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07/01/09

JobCoach/ Il senso di Luigi per la neve

C_3_media_57469_galleryitems_galler Il senso di Luigi per la neve. Il senso del dovere di chi oggi è venuto a lavorare lo stesso è il senso del lavoro partecipato, scrive il nostro saggio JobCoach. Però non me la prenderei con tutti quelli che, invece, sono rimasti a casa: ci sono situazioni in cui non si può fare altro che fermarsi, che rinunciare. Cambiare programma e mettersi guardare lo spettacolo insolitamente zen della neve intatta. Accettando l'insegnamento della natura, che è ancora più forte di noi. E anche più forte del lavoro. Posso dire: meno male? Grazie a te Luigi!
di Luigi Ballerini.-Milano, come altre città, è sotto una coltre di neve. E noi vorremmo forse essere sotto una coltre di lana. Poteva esserci un inizio anno (lavorativo) più stimolante? Le scuole riaprono oggi, così come molti uffici, pubblici  e di professionisti. Qualcuno sarò di sicuro rimasto a casa, per le sue buone ragioni. Ma cosa ha spinto (credo i più) a sfidare il Lucyliu8_240_3 maltempo e uscire rimpiangendo di non avere un Armaduk  personale o una slitta più facile da manovrare dell’auto sulle strade mal pulite? Cosa ci ha fatto vincere la pigrizia e la tentazione di restarcene a letto e ammirare dalla finestra uno spettacolo eccezionale? Io credo sia ancora il senso del dovere, e scomodo volutamente questa espressione che so apparire così demodè in certi salotti se non forse addirittura reazionaria. Senso del dovere: iniziamo con senso. Senso come direzione, come saper dove andare, come avere una meta. E dovere, che fa coppia (senza litigare) con potere. E’ il dovere legato a un compito, legato al fatto che se io ci sono o non ci sono non è affatto uguale, che io oggi posso fare la differenza nel luogo di lavoro, con i miei colleghi, i vicini, gli amici e i nemici. Per me stesso e per gli altri, qualunque sia la mia mansione.
Piuttosto che ammirare uno spettacolo eccezionale abbiamo deciso di farne parte. E’ questo quello che ci ha mosso, nonostante il motivo ci possa apparire ancora nebuloso, come il cielo basso che ci sovrasta. Ci siamo riempite le maniche di neve togliendola dal parabrezza, le calze si sono bagnate nei primi tre minuti che eravamo fuori, le migliori acconciature si sono smontate come una meringa mal cotta, siamo scivolati sul marciapiedi e per poco non cadevamo, ma ne valeva la pena.

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Commenti

Da noi in Cispadania la neve è arrivata il pomeriggio quando ormai si era in ufficio da un po'. E' arrivata copiosa e improvvisa con una luce greve che ha oscurato i paesaggi industriali. E allora mi è venuta l'angoscia del ritorno a casa. Quel richiamo del tepore familiare che nessun dovere o potere può attutire.

avevo voglia di lavorare, ma la troppa neve non mi ha permesso di uscire dal box con l'auto. Allora mi son messo a leggere quanto scritto da Luigi e pertanto mi sento attore anch'io del film descritto.........

Risvegliata da un silenzo irreale per Milano, stamattina ho avuto la tentazione di rimanere a casa, e lavorare comunque da lì. Si può fare, su Internet. Ma c'era un video nuovo da mettere online e questo a distanza non si può fare: rimandare sarebbe stato un peccato, c'era la mazzetta cartacea dei giornali che mi aspettava sulla scrivania in redazione (così credevo, perchè è arrivata solo alle 11), e poi non abito lontano... allora sono uscita e il giardinetto pubblico bianco e intatto che ho attraversato era uno scorcio nordico, con i padroni dei cani che chiacchieravano a voce alta allegri. Per strada non ho visto facce particolarmente tirate o cupe (altra cosa irreale per Milano). Nemmeno qui al Sole, dove tutti si raccontavano com'erano arrivati. Anch'io ci sono, come dice Ugo!!!Niente caffè, perchè il bar aziendale è affollato come San Siro, nella casella arrivano poche email tutto sommato, per essere il giorno del rientro, mi ha scritto Emma dalla Cina e Arnald che è "de Roma" e vuol sapere (sfotte???) se è vero che a Milano è tutto bloccato. Dipende. Chissà se nei parchi qualcuno fa a palle di neve?

Oggi sono andato a lavorare.
E' stato molto bello; uscire più presto del solito per essere puntuale; Ho pulito la macchina con la scopa; parte al primo colpo; però la macchina rimane al minimo e non sale di giri; così la porta dal meccanico (al minimo è sufficiente tanto nessuno supera i 10 Km all'ora). Torno a casa a piedi, ripulisco la macchina dei figli; non rieco a uscire dal parcheggio se non dopo 20'. Ne sono successe altre e per farla breve sono comunque arrivato al lavoro; sono contento; per dirla sinteticamente come i telefilm di tanti anni fa "C'ero anch'io" o meglio "Ci sono anche io"

esortativo sì, perchè demagogico?

è un discorso che incrocia il demagogico e l'esortativo, comunque dopo la metafora della meringa oltre che un guru sei un profeta

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bio Rosanna Santonocito

  • Rosanna Santonocito Rosanna Santonocito
    Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro? Prendiamo in prestito (e lo distorciamo) il titolo di un bel libro di Raymond Carver. Lì i racconti parlavano d’amore. E il lavoro, proprio come l'amore, che ci sia o no, é un argomento che interessa tutti e su cui tutti hanno qualcosa da dire.
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