Dopo il mobbing, o a cornice del mobbing, c'è il cattivo lavoro. Le nuova legislazione italiana sulla sicurezza (dgls 81/2008) parte da un concetto nuovo e ampio di salute del lavoratore come benessere fisico, ma anche psicologico e sociale, e l'obbligo per le aziende di garantirlo. Del resto, lo diceva già la Costituzione, articolo 32e 41. Il lavoro decente ci sta dentro...lo ha capito (sorpresa) Sarkozy...
di Loredana Oliva. In tempi di crisi economica mondiale, e di tagli al personale, nel settore pubblico e privato, di licenziamenti e drastica riduzione delle spese legate alle condizioni dei lavoratori, si risente parlare del concetto del “lavoro dignitoso”. Ma chi parla di decent work in un momento cosi delicato? I sindacati, l’onda degli studenti anti-Gelmini, i giuslavoristi più accredditati, il governo ombra, i Cobas forse? Primo indizio: nessuno ne parla in Italia. Secondo, non si tratta di un’associazione a difesa dei lavoratori. Terzo, è qualcuno che è appena tornato dal G20, quindi non è Barak Obama. Nicolas Sarkozy – sì è proprio lui – al ritorno dal vertice ha sostenuto che la promozione du travail dècent, è parte integrante delle nuove regole che bisogna mettere in atto, per rispondere alla crisi finanziaria mondiale. Per ridefinire le politiche del lavoro, è fondamentale, secondo il presidente francese, avere al centro del dibattito il concetto di lavoro dignitoso, e al cuore delle regole che costituiranno l’armatura di un nuovo ordine globale.
Sarkozy ha detto tutto ciò e altro ancora, all’assemblea plenaria del consiglio di amministrazione dell’Ufficio Internazionale del Lavoro, dell’ILO, International labour Office, che di quel concetto, lavoro dignitoso (travail dècent; decent work o trabajo decente), è autrice, e ne ha fatto uno dei temi cruciali per il prossimo millennio. Di decent work ne ha parlato un anno fa questo blog, e ripetiamo volentieri il contenuto che gli analisti dell’Ilo, hanno attribuito a questa definizione. Riassume le aspirazioni degli esseri umani nell’accedere ad un impiego, a una giusta remunerazione, a godere dei diritti garantiti, con la possibilità di esprimersi su lavoro di essere riconosciuti, di poter beneficiare di una stabilità familiare di uno sviluppo personale, di uguali diritti e eguaglianza tra i sessi.
I quattro obiettivi strategici che stanno dentro l’idea del lavoro decente sono: i principi e diritti fondamentali del lavoro e le relative leggi internazionali; l’opportunità di accedere al lavoro e la giusta remunerazione; la protezione sociale; il dialogo sociale tra governi, lavoratori e datori di lavoro.
Qualcuno si stupisce in Francia che ne abbia parlato Sarkozy, che pare avesse mal digerito le manifestazioni della Giornata mondiale sul lavoro decente, del 7 ottobre scorso, organizzata dalla Confederazione sindacale internazionale, e sostenuta da sei sigle sindacali francesi, alla quale hanno preso parte oltre 110mila persone in tutta la Francia e 13 mila solo a Parigi. Già sui siti anti-sarkosysti si parla di lacrime di coccodrillo. Nel frattempo anche l’Insee (l’Istat francese), dice la sua, in un libro documentatissimo*, appena uscito in Francia, lancia ancora una volta la sfida della qualità del lavoro. In 190 pagine si analizza l’evoluzione del lavoro dal 1975 al 2007, periodo durante il quale la Francia ha creato 3,5 milioni di posti di lavoro. “Non abbastanza in relazione all’aumento di 5milioni della popolazione attiva”, nota l’Insee. Di che qualità? Nei dieci dossier contenuti nella pubblicazione, il racconto dell’aumento dei lavori poco qualificati; dell’impatto delle condizioni di lavoro e dei nuovi contratti; la disparità uomo-donna, le discriminazione e molto altro ancora.
* L'Emploi, nouveaux enjeux. Edition 2008. Collection Insee Références. 16,50 euro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Rosanna Santonocito 20/gen/2009 17:41:46
Antonio Longo 20/gen/2009 16:11:15
Scrivi un commento
I commenti per questa nota sono chiusi.