Tiriamo dritto, che è meglio, cari jobtalkiani. E' un caso, ma il convegno e il progetto di cui ci parla Fabrizio ha a che fare con la lingua italiana, e la democrazia. Doppio caso: era in programma ieri, dopo le elezioni presidenziali, e se valeva la pena parlarne prima, oggi anche di più...
di Fabrizio Buratto- “Apprendere la lingua nella migrazione – il contributo della certificazione di italiano L2 nella sperimentazione della Regione Lombardia” è l’esaustivo titolo del convegno svoltosi ieri all’auditorium Giorgio Gaber di Milano, ai piedi del Pirellone, sede della Regione Lombardia. La conoscenza dell’italiano, per gli immigrati, è uno strumento fondamentale sul lavoro e, in alcuni casi, si accompagna alla mobilità sociale. Del resto, nella graduatoria di utilità del corso stilata attraverso i questionari compilati dai corsisti, al primo posto figura proprio il lavoro, giacchè le imprese non fanno mistero di preferire lavoratori che capiscano e parlino l’italiano. Le motivazioni sono intuibili: migliore capacità di comunicazione con il dipendente e di interazione del dipendente con i compagni di lavoro. Ma anche per le badanti è indispensabile conoscere la lingua. Nello studio condotto dalla Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità) insieme alla Regione Lombardia, vi sono molti dati interessanti per chi intenda approfondire l’argomento. Il libro si intitola “Certifica il tuo italiano. La lingua per conoscere e farsi conoscere – Una sperimentazione della Regione Lombardia”, a cura di Clara de Marchi e Nella Papa, e si può richiedere gratuitamente. Offrire agli stranieri che vengono a lavorare in Italia corsi gratuiti per imparare la seconda lingua (L2), costituisce il miglior benvenuto e il migliore strumento che si possa fornire loro. “Proprio ieri ho sognato in italiano e ho detto a mio marito al mattino: sai che ho sognato per la prima volta in italiano?” commenta una corsista senegalese di 28 anni. Sognare in italiano; ecco cosa l’Italia dovrebbe essere in grado di offrire a chiunque giunga da fuori per lavorare nel nostro paese. Lavoro, lingua e casa costituiscono i tre elementi fondamentali dell’integrazione; scarseggiano per gli italiani, staranno pensando alcuni, com’è possibile garantirli agli stranieri? Sono gli stessi corsisti che hanno ricevuto la certificazione L2, riconosciuta a livello internazionale, a spiegare perché la conoscenza della lingua sia importante per loro: “Ora che so un po’ più di italiano, mi sono fatta più amici italiani”, osserva una badante polacca, mentre una persona boliviana dice: “mi ha dato una grande soddisfazione scrivere una lettera per ringraziare chi mi ha aiutato”. La Lombardia è la regione d’eccellenza di questa sperimentazione, che purtroppo non riguarda tutte le regioni. Forse è per questo che di tale progetto non si trova traccia nella campagna sull’integrazione promossa dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Peccato. E peccato che dal prossimo anno i fondi a disposizione per questo progetto saranno molto inferiori; senza i fondi non si può aumentare l’offerta e non si possono formare nuovi docenti di L2. Alcune donne magrebine analfabete hanno imparato a scrivere per la prima volta in italiano, e in qualche realtà è stato possibile garantire la frequenza ai corsi delle madri attraverso forme di babysitteraggio. Ma siamo in Italia o in Norvegia? Siamo in Lombardia, dove – stando ai dati del 2007 – un lavoratore su 4 è straniero, mentre una ditta su otto fa capo a lavoratori stranieri, che con le loro imprese costituiscono il 10% del PIL lombardo. Siamo in Lombardia, dove nel 2006-07 si sono iscritti ai corsi per L2 3107 stranieri divisi in 201 corsi tenuti da 117 docenti; 1.365 sono arrivati all’esame, gli altri ci riproveranno nel 2009 per non cantare, come il fuochista di Francesco De Gregori: “ma mamma io, per dirti il vero, l’italiano non so cosa sia, eppure se attraverso il mondo non conosco la geografia”.
"L'abbigliamento di un fuochista"
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