La notizia è sui siti Internet, sul Sole.com ne parla Maria Carla De Cesari, chiarissima come sempre: "per i dipendenti pubblici la diversa età per l'accesso alla pensione di vecchiaia - 60 anni per le donne e 65 per gli uomini - contrasta con uno dei principi del Trattato Ue, quello che vieta discriminazioni, basate sul sesso, nella retribuzione". Lo dice la Corte di giustizia europea. Ada Grecchi reagisce con questo post che, come al solito, va controcorrente. Potrebbe aprire una bella discussione sul blog, dice Ada. Vero. Personalmente, non credo affatto che gli uomini siano discriminati, soprattutto se affrontiamo la questione dal punto di vista della retribuzione (che e quanto le donne siano sottopagate rispetto ai colleghi è fin superfluo ripeterlo, o no ?), sono d'accordo per l'innalzamento dell' età della pensione per le donne che lo desiderino, quindi su base volontaria (ne abbiamo discusso parecchio qui sul blog). Ma concordo con Ada su altre sue considerazioni. Per esempio, che i bonus bebè e le tagesmutter come aiuto all'occupazione delle lavoratrici madri siano palliativi. Quanto agli asili nido, una volta Rosy Bindi a un convegno mi ha corretto nel suo modo brusco: "Quelli sono aiuti per l'infanzia, non per le madri. Ci vuole altro.." Mi fermo qui. Mantengo la parola data di non scrivere più di donne, è un tema su cui ci si misura a tempo perso, ultimamente...
di Ada Grecchi.- Cara Rosanna, oggi ho letto una notizia che potrebbe essere fonte di dibattito tra le nostre amiche del blog: la Corte del Lussemburgo ha bocciato le norme italiane che consentono alle donne di ottenere la pensione di vecchiaia a 60 anni e non a 65 come gli uomini. Sembra che il regime esaminato,c he è quello dell'Inpdap , per i dipendenti pubblici, violi il principio di parità di trattamento.
So che i nostri sindacati sono molto contrari a questa soluzione , ma - per quanto Ti possa suonare magari strano- io sono d'accordo con la Corte. Molti anni fa scrissi un articolo sull' Avanti sull'argomento e sollevai le ire di tutte le femministe del Paese... Ti spiego il perché del mio accordo. Sono convinta che le donne abbiano bisogno di maggior tempo libero quando sono più giovani e non riescono a mettere insieme figli, casa e lavoro ,e, talvolta, anche anziani da curare.
Vedrei pertanto meglio un periodo di aspettativa pagato , magari all'80%, quando non sai veramente come cavartela , gli asili e i nidi sono insufficienti, il tempo pieno non si sa come andrà a finire, il lavoro è precario e non rimediano certo a queste carenze i bonus bebè, i custodi sociali o gli asili di condominio, che , se va bene, riguardano solo piccole unità.
So, perché non vivo sulla luna, che il difficile oggi è arrivare alla pensione, perché basta una ristrutturazione qualsiasi e ti ritrovi per strada , ma se sei arrivata ad avere un lavoro in un Ente pubblico fino a sessanta anni, sei già molto fortunata e l'età in cui hai più tempo libero, perché i figli sono cresciuti e i genitori di solito non ci sono più , è proprio quella tra i 60 e i 65....E, poi, se è vero che noi donne arriviamo mediamente fino a 85 anni, qualche anno buono dovremmo averlo ancora ....Un caro saluto, Ada.
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Commenti
Claudio Resentini 15/nov/2008 22:54:13
Tiziana 14/nov/2008 21:08:43
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