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Diari / Studenti fuori target : e io l'ho fatto, sono tornata all'università da grande !

Confucio Dedicato a "quelli che non si può fare", a vent'anni o a quaranta è lo stesso, debutta il diario di  Antonella Appiano. Nella sua vita precedente, come si dice in questi casi, era una autrice e conduttrice di Mediaset,scrittrice di romanzi, madre di due figli adolescenti. In quella attuale è giornalista, attrice e autrice di testi teatrali, madre di due figli adulti e soprattutto studentessa universitaria  in lingue orientali, anzi medio orientali. Coraggio, entusiasmo ed energia  non le sono mai mancati ma..questo davvero è un colpo di scena. Che merita un diario. Benvenuta nella community di JobTalk Antonella! La foto scattata alla facoltà suddetta è tratta da Flickr
A proposito di quelli che...su Job24.it c'è il Curriculum atipico e il personaggio che parla con noi di lavoro  è
Enzo Jannacci. Incredibilmente attuali, certi versi delle sue canzoni  anni 60 e 70...

di Antonella Appiano.- Io l’ho fatto. Sono tornata a scuola da grande Mi sono iscritta di nuovo all’Università. Facoltà di Studi Orientali, Università La Sapienza. Anche se avevo già un mestiere che mi piaceva, una famiglia, una vita densa. Da sempre mi ero interessata al mondo arabo. Mi attraeva e incuriosiva. Così leggevo, mi documentavo, viaggiavo. Grazie al lavoro, avevo anche girato qualche reportage nel Maghreb e in Asia Centrale, lungo la via della Seta, a Samarcanda, Bukhara. Ma non ero soddisfatta. Mi mancavano le basi. Volevo conoscere la parte di storia mancante.
Studiare il passato per tentare di capire meglio il presente. Imparare la lingua e mettere al posto giusto le tessere mancanti del puzzle.
La struttura accademica mi è sembrata subito la soluzione migliore. In Canada ho amiche che si laureano, si sposano, hanno figli e poi ritornano all’Università per specializzarsi. Trovano un lavoro, si fermano, si rimettono a studiare. Per un dottorato magari. Oppure ricominciano da capo dopo aver scoperto nuovi interessi.
Insomma, iscrivendomi, non pensavo di fare qualcosa di strano.
Invece, a quanto pare, ho compiuto un atto rivoluzionario. Certo, gli amici, quelli veri, si sono entusiasmati. Ho trovato appoggio nei docenti e avvertito spesso sincera ammirazione da parte dei miei neo colleghi. Loro, i ragazzi. Gli studenti legittimi e legittimati.
Ma il coro più sostenuto rumoreggiava in sottofondo: “Che idea, rimettersi a studiare”, “E le prospettive, scusa?”, “Arabo? Auguri!".
Primo sottotesto: dov’è la convenienza?  In tempi di morale produttivistica, il tempo ha valore solo se rende in termini economici sicuri e immediati.  Spenderlo a fondo perduto, una follia.
Secondo sottotesto: alla tua età. 


Curioso vero? La vita si allunga ma la giovinezza si accorcia. L’entusiasmo è visto con sospetto. Si vive in risparmio emotivo, mentale e intellettuale. I luoghi comuni e gli stereotipi si sprecano. Due must: la memoria si atrofizzata già dopo i trent’anni. Le lingue s’imparano solo da piccoli.
Invece non esiste un’età ideale per imparare. Il momento giusto è quello in cui ci scatta dentro la voglia di farlo. Non importa se a trenta, quaranta cinquant’anni o più. Non è mai troppo tardi. Lo diceva cinquant’anni fa il maestro Manzi, conduttore di una trasmissione televisiva per la formazione degli adulti. Uno slogan vecchiotto, d’accordo. Ma che oggi è confermato dalle affermazioni dei neurologi: il modo migliore per mantenere il cervello giovane è nutrirlo con idee e stimoli nuovi. Esercitarlo.
Lo ha ribadito anche in una recente intervista il premio Nobel Rita Levi Montalcini, 99 anni compiuti. Che sollievo.
Adesso posso tornare in facoltà, continuare a studiare serena, dare esami. Ci vorrà più tempo. L’unico svantaggio dello studente fuori target è nella quantità inferiore di ore a disposizione. Correrò qualche rischio. Per esempio quello di non adagiarmi nell’automatismo di pensieri e ruoli. Di rompere qualche schema mentale. Ma posso testimoniarlo. Studiare da grande è davvero più facile. Piacevole. Gratificante. Un regalo inaspettato.

Commenti

Rispondo a tutti insieme, perché tutti avete posto l'accento su punti cruciali del mio diario. L'opporsi a chi cerca di imbrigliarti in schemi fissi. Mammaioli o lavoristi o giovanilisti (il compleanno è solo una data sostiene il mio adorato Al pacino) come nota Rosanna. E la fatica ma anche la soddisfazione per noi della "generazione di mezzo" (bella definizione di Maria Teresa) nel rinnovare progetti di "entusiasmo e impegno". Sicuramente una forza motrice sconoscita alla generazione delle nostre madri. E sono d'accordo anche nel pensiero impicitamente politico che ha animato la mia scelta (messo in rilievo da Zagarrio). Sì, il mio rinnovato impegno a favore della cultura nasce anche dalla idea bakuniana di concepire " libertà come libertà di sapere..." E grazie a Simonetta per citarmi addirittura come esempio. Ci proverò... Antonella

è brava sì, antonella. Sono contenta che il diario di una non ventenne , della "generazione di mezzo" come dice Maria Teresa, e di una donna che si racconta nei suoi interessi e nelle sue scelte, al di là di tutti gli stereotipi giovanilisti, pariopportunisti, mammaioli, lavoristi, disfattisti, vi piaccia e vi smuova. Presentando il libro di Elisabetta Galli "Lettera aperta agli uomini" l'altra settimana a Milano osservavo proprio che il fatto che una mamma oltre i 40 e con figli grandicelli pensi al suo futuro di persona e di donna, progettandolo, è davvero una cosa nuova, un privilegio e una forza di proiezione impensabile per le generazioni precedenti, quella a cui appartenevano le nostre madri. Io ne conosco diversi di questi casi, e non sono delle signore Peter Pan, o Campanellino. Tutt' altro. E'una bella fatica. Ma anche questa è una conquista!

"Studiare il passato per capire meglio il presente". Quello che mi piace nel diario di Antonella è un pensiero implictamente "politico". Forse mi sbaglio, ma dietro l'interesse per l'arabo, per il Medio Oriente, per gli "studi orientali", c'è un interesse per il mondo contemporaneo e le sue grandi contraddizioni. Tutti noi abbiamo seguito l'affaire Gaza. Ma non siamo in grado di potere esprimere giudizi articolati perchè ci mancano le "fonti": ci manca la lingua, ci mancano i contatti con i luoghi e territori (magari "occupati"). Fondamentale (e non fondamentalista) sembra dunque il bisogno di tornare a studiare. da grandi o da piccoli o da vecchi. Per non parlare per stereotipi e per sentiti dire, per dire le cose sapendo di che si parla. E questo non sempre succede nel nostro paese. Anzi, quasi mai. Questo è un gesto "rivoluzionario". Complimenti ad Antonella per la voglia di rimettersi in gioco e per cercare di capire dotata di strumenti scientifici.

Ci sono frasi da antologia nel Diario di Antonella e gliene siamo grati. L'amara riflessione sul valore "commerciale" del nostro tempo, l'unico spendibile in modo accettabile oltre una certa età, ad esempio. Le irresistibili affermazioni su entusiasmi cosiddetti tardivi, memorie in pericolo, giovinezze che si accorciano, luoghi comuni e banalità a uso e consumo del sistema produttivo. Antonella è dunque una donna grande che ha detto no e si è rivolta al mondo meno appariscente e più sostanzioso del sapere, l'Università. Oggi non è facile trovare persino nei giovani (d'età s'intende) l'entusiamo per lo studio e la conoscenza, l'umiltà nell'affrontare studi lunghi e complessi. Che il riscatto possa partire proprio dalla gloriosa generazione di mezzo? Complimenti e auguri, Antonella.

Eh brava Antonella!Fa piacere leggere che come me ci sono persone che, anche se superati gli anta, hanno questa voglia di continuare a mettersi in gioco; spinti soprattutto dall'entusiasmo che proviene dal nostro io interiore e dalla voglia di imparare continuamente cose nuove sul mondo che ci circonda. Come scrivi tu, non è vero che arrivati ad una certa età le proprie ambizioni debbano venire soppresse, solo per la paura di venire giudicati fuori schema da una società ancora improntata sui luoghi comuni (ovviamente ci sono le eccezioni). Che questo sia d'esempio anche per le nuove generazioni. Io ho due figli grandicelli e spero di riuscire a trasmettere loro questo mio entusiasmo.
Complimenti!

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