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DrJob/ Mobbing, legge in dirittura d'arrivo? E un convegno del Sole 24 Ore-Job24.it giovedì 20 novembre a Milano

Buone notizie sul fronte della normativa: i legislatori sembrano essersi risvegliati e le notizie si susseguono in queste settimane. Giovedì 20 novembre qui alla sede del  Sole 24 Ore a MIlano viale Monte Rosa 91 ore 16.30 si parla di "Mobbing: situazioni negative, azioni positive" in un convegno di Job24.it (dal titolo si capisce, no?) con i DrJob Stefano Beretta e Salvatore Trifirò, le aziende che non temono di parlare del problema, il sindacato e altri JobTalkiani. Qui il programma
DrJob è a cura di Anna Marino
di Stefano Beretta –Avvocato-  Studio Trifirò& Partners .Dopo la sentenza della Corte di Cassazione dello scorso settembre (commentata su questo blog il 15 settembre) che dettava importanti principi in tema di mobbing, sembra vi sia stata una “accelerata” nell’iter per l’approvazione di una specifica disciplina. Il fenomeno del mobbing, da alcuni anni è uno degli argomenti più trattati nel mondo del lavoro, ma nessuna disciplina è stata ancora adottata in Italia. In altri Stati europei (specialmente nel nord Europa, Svezia e Germania in testa) da anni vi è una normativa specifica. L’Unione Europea ha più volte sanzionato l’Italia per la mancanza di una legge su questo fenomeno. In effetti, nel 2002 era stata emanata una legge: ma si trattava di una legge regionale (Regione Lazio), peraltro dichiarata incostituzionale nel dicembre 2003 su ricorso della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in quanto la Consulta ha ritenuto di esclusiva competenza dello Stato legiferare sul mobbing.
Nell’ambito di quel ricorso il Governo si impegnava a far sì che lo Stato Italiano avesse una specifica legge sul mobbing, ma l’impegno non ha avuto seguito. Improvvisamente, fra aprile e giugno 2008, sono stati presentati ben sei disegni di legge provenienti da varie forze politiche ( PDL, PD, IDV). Quattro di questi disegni di legge (2 PDL, 1 PD, 1 IDV) sono stati assegnati alla 11a Commissione Permanente (lavoro, previdenza sociale) in sede referente ed il 22 ottobre 2008 è stata nominata la senatrice Rita Ghedini (PD) unico Relatore per i quattro disegni di legge. Gli altri due DDL sono stati assegnati anch’essi alle commissioni ma l’esame non è ancora iniziato. In questi giorni l’11a Commissione sta esaminando tre dei quattro disegni di legge (il quarto contiene esclusivamente una disposizione di carattere penale tendente alla modifica dell’art. 586 cod. pen.). Si tratta di testi, come detto, provenienti da varie forze politiche e l’unicità del relatore fa ritenere che vi sia l’intendimento di raggiungere un ampio consenso sulla futura legge.
I disegni di legge, intitolati “violenza psicologica e mobbing”, contengono la definizione di mobbing (che nasce nella sociologia del lavoro) individuata nel complesso degli atteggiamenti persecutori, attuati con carattere di continuità, atti ad arrecare danni alla condizione psico-fisica del lavoratore, ovvero al fine di allontanarlo dalla collettività in seno alla quale presta la propria opera. I DDL contengono anche un elenco delle situazioni che possono configurare il “mobbing” e che si traducono in attacchi alla professionalità (demansionamenti, minacce di trasferimenti, svalutazione del lavoro, reiterazione ingiustificata di visite di controllo, negazione ripetuta e ingiustificata di ferie e permessi, ecc.) ovvero alla persona (violenza fisica, molestie di qualsiasi tipo, comprese quelle sessuali). 

Nei DDL si pone l’attenzione all’attività di prevenzione e di informazione coinvolgendo le rappresentanze sindacali e anche quelle sanitarie. Si prevede una particolare procedura giudiziaria che, in tempi rapidi, possa definire la controversia e che, tuttavia, pone il problema su chi debba gravare l’onere di provare non solo l’atteggiamento persecutorio, ma anche la finalità espulsiva di tale atteggiamento. Un altro tema di particolare delicatezza è legato all’attività di prevenzione e di accertamento dei fatti, con il coinvolgimento di ASL e strutture pubbliche.
L’augurio è che, pur arrivando tardi, non si voglia fare i primi a tutti i costi, imponendo eccessivi vincoli, anche di carattere burocratico-amministrativo e normativo, in una materia che sicuramente merita una specifica disciplina che, però, evitando gli eccessi, sia in modo snello finalizzata a rendere sereno e leale l’ambiente di lavoro.

Commenti

Claudia, nel mio intervento avevo una parte sui costi, che poi ho tagliato perché ho preferito concentrarmi su altro. Ma è proprio vero: il mobbing costa, e costa tantissimo.
Costa al Soggetto: malessere psichico e fisico, blocco di carriera, perdita di lavoro, insicurezza, depressione
Costa all’Azienda: assenze per malattia, ridotto rendimento sul lavoro, tempo sprecato nell’attività di mobbing, destabilizzazione dei team, controversie legali, turnover lavorativo (selezione, inserimento, training)
Costa alla società: costi sanitari (richieste di cura, invalidità, disabilità) e costi sociali (richieste di pensionamento anticipato, fenomeni di disgregazione familiare e sociale).
La questione dei costi quindi non deve interessare solo le aziende, ma tutti noi. In particolare noi come soggetti. Durante il convegno abbiamo avuto due testimonianze personali, molto gradite e sincere nei toni. Abbiamo toccato con mano quanto il singolo venga profondamente colpito, tanto che il risarcimento monetario, dovuto e necessario, colma solo in piccola parte la ferita che si è creata.
Per quseto il focus è, a mio parere, contemporaneo su (almeno) due fronti:
- prevenzione: nuove forme di lavoro partecipate contro l'isolamento da scrivania, organizzazione del lavoro con compiti e ruoli chiari, monitoraggio del clima e vigilanza
- sostegno: chi è ormai caduto nel gorgo nero del mobbing va aiutato a ricominciare, a trovare il coraggio di affrontare di nuovo il mondo del lavoro. Spesso le lacerazioni lo rendono difficile.

Penso che l'iniziativa del seminario sia stata davvero importante nel panorama italiano, notoriamente indietro sull'argomento rispetto agli altri paesi europei (la mancanza di una legge, che l'UE ci richiede da tempo, ne è una riprova).
Parlare di questo argomento con interlocutori autorevoli e gente comune è il primo passo per creare sensibilità. Il tema è di grande importanza, se pensiamo che di mezzo ne vanno persone che spesso di ammalano, con costi personali (anche di denaro), sociali che non sono adeguatamente stimati oggi.
Le aziende, grandi e piccole, non sono ancora consapevoli dei costi che questo fenomeno comporta: perdita di produttività, clima aziendale, immagine, e (purtroppo) solo in alcuni casi risarcimenti danni.
Non voglio buttarla solo sul lato costi, ma è anche vero che purtroppo questo argomento è ancora quello che riesce maggiormente a sensibilizzare le aziende (i vertici manageriali in particolare modo).
E mi permetto di dire che purtroppo il fenomeno esiste e non poco anche nelle aziende grandi, solo che rispetto a quelle più piccole, in quelle realtà spesso i casi "scompaiono" nei grandi numeri, nei tanti corridoi, sono nascosti fra le centinaia di scrivanie. Lo so perchè li ho visti con i miei occhi nel corso degli anni che ho vissuto in una delle più grandi aziende italiane. Casi non gestiti o gestiti troppo tardi, nascosti, dimenticati, che purtroppo raramente hanno fatto scuola nella prevenzione (e direi anche nella sanzione di chi se ne è reso colpevole).

E in tutto questo contesto, il ruolo dei sindacati potrebbe essere sicuramente fondalmentale, in un mondo del lavoro che si evolve e richiede anche nuove forme di tutela, non meno importanti di quelle di una rivendicazione salariale o altro fuori dalle catene di montaggio.Purtroppo nelle realtà che ho visto il sindacato è spesso assente o inadeguato.


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