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Il lato B/La creatività è una cosa seria: lo dice la Comunità europea che le dedica l'anno 2009

Logo_eyci2009_2 E' ora di prendere sul serio la creatività: lo dice Edward de Bono, il padre legittimo di una espressione, il "pensiero laterale",  che spesso si cita senza sapere che è proprio a lui che va fatta risalire. de Bono è uno degli ambasciatori scelti dalla Commissione europea per rappresentare il 2009 Anno della creatività e dell' innovazione che è stato lanciato ufficialmente ieri a Praga.  Leggete tutto sulla homepage di Job24.it (che ha fatto solo uno stop per Capodanno ed è online, aggiornato come ogni mercoledì), comprese le iniziative in programma da qui a marzo e un curioso video musical-vegetale.
Che cos'è la creatività e che cosa c'entra con il lavoro me lo ha spiegato De Bono stesso molti anni fa, nel 1995, quando andai a trovarlo nell' isola che si era comprato nella laguna di Venezia per farci la sua scuola e che, mi dicono, non ha più. Nell'intervista la chiamai "l'isola del pensiero", perchè c'era un'atmosfera un po' magica in quelle aule senza sedie e piene di giocattoli. E il guru anglomaltese, furbo e affabile, che offriva grappa e biscotti e mi mostrava le sue prossime tappe da conferenziere su un mappamondo gigante gonfiabile,  sembrava Prospero della Tempesta di Shakespeare.
Gli allievi manager e burocrati che sbarcavano come naufraghi del "pensiero verticale" per seguire i suoi insegnamenti "laterali" sarebbero ripartiti da lì trasformati <pensatori creativi>. Chi piu' e chi meno, naturalmente. Come nello sci o nel tennis, ci sono i campioni e gli onesti praticanti. Perche' (e questo e' il nocciolo della teoria di de Bono) la creativita' si impara esercitandola, ed è alla portata di chiunque sia disposto a lavorarci sopra. Per semplificare al massimo, diciamo che le idee vengono soprattutto a chi e' allenato a farsele venire. E la risposta migliore a un problema non è sempre quella piu' logica. O quella a portata di mano. Magari si trova facendo un passo più in là. Per questo bisogna esercitarsi a guardare di lato, magari anzi meglio, fuori contesto.
Secondo punto: essere creativi non e' un lusso, una prerogativa di artisti e poeti, nè' un'attivita' che si esplica in un romantico caos. Tutt'altro. Creativamente si possono affrontare l'organizzazione e la ricerca & sviluppo, ma anche la gestione e la contabilita'. E' creativo il design italiano, ma è altrettanto creativo il modello di business della svedese Ikea. Fin qui il de Bono pensiero. Se siete d'accordo o meno potete dirlo partecipando al sondaggio "Creativi si nasce o si diventa?".
Ma sono interessanti anche gli obiettivi di quest'anno europeo, indicazioni molto concrete e dirette rivolte agli individui e alle organizzazioni per innovare in tempi di crisi economica, trovare idee nuove per sviluppare le politiche di formazione e creare posti di lavoro. Per questo la creatività è una cosa seria, come ammonisce Edward de Bono. Ve ne riporto due: i. incoraggiare coloro che non sono presenti sul mercato del lavoro a sviluppare il loro potenziale creativo ai fini della loro autorealizzazione e coloro che sono alla ricerca di un impiego a migliorare la loro attrattiva sul mercato del lavoro;
m) sviluppare la creatività e la capacità di innovazione nelle organizzazioni private e pubbliche attraverso la formazione, e incoraggiare tali organizzazioni a utilizzare al meglio le capacità creative degli individui, siano essi lavoratori, clienti o utilizzatori.
Non dimentichiamoci che il 2010, anno di arrivo per la strategia di Lisbona, è a un solo giro di calendario. Allora il 2009 della creatività diventa una specie di last chance motel per fare rifornimento. E' l'ultimo miglio. E' il tapis roulant delle idee e del coraggio di sperimentare. Usiamolo come se fosse il "red carpet".

Commenti

Certo che sì, Luigi! Anche il punto m) degli obiettivi dell'anno europeo, e non a caso, suggerisce alle organizzazioni l'utilizzo migliore delle capacità creative degli individui, e tra questi ci sono gli utilizzatori, che danno un contributo prezioso. E' il crowdsourcing, che ha un fine commerciale, ma è anche la logica del blog e delle comunità della rete. Non c'è creatività negli sfogatoi, nelle vetrine con il vetro autoriflettente, nei copia-e-incolla acritico di scritti altrui che non stimolano nulla e nessuno. Ovviamente...

Rosanna, soprattutto in questi tempi la creatività assume anche un aspetto riflessivo: sapersi re-inventare, ri-pensare, per poter ri-partire. Ogni "ri" necessita lo sforzo di una novità che tuttavia poggia sul presente (per non diventare sogno astratto o illusione). Tieniamola d'occhio questa campagna; chissà magari anche noi potremmo darci un contributo significativo. In fondo questo blog non è espressione viva della creatività di chi lo fa, lo legge, lo commenta, insomma lo vive ogni giorno?

Questo sulla creatività è un discorso interessante anche per un altro motivo. Il precariato non genera solo insicurezza, ma mette in moto una serie di elementi che fanno emergere molti talenti o semplicemente personalità che affrontano la vita in modo sorprendente. Insomma non c'è crisi senza soluzione: le migliori le trovano quelli che cominciano a pensare in modo nuovo, abbandonando il bagaglio di retorica che la società gli ha instillato fin dalla nascita. - Arnald

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