Italiani, popolo di....lascio a voi il compito di aggiungere di cosa, dopo aver letto queste cifre: il 30% della popolazione dai 18 ai 64 anni non legge, non va al cinema, ma non va neppure allo stadio, non pratica sport, non usa internet.. aiuto! Lavorano e basta? O nemmeno questo? Aggiungiamoci pure la notizia che riportava con profusione di punti esclamativi Pandemia , animato dall'ottimo pluriblogger Luca Conti: la percentuale di case che dispone di una connessione ad Internet è diminuita, passando dal 43% al 42%! Invece, il pure ottimo Fabrizio ha fatto un uso virtuoso della sua connessione domestica e ha seguito per noi in rete il convegno sulla cultura dell'innovazione . Nè è uscito un post un po' lungotto (aach Fabrizioooo) ma che merita, e per chi arriva alla fine c'è una sorpresa video che premia la tenacia..Ultima cosa: Fabrizio sarà ospite in diretta su All Music Tv, il programma si chiama "Community", lunedì 15 dalle 14 alle 15, e parlerà in quanto trentenne del suo libro "Curriculum atipico". E anche di JobTalk...
- di Fabrizio Buratto. La cultura è una risorsa importantissima, un bene collettivo come l’acqua, e come l’acqua non si può pensare di privatizzarla senza conseguenze gravissime; questa la prima riflessione che mi ha suscitato il convegno organizzato dalla Fondazione Mondo Digitale dal titolo “Cultura dell’innovazione e partecipazione – La società della conoscenza inclusiva a Roma, nel Lazio, in Italia.” Cosa si intende per conoscenza inclusiva? Ad esempio quello avviene in queste righe: voi state leggendo qualcosa che io riporto e di cui sono venuto a conoscenza grazie ad internet. Il convegno si è svolto a Roma mercoledì 10 dicembre, ho ascoltato gli interventi in rete mentre visualizzavo le slide la sera dell’11 dicembre in casa mia a Milano, e chi legge ne può usufruire quando vuole ovunque vi sia una connessione. Stupendo. L’intervento del professor Alfonso Molina, Direttore Scientifico della Fondazione Mondo Digitale e docente all’Università di Edimburgo, intende spiegare come si può realizzare, e con quali vantaggi, una società della conoscenza inclusiva.
I paragoni con gli altri paesi europei sono impietosi per l’Italia, che investe nella ricerca scientifica l’1.1% del PIL, contro una media europea è dell’1.7%, mentre la Svezia primeggia col 3.9%. In Italia c’è un pc ogni 12 studenti, siamo molto indietro nell’uso della banda larga, pur essendo il territorio ben coperto dalla fibra. E’ un ritardo culturale, da colmare il più velocemente possibile perchè l’economia si sposterà sempre più sulla rete, insieme alle informazioni e ai servizi. Le menti per predisporre un piano non mancherebbero: il napoletano Francesco Caio è stato nominato da Gordon Brown in persona a capo del team che, in Gran Bretagna, si occupa di progettare la rete a banda larga per Cable & Wireless, la Telecom del Regno Unito.
Dopo Alfonso Molina prende la parola il professor Tullio De Mauro, il quale inizia la sua relazione con una domanda: “Nella società contemporanea italiana chi è che ha gambe per procedere sulla strada dell’innovazione indicata da Molina?” Alla domanda, solo apparentemente retorica, seguono i dati, di nuovo impietosi: il 71% della popolazione adulta italiana è sotto il livello minimo delle competenze per partecipare alla vita collettiva di una società moderna. Del 29% che sembrerebbe al di sopra, in realtà solo un 20% “ha le competenze sufficienti per vivere alla pari, non come un suddito inerte, in una società contemporanea”. Il punto più debole della nostra cultura intellettuale e scolastica concerne le conoscenze scientifiche; lo si sapeva, e questo gap culturale si trasforma in un gap economico: non importiamo solo materie prime ed energia, ma anche idee, e le idee costano come il gas o il petrolio. Di più, dalle puntigliose ricerche combinate dall’equipe del professor De Mauro con i dati Istat e Ocse, risulta che solo il 16% della popolazione dai 18 ai 64 anni è attivo, ovvero va al cinema, ai concerti, a teatro, legge libri, usa internet e il cellulare nelle sue funzioni più sofisticate. Ma il 53% degli italiani è impegnato assai di rado in una di queste attività, mentre c’è addirittura un 30% che non si capisce come passi il tempo, apparentemente non fa niente: non va al cinema, non va neppure allo stadio, non pratica sport, per non parlare della lettura o dell’uso di internet. Probabilmente passa ore davanti alla tv. Il professor De Mauro è convinto che si debba indirizzare lo sforzo alfabetizzando alle nuove tecnologie quel 31% composto da persone con difficoltà di base, affichè possa raggiungere la piena partecipazione alla vita culturale: si tratta di coloro che leggono in una percentuale superiore alla media e si sforzano di usare il pc o ne sono attratti. Sono, nella maggior parte dei casi, adulti o anziani tagliati fuori dal digital divide, motivo per cui l’Ocse, ogni anno, rimprovera all’Italia l’inesistennza di un sistema di educazione continua degli adulti. La rivoluzione culturale più vasta che la Storia abbia conosciuto passa da internet perchè, come cantava Gaber: “libertà è partecipazione”. E cosa c’è di più libero di un blog, dove chi legge è uguale a chi scrive e può dire la sua?
La libertà
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Scrivi un commento
I commenti per questa nota sono chiusi.