Qual è il lavoro che ti fa saltare giù dal letto alla mattina, tanto ti piace e tanto ti appassiona che non vedi l'ora di cominciare un'altra giornata operosa? Se lo chiedevano sul Financial Times, pagina Business Life, lunedì scorso. Me lo domando anch'io oggi, al ritorno sul JobTalk, riaperta la guardiola della portineria dopo una settimana di assenza. Vista la classifica sulle parole più cercate dagli italiani su Google.it nel 2008, che mette al terzo posto "Lavoro" (le prime due sono "Youtube" e "Roma") non dovrei avere dubbi, almeno per quanto mi riguarda. Se la molla che ti catapulta fuori dalle coperte è la soddisfazione di fare qualcosa che non solo ti piace fare, ma è anche utile per tante persone (quanto curiosi del lavoro sono i Googler me ne ero già accorta vedendo nel backoffice la moltitudine che da lì sbarca su JobTalk), è l'ebbrezza di surfare sull'onda internettiana al momento giusto, è l'orgoglio di aver vinto la sfida e sfracellato gli obiettivi, è il calore dei lettori che ti scrivono e ti fermano ai coffe break delle conferenze per farti i complimenti, allora sì, il mio è un lavoro così. Sul fatto che questo basti, però, di tanto in tanto mi viene qualche dubbio. Per esempio, quando leggo sull'ultimo Io Donna di Arianna Huffington e Tina Brown. Americana blogger innovatrice e affermata la prima, americana giornalista di classe A ex direttrice di Vanity Far e New Yorker nonchè blogger dell'ultima ora la seconda. L'articolo è bello e si intitola "Il Sesto Potere". Potere di Internet. Mica il lato B. Mica l'angolo delle amenità 2.0, l'accessorio internet-chic del giornale di carta. Le due signore tra l'altro amiche, e i loro siti, dice il pezzo del magazine del Corriere, contano, e non solo gli utenti unici e le pagine viste. Arianna, finta bionda greca e indomita, è un modello di riferimento del giornalismo in rete, il suo Huffingtonpost è il mito di noi "piccole blogger crescono". Chissà se anche lei, all'inizio, usciva presto di casa tutta contenta con la voglia di postare i commenti e l'ansia di aggiornare il blog, persino in spiaggia. Penso proprio di sì. Chissà se in cambio del suo lavoro incassava perlopiù buffetti paterni e sorrisi di benevola condiscendenza. Di questo non sarei così sicura. Nell'Italia in affanno da crisi, ma prima non era diverso, quel che ti rende felice del tuo lavoro è il fatto che lo fai. O addirittura che ce l'hai, oppure che ne hai ancora uno, viste le cifre della cassa integrazione: 253% di ore in più rispetto all'anno scorso, per fortuna che, nel frattempo, c'è anche chi va a sciare e a comprare le cravatte napoletane. Si sa che lo shopping pazzo mette di buon umore, che gli sciatori sono ottimisti per natura e gli operai e gli impiegati in Cigo invece pessimisti, ancorchè preoccupati di andare troppo sopra le righe e diventare esuberanti ...
Parlare di lavori che piacciono o meno, me ne rendo conto, nei mesi che verranno potrà suonare irritante. E irrispettoso. Ma rinunciare a chiedersi "com'è il lavoro che faccio?'" sarebbe una sconfitta da non accettare, l'ennesimo boccone amaro della crisi, difficilissimo da mandar giù.
Il ritaglio dell'FT sul salto dal letto è uno di quelli che ho messo da parte in questi giorni di riposo, contando di ritornarci sopra. Gli altri argomenti da recuperare sono la sicurezza sul lavoro, Facebook per trovare lavoro (nel libriccino del Sole24 ore-Nòva24 - grande idea, grande successo ! - c'è un assaggio) e l'anno che verrà, ovvero di cosa parleremo quando parleremo di lavoro nel 2009. Qui sul blog e fuori. Chissà se saranno di più i post su quelli che vanno a sciare con le cravatte blu a pallini o sui socialmente ammortizzati. O sugli esuberanti senza ammortizzatori: ci sono anche loro. Il Financial Times, in due colonnine, cita addirittura cinque storie di persone entusiate del proprio mestiere. Il segreto per svegliarsi felici 7 giorni su 7, conclude l'FT, è trasformare in un lavoro la tua grande passione, o il tuo interesse più profondo: il vino, le piante, la pesca, il cinema. Un tratto in comune c'è, ed è che nessuno di questi lavoratori lavora più in un'azienda, ma tutti e cinque lavorano per sè.
CATEGORIE: Il lato B
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Commenti
Luca Pasquin 17/dic/2008 17:56:05
Sabrina 15/dic/2008 20:38:11
maria rita meucci 11/dic/2008 15:13:50
Arnald 11/dic/2008 11:52:31
Marco Lombardi 11/dic/2008 11:03:00
rosanna santonocito 11/dic/2008 10:06:51
Arnald 11/dic/2008 09:55:26
rosanna santonocito 11/dic/2008 09:50:08
Luigi Ballerini 11/dic/2008 07:10:18
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