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JobCoach/ Allarme dagli Usa: attenzione all'alcolismo da blog e ai blogger compulsivi

L'avvertimento viene dal quartiere statunitense della blogosfera. Ese lo riprende il JobCoach medico PollyFrost filosofo Luigi Ballerini, c'è da crederci. Io ero rimasta al gioco e allo shopping compulsivo come rimedi (di quelli peggio del male,anche se lo shopping scatenato ogni tanto è uno dei piaceri della vita, lo devo ammettere...) contro carenze, delusioni,scontentezze, stress, da lavoro ma non solo.Certo è che che questo tipo di bulimia da post è pericoloso per sè e per gli altri. I lettori si trasformano in non lettori e non commentatori, gli altri blogger anzicchè linkarti ti evitano,  questo è il primo sintomo da tenere d'occhio...allora sì che diventa salutare per sè e saggio per gli altri pensare a una inibizione -purchè selettiva- della scrittura sui blog (mi ci metto anch'io, naturalmente, anche se non credo di essere la più a rischio, per essere sincera)
di Luigi Ballerini.- Ci voleva la simpatica Polly Frost per inibirci la scrittura! Un suo recente post su Atlantic ( ha con spirito, ma non troppo, messo in luce una nuova sindrome pericolosamente diffusasi nel web: l’alcolismo da blog (che in inglese suona come blogaholism), la compulsiva necessità di partecipare ai blog, esprimendo la propria opinione. Spesso a sproposito, intasando le pagine web di dati biografici inutili e irrilevanti, di lamentele sterili, di angosce troppo personali.
Polly, mi sei simpatica e mi piace un sacco l’ironico pezzo che hai scritto (sarà stato poi davvero ironico?), ma non sono con te. Ovviamente non posso darti torto sul condannare gli eccessi: quindi, come ogni –aholism, anche il blogaholism è da sottolineare nei suoi effetti negativi sulle persone. Quindi non discutiamo qui l’aspetto preoccupante di dipendenza patologica (quando è davvero tale).
Nella tua analisi manca tuttavia il punto fondamentale, il cuore della questione, ossia chi anima il blog, chi lo rende vivo. Non consideri infatti che un blog è lo specchio di chi lo fa, perché non vive di vita propria. Non è un ecosistema auto-mantenentesi, come quelle bocce chiuse dove la vita si perpetua da sola. Ogni giorno un blog viene aperto,  moderato, pensato, sollecitato, corretto, potenziato, rivisto, interpretato da chi lo mantiene vivo.
Allora, se i blog sono urlati è perché chi lo fa urla, se sono vuoti è perché chi lo fa è vuoto, se sono senza commenti è perché chi lo fa non ha commenti, se sono ingiuriosi è perché chi lo fa è ingiurioso, se attira blogaholic che ci scaricano dentro ogni brandello di pensiero è perché il primo blogaholico della lista è proprio il suo creatore.
Ovviamente vale il  contrario, nella variante virtuosa. Se offri qualità ricevi qualità.
Polly Frost, mi sei strasimpatica, sarà perché ti chiami come chi consegna i surgelati a casa o come le simpatiche minibamboline con cui giocava mia figlia da piccolina (quante risucchiate implacabilmente dall’aspirapolvere!), ma ti sbagli. Invece che fare corsi agli scrittori di blog (perché scrivano meno),  semmai pensa un corso per chi li apre (i blog). Perché di quelli ne servono pochi, ma buoni. 

Commenti

Antonio, grazie del commento che non è nè inutile nè buttato lì, anzi. I blog seri sono moderati, questo vuol dire che sta al curatore curare (appunto!) il traffico. Curare significa proprio prendersi cura, che non è censurare ma vegliare sui toni, accertarsi che non si manchi di rispetto assumendo toni inutilmente personali, che non si esca dal tema, che si risulti sempre civili, insomma. Per questo non tutti i blog sono uguali, per questo alcuni attirano lettori e commentatori attenti come te e altri no.

Quello che dice il signor Ballerini è senza alcun dubbio vero, ma penso che non conti tutti gli aspetti. Credo che quello che intendesse Polly fosse la presenza di commentatori che vogliono solo scrivere, anche se non sanno veramente cosa scrivere e per questo rovinano il dialogo che si può affrontare scrivendo commenti seri e benpensati sull'argomento proposto dal blog. Questo vuol dire che il problema sono sia quelli che creano i blog inutili, che essendo inutili avranno commenti altrettanto inutili, sia chi scrive commenti "buttati lì" anche nei blog seri rovinandoli.
Ecco la mia umile opinione, grazie.

Lo ammetto. In questa era di web logging mi sento un Post-telegrafonico. Vi ricordate questo termine in voga negli anni settanta? Quando la telefonia e il servizio postale erano la stessa emanazione di una organizzazione statale che provvedeva a smistare lettere e telefonate con la stessa elefantiaca organizzazione di migliaia di addetti sempre in lotta, sempre a discutere di contratti. Sciopero dei post-telegrafonici! Era il terrore di ogni attività politica di quegli anni! Tutto finito, tutto spazzato via da giga-fantastilioni di byte che ogni nanosecondo si muovano da una parte a l'altra del globo. Si, mi sento un post-telegrafonico, un neanderthaliano che vaga con la sua clava in un mondo che è già andato oltre, mentre mi domando: se chi scrive in un Blog fa un post,chi riscrive da una ris-post? Tu, caro Luigi, mi dici che esiste già un'algida eroina, dall'altra parte del globo, che ha già pronta un'esegesi del Blog-world, dei suoi officianti e della schiera di proseliti piu o meno tarati. Però c'è una cosa positiva in tutto questo. E'lo scrivere. Perchè infilare le parole in una tastiera significa fermare un attimo il tempo per pensare, organizzare un logos. In un epoca dove dilaga lo spot, il format, il dialogare vacuo del grande fratello, la semplificazione ad oltranza, lo scrivere rimane un tentativo di riflessione. Fermarsi a pensare, certo, per il tempo di un Blog. Ma meno del nulla!

Un post-telegrafonico

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