GlobTalk/“Mi sun chi per laurà”: chi ha paura dell'uomo nero?
Pensiero numero uno dell'era post-obamiana: la campagna per l'integrazione degli stranieri promossa dal ministero del Lavoro con le più lodevoli intenzioni, sarà mica un po' razzista? Il dubbio è venuto a Fabrizio, io pure avevo notato foto e slogan passando in metropolitana, ma senza trovare le immagini degli ilari lavoratori stranieri che parlano milanese meglio di me particolarmente urtanti, anzi.... Poi mi mi sono avvicinata per leggere i testi e in effetti...il messaggio non parla di accoglienza, ma soprattutto intima e mette sull'avviso: attento, nuovo arrivato, sappi che abbiamo paura di te. Chiarito questo, ti diamo anche una mano ad ambientarti. I Governi italiani (tutti) storicamente fanno poco uso delle pubblicità sociali, e quando succede non si tratta di campagne indimenticabili, tutt'altro. Ce n'è stata una tremenda in stile rétro sull'imprenditoria femminile delle Pari opportunità , credo fosse il Governo D'Alema. Per fortuna andava in tv solo a notte fonda. Una volta queste uscite mediatiche si chiamavano "Pubblicità progresso, forse si chiamano ancora così, ma di progressi, sul fronte comunicativo perlomeno, non se ne vedono. Per il resto, lascio il commento a voi . Appena riesco a caricare le foto le aggiungo, sorry...
di Fabrizio Buratto.- L’avrete vista per strada o in metropolitana: “Mi sun chi per laurà”, ci comunica un sorridente ragazzo di colore alla guida di un muletto, il medesimo che nello spot televisivo canta “O mia bela Madunina”. E’ la campagna del Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche Sociali a favore dell’integrazione dei migranti, composta da tre immagini: quella di Aziz, il ragazzo di colore che l’è chi per laurà, quella della filippina immortalata mentre spinge un’anziana sulla sedia a rotelle, accompagnata dalla scritta “Male nun fa’, paura non ave’” (quindi tranquilli, non è lei la causa della malattia dell’anziana signora) e quella del pizzaiolo egiziano: “Nisciuno nasce imparato”. Forse un monito agli ideatori di questa campagna intitolata: “Progetto integrazione – scopri i tuoi diritti, apprendi i tuoi doveri”. Tutti e tre i cartelloni recano la scritta: “Conoscere e rispettare le leggi italiane fa vivere meglio te e chi ti sta vicino. Vivere bene in Italia è un tuo diritto, ma dipende anche da te. Consulta il manuale di integrazione su www.lavoro.gov.it”. (Provate ad andare sul sito e calcolate il tempo impiegato per trovare il manuale; buona fortuna). Io me li vedo, e voi? Me li vedo proprio questi migranti, migrati in Italia, fare la fila per leggere i cartelli in metropolitana e apprezzare le frasi in dialetto, o ascoltare gli spot in tv, tutti rigorosamente in italiano, quindi correre in internet al sito indicato, lasciando il cous cous a bruciare sul fuoco per andare a leggere il vademecum “Imigrazione come, dove, quando”. E scoprire che: “per vivere bene ed integrarsi nella società italiana è importante conoscere le sue regole e l’organizzazione della vita. Questa guida è stata pensata sia per chi deve ancora arrivare in Italia ed ha bisogno di capire come si possa entrare, sia per chi già vi si trova. (…) E’ una guida che può aiutare a risolvere anche i problemi quotidiani: dal contratto di lavoro all’iscrizione dei figli a scuola, dal rilascio della patente all’apertura del conto corrente in banca”.
Si legge che la guida è consultabile in otto lingue; ebbene, per riuscire a capire che non è vero bisogna: fare tre clic di sito in sito (provateci e, di nuovo, calcolate quanto ci mettete) fino ad arrivare a questa pagina , dove si apprende che “prossimamente saranno pubblicate le versioni nelle seguenti lingue”, segue un elenco di sette lingue di cui solo albanese, arabo e cinese extracomunitarie. Per il cugino di Aziz in Senegal o il fratello del pizzaiolo egiziano in Egitto, dunque, per ora è impossibile andare a consultare la guida, semprechè qualcuno in Senegal o in Egitto, dopo aver avuto l’illuminazione di andare sul sito del governo italiano, riesca a fare lo slalom fra i link. Sui cartelloni e nello spot televisivo nessuna parola di benvenuto; il “mi sun chi per laurà” suona degno degli scketch di Vianello e Tognazzi degli anni Sessanta sui negri (allora si chiamavano ancora così) con la faccia pitturata e l’anello al naso. O è una mia sensazione?



Penso che il target di questo tipo di comunicazione "istituzionale" non abbia nulla a che fare con i lavoratori stranieri, reali o potenziali.
I destinatari di questo messaggio sono coloro che, bombardati da input che toccano paure di pancia - la Violenza, nei titoloni, dilaga per colpa di "Singars", "neger" e "cammelieri" vari - si sentono rassicurati e possono dire: "Vedi, se fai il bravo, caro straniero, e rispetti le regole, poi impari pure il dialetto". Il committente mi pare viva dalle parti di Gemonio e penso abbia trovato efficace lo spot.
Nelle prossime puntate di GLOB, Bertolino potrebbe invitarlo e chiederglielo?
Scritto da: Bradipo Pitt | 13/11/08 at 19:05
Bene,da oggi non ci saranno più problemi di questo genere,non ci dovremo più chiedere se siamo o no o solo lievemente razzisti,infatti non ci sono più ragazzi uomini e donne di colore ma solo persone " ben abbronzate" (presidente del consiglio docet)....
Scritto da: Marina | 07/11/08 at 17:41
Caro Arnald,
a mio parere, invece, credo che l'inefficienza del sito sia grave, visto che dovrebbe essere il luogo virtuale in cui gli extracomunitari dovrebbero scaricare documenti utili, senza i quali la campagna rimane improduttiva. Al sito rimandano sia i manifesti che gli spot televisivi e radiofonici. E ti domando a mia volta: tu che sei un vignettista dall'ironia pungente e sottile, capace spesso di lasciare senza parole, avresti impostato una campagna di integrazione su stereotipi che sono il contrario di una corretta comunicazione?
Scritto da: Fabrizio Buratto | 06/11/08 at 20:33
Cara Rosanna,
io lo dico sempre da tempo: prima di tutto dobbiamo riformare la cultura e l'educazione del nostro popolo. Non abbiamo alcun senso civico, al punto che tocca fare leggi pure per vietare di parcheggiare sul marciapiede. In un paese civile (e ce ne sono molti) non si sognerebbero nemmeno di farlo. - Arnald
p.s.: comunque sono temi delicati in cui spesso le buone intenzioni, se guidate male politicamente, finiscono per fare più male che bene.
Scritto da: Arnald | 06/11/08 at 19:16
che gli stranieri accettino i lavori scomodi e faticosi che gli italiani oggi possono permettersi di evitare (dalle raccolte della frutta, ma abbiamo visto che non è più così vero, al facchinaggio o ai turni in fonderia fino al panettiere o al giornalaio che si alzano prima dell'alba, per non parlare della cura di vecchi e bambini e delle pulizie) non è uno stereotipo, ma un dato di fatto. Immagino he tu non sia mai stato in Bangla Desh, Arnlad, sennò avresti usato un altro paese come esempio: è un posto così disgraziato e castigato dallageografia che alla mattina i bengalesi ringraziano Allah se non sono inondati dai grandi fiumi, che quando escono coprono aree di chilometri travolgendo case e paesi e strade e lì restano per settimane, e questo accade più volte l'anno...e forse non sei mai stato a Sri Lanka dove sono così ossessionati dalla pulizia che lavano gli elefanti con lo spazzolone (visto con i miei occhi..) e le donne si immergono nei ruscelli tutte pudiche con il sarong addosso, shampoo e bagnoschiuma alla mano, come faremmo noi nella vasca di casa..nel mio borghesissimo quartiere milanese, amministrato con piglio da donna Letizia, pieno di cestini e cestoni stradali per i rifiuti invece, le cartacce gettate da grandi ragazzi e bambini locali sono la regola (visto anche questo ahimè con i miei occhi) su strade, autobus e parchi. Lo dici anche tu, che cosa dovremmo insegnare, che regole e a chi? E chi dovrebbe essere allora il target delle pubblicità sociali?
Scritto da: rosanna santonocito | 06/11/08 at 18:16
concordo pienamente.
quando ho visto in metro queste pubblicità, la sensazione che ho provato è che chi le avesse commissionate/ideate fosse fermo al periodo segregazionista.
poi questa balorda idea di scaricare il manuale ... non merita nemmeno una riga
Scritto da: sonia | 06/11/08 at 14:43
Caro Fabrizio, stavolta non mi trovi del tutto d'accordo con te.
Ti spiego brevemente, per quanto posso. La campagna si fonda su stereotipi di ogni genere, dal dialetto forzato degli immigrati (che non sono solo di colore), a quello del "certi lavori gli italiani non li fanno più".
L'inefficienza del sito non ha niente a che vedere sulla realizzazione della campagna che tra l'altro cammina di pari passo con un'altra dedicata alla comunità romena in Italia.
Questa campagna, che piaccia o no dice una cosa molto importante a entrambi i fronti della discussione: Italiani, aiutate gli stranieri a integrarsi secondo le regole.
Stranieri: se volete stare in questo paese in modo civile, cercate di imparare le leggi e gli usi e i costumi del nostro paese.
Il fatto forse grave è che gli stranieri i nostri usi e costumi li imparano presto e male perché come esempi hanno, al di là dei nostri amati (si fa per dire) politici di ogni angolino parlamentare, anche una società civile piuttosto incivile.
L'altro giorno, per fare un esempio banale, ero al bar. Un tipo del sud est asiatico che conosco bene perché abita nel mio stesso palazzo, è uscito dalla tabaccheria con un pacchetto di sigarette e con due semplici gesti ha strappato la plastica e la stagnola lasciandole cadere a terra. Di fronte a lui, come se fosse stato invisibile, c'era un secchio dell'immondizia?
Dove avrà imparato secondo voi, in Bangladesh o al bar di circonvallazione Appia?
Io la mia risposta, visto lo stato delle nostre strade da sempre, me la sono già data.
E tu? - Arnald
Scritto da: Arnald | 06/11/08 at 13:36