Il senso di Luigi per la neve. Il senso del dovere di chi oggi è venuto a lavorare lo stesso è il senso del lavoro partecipato, scrive il nostro saggio JobCoach. Però non me la prenderei con tutti quelli che, invece, sono rimasti a casa: ci sono situazioni in cui non si può fare altro che fermarsi, che rinunciare. Cambiare programma e mettersi guardare lo spettacolo insolitamente zen della neve intatta. Accettando l'insegnamento della natura, che è ancora più forte di noi. E anche più forte del lavoro. Posso dire: meno male? Grazie a te Luigi!
di Luigi Ballerini.-Milano, come altre città, è sotto una coltre di neve. E noi vorremmo forse essere sotto una coltre di lana. Poteva esserci un inizio anno (lavorativo) più stimolante? Le scuole riaprono oggi, così come molti uffici, pubblici e di professionisti. Qualcuno sarò di sicuro rimasto a casa, per le sue buone ragioni. Ma cosa ha spinto (credo i più) a sfidare il
maltempo e uscire rimpiangendo di non avere un Armaduk personale o una slitta più facile da manovrare dell’auto sulle strade mal pulite? Cosa ci ha fatto vincere la pigrizia e la tentazione di restarcene a letto e ammirare dalla finestra uno spettacolo eccezionale? Io credo sia ancora il senso del dovere, e scomodo volutamente questa espressione che so apparire così demodè in certi salotti se non forse addirittura reazionaria. Senso del dovere: iniziamo con senso. Senso come direzione, come saper dove andare, come avere una meta. E dovere, che fa coppia (senza litigare) con potere. E’ il dovere legato a un compito, legato al fatto che se io ci sono o non ci sono non è affatto uguale, che io oggi posso fare la differenza nel luogo di lavoro, con i miei colleghi, i vicini, gli amici e i nemici. Per me stesso e per gli altri, qualunque sia la mia mansione.
Piuttosto che ammirare uno spettacolo eccezionale abbiamo deciso di farne parte. E’ questo quello che ci ha mosso, nonostante il motivo ci possa apparire ancora nebuloso, come il cielo basso che ci sovrasta. Ci siamo riempite le maniche di neve togliendola dal parabrezza, le calze si sono bagnate nei primi tre minuti che eravamo fuori, le migliori acconciature si sono smontate come una meringa mal cotta, siamo scivolati sul marciapiedi e per poco non cadevamo, ma ne valeva la pena.
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Commenti
paolo 09/gen/2009 12:16:05
pepe franki 07/gen/2009 15:13:48
rosanna santonocito 07/gen/2009 14:27:14
ugo teatini 07/gen/2009 14:05:46
rosanna santonocito 07/gen/2009 12:04:28
Michele Bozzetti 07/gen/2009 11:55:54
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