idee dei siciliani onesti - è una frase che usiamo spesso e che ci piace - sono i blog. Finchè una morte sul lavoro non li spegne. Fine dei commenti? No.
di Fabrizio Buratto. Giuseppe Gatì è morto sul lavoro a 24 anni nel pomeriggio di sabato 31 gennaio ad Agrigento, nel caseificio di suo padre. Ha toccato inavvertitamente un filo scoperto ed è rimasto folgorato.  Giuseppe, da qualche mese, aveva aperto un blog che si chiamava "Io la mia terra la difendo"  nel quale si esponeva con un coraggio simile a quello di Roberto Saviano. Il 7 aprile 2008, presumibilmente nel post di apertura del blog, scriveva: “Io ho deciso di rimanere qui, perchè non devo essere io ad emigrare per non “sporcarmi le mani” per cercare un lavoro, ma deve andare via chi questa terra l’ha martoriata. Ho creato un piccolo spazio cartaceo che periodicamente metto in giro (volantini e manifesti) al quale ho dato il nome di QUI CAMPOBELLO LIBERA (il mio paese infatti si chiama Campobello di Licata in provincia di Agrigento). Ancora sono il solo ad occuparmene, ma confido di risvegliare qualche bell’anima; Il mio spazio si occupa di informare i cittadini di ciò che i media nazionali oscurano o censurano: condannati in parlamento, leggi vergogna, inciuci ecc. Ho già avuto i primi commenti negativi, ma non mi fermo qui. Questa è la mia terra e io la difendo.”
 Qualsiasi postilla sarebbe retorica; credo sia giusto ricordarlo solamente attraverso le sue parole. Nel suo profilo si legge: “Cerco di fare ciò, portando dentro di me il ricordo di gente come Falcone, Borsellino, Pio La Torre, Peppino Impastato, Pippo Fava, Beppe Alfano….e  tutti coloro hanno dato la vita per ridare dignita’ alla Sicilia e ai Siciliani.”



Commenti

Cara Barbara,
sono felice del tuo commento indignato. Non ci si può abituare all'idea che, ogni giorno, più di una persona perda la vita sul lavoro, senza contare gli invalidi permanenti, che non fanno notizia. E basta chiamarle morti bianche. La morte di Giuseppe Gatì colpisce di più per la sua giovane età e perchè era un ragazzo che aveva la forza ed il coraggio di denunciare la situazione della sua Sicilia. Temo che il suo nome verrà presto dimenticato, ma spero fortemente che qualcuno porti avanti il suo blog e che la società civile di Agrigento abbia il buon senso di intitolargli una via, un premio, insomma, di non permettere che una simile vicenda rimanga confinata ad un trafiletto sul giornale locale.

Morire di lavoro è tremendo e non ci sto a quelli che cinicamente sostengono che gli infortuni sul lavoro ci sono sempre stati,negli anni anzi sono diminuiti, ma sembrano tanti perchè hanno la cassa di risonanza dei media. Anche una sola morte sul lavoro che poteva essere evitata per me è una tragedia, perciò non bisognerebbe stancarsi mai di vigilare sul rispetto della legge 626 e delle misure di sicurezza da parte delle aziende e sulla sensibilizzazione dei lavoratori a prestare attenzione anche nei gesti più banali e ripetitivi e a rispettare le norme per la loro sicurezza e quella dei loro compagni di lavoro. Questo è quanto sulla sicurezza sul posto di lavoro. Su Giuseppe Gatì in particolare ,in un mondo che ci propina grandi fratelli/amici-ma di chi?/tronisti- non si sa di che regno e in odor di galera/veline e quant'altro di questa triste e superficiale compagine di gente la più varia con il vuoto pneumatico tra le orecchie, perdere un ragazzo di 24 anni di questo stampo è davvero un peccato mortale e spesso viene da chiedersi perchè il destino sia così tragicamente cieco davanti ai migliori.
Barbara Barbieri

che bella idea arnald! la migliore risposta anche per chi continua a credere che i blog siano delle vetrine dell'individualismo compiaciuto e che la blogosfera sia un mondo autocentrato e tutto sommato inutile. E anche per chi li usa così...E' significativo il punto di vista di Giuseppe Granieri in un suo libro sul tema, e lo condivido: i blog più piccoli, anche quelli personali servono, perchè sono un punto da cui transita la corrente delle idee e dei link che tiene insieme la blogosfera, collegando tutto il sistema. Se si spegnessero, la rete cadrebbe. E anche i grandi blog, che sono i nodi portanti, farebbero fatica

Mi sono letto qualche passo dal blog. Era un ragazzo coraggioso questo. E anche sicuro di sé visto che non si faceva intimidire dall'ambiente né tanto meno dalle frecciatine che riceveva per l'impegno politico del padre. Sarebbe bello che qualcuno da quelle parti, magari un liceo, prendesse in eredità il blog per portare avanti gli intenti di Giuseppe Gatì. - Arnald

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