Chi legge JobTalk sa che qui non tira aria di lagno generico (i "poveri precari", le "povere mammine", "la gggente che non arriva alla fine del mese", "i cervelli in fuga") ma neanche di favole rosa e bacchette magiche. Raccontiamo il lavoro com'è, anzi lo facciamo raccontare a chi ha una storia. "Sarei diventato quadro forse a 42 o 43 anni per anzianità. Il merito nelle aziende italiane non è riconosciuto”, dice Marco al nostro Fabrizio Buratto. Marco è uno sveglio, ingegnere, non pigro, che ha accettato di cambiare più volte città e di lavorare a tempo determinato, con la prospettiva di incrociare a un certo punto il lavoro che gli piaceva, e una vita stabilizzata, per parafrasare Vasco Rossi. Ci è riuscito. Ad Amsterdam.
di Fabrizio Buratto. “Altro che fuga dei cervelli, qua siamo davanti a una fuga di gente normale, di persone in grado di pensare con la propria testa”, sbotta Marco su skype da Amsterdam, dove lavora da un anno esatto come System Architect della UPC, la più grossa tv via cavo olandese, costola del gruppo americano LGI e presente in molti paesi del nord-est Europa. Nato a Torino nel 1970, Marco Macciò ha il suo bel cervello, considerata la carriera: laureato in Ingegneria aeronautica indirizzo sistemi al Politecnico di Torino, ha lavorato per aziende come I.Net (sistemista di primo livello), TNT (System Administrator), Compaq, poi diventata HP, e Seat Pagine Gialle (Solution Architect e Technical Constultant). Ha lasciato ben due lavori a tempo indeterminato: quello in HP e quello in Seat. “In HP mi hanno spedito a Catania, è stata un’esperienza bellissima; lavoravo con persone di varie nazioni, dovevo parlare inglese, per me è stata la svolta, ho capito quanto più interessante fosse lavorare in un contesto internazionale”. Ma dopo mesi di andate e ritorni in aereo nei week end per raggiungere la fidanzata a Torino, Marco si licenzia e va a lavorare in Seat Pagine Gialle, a cinquecento metri da casa. “Non c’è voluto molto per rendermi conto che le possibilità di carriera erano davvero limitate, sarei diventato quadro forse a 42 o 43 anni per anzianità. Il merito nelle aziende italiane non è riconosciuto.” Ci risiamo: quante volte l’abbiamo letto e scritto su JobTalk. Dopo un anno di lavoro in Seat, nel giugno del 2007 Marco aggiorna il suo cv e lo mette su Monster: in poche ore riceve telefonate dalla Francia, da Monaco e da Amsterdam. Alla fine sceglie la città dei tulipani, non per i coffee shop dove si fuma marijuana o per le signorine in vetrina, ma perché l’azienda è davvero interessata a lui, il settore proposto affascinante, seppur il contratto non sia da subito a tempo indeterminato, ma di un anno, una sorta di periodo di prova. L’anno è passato, Marco è stato assunto a tempo indeterminato alla guida di un gruppo di lavoro con il compito di progettare nuove soluzioni di interattività per i clienti UPC.
Quando gli domando quali sono le differenze rispetto all’Italia, Marco non si ferma più perché non riguardano solo l’ambito lavorativo, ma anche il trattamento riservato agli stranieri qualificati e le agevolazioni fiscali. “Alla Seat ricevevo cento mail al giorno di lavoro, sprecavo quasi tutto il tempo a leggerle e poi facevamo riunioni su riunioni. Qua mi arrivano cinquanta mail a settimana, le riunioni solo quando servono, e la preparazione professionale dei dirigenti è molto superiore a quella dei miei capi italiani.” L’operatività, però, si può inceppare davanti al più piccolo problema procedurale, cosa che non succede in Italia, dove c’è molta più creatività nell’aggirare qualsiasi tipo di ostacolo, ammette Marco. Quanto all’accoglienza riservata in Olanda agli stranieri “professional”, ovvero specializzati, non c’è paragone con l’Italia: per dieci anni viene tassato il 70% dell’imponibile lordo, si beneficia così di una riduzione del 30%, un modo per agevolare il pagamento dell’affitto. Marco ha però deciso di comprar casa nel centro di Amsterdam, visto che in Olanda si può chiedere il finanziamento totale del mutuo, e godere di altre agevolazioni fiscali, senza contare che “vado a lavorare in bicicletta perchè qua le bici sono rispettate e le piste ciclabili percorrono tutta la città. Il traffico di Milano ai tempi della I.Net, o quello di Torino è un ricordo.” Da Torino ad Amsterdam passando per Catania, e meno male che i piemontesi hanno la fama di “bugia nen” (gente che non si muove), eppure ne abbiamo trovati persino in Australia, anche là senza rimpianti dell’Italia.
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