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Cre-attivi / Ancora a proposito di creativi vs idraulici : Si può retribuire la cultura 8 euro l’ora?

Obama_joetheplumber ... e naturalmente anche a proposito del valore che questo Paese dà alla conoscenza e a chi studia per raggiungerla.Qui l'idraulico, come nel post di Cristina Tagliabue, ancora molto letto, è una metafora. Una figura retorica. Un tòpos. Ci tendo a chiarirlo, per evitare di offendere (lungi da me) se non l'intera categoria, perlomeno qualcuno particolarmente permaloso. E poi Paese che vai, idraualico che trovi. Nella campagna presidenziale Usa, ve lo ricordate qualche settimana fa, imperversava "Joe the plumber" (evito la traduzione milanese del termine, altrimenti becco troppi click: mi accontento di quelli che di ieri con la sentenza sul sesso in orario di lavoro...). Oltreoceano, l'idraulico rappresentava l' americano medio vessato e, secondo Sarah Palin (lei è il tòpos della donna di potere scelta da un uomo, invece) vittima predestinata dello spocchioso intellettuale Obama, qualora fosse eletto...Sorridete e/o imbufalitevi con il post di Fabrizio, il nostro scrittore precario
Fabrizio Buratto. - Qualche settimana fa mi è stato proposto di scrivere un testo di prova – non retribuito anche nel caso di utilizzo – da parte di una enciclopedia multimediale che sarà composta da migliaia di brevi contenuti video, a coprire tutti i campi dello scibile umano: dalla cultura, alla scienza, all’arte, fino allo spettacolo e  allo sport. Considerata la mia laurea in Storia, mi è stata affidata la biografia di un personaggio storico, per entrare a far parte dei collaboratori esterni. Superata la prova, ho ricevuto la lettera di incarico relativa alle prime otto biografie, da restituire firmata, e una mail di accompagnamento da parte della “direzione editoriale” poichè “parte dei testi in arrivo dall’esterno è di scarsa qualità”. Si richiede, infatti, “originalità”, “attinenza al format”, “capacità di sintesi” perché “ridurre un fatto storico o una biografia a 2700 battute circa, è un’operazione che necessita scelte precise”, ma anche “lo stile di scrittura ha molta rilevanza” in quanto “testi grondanti di retorica, sia essa letteraria o sportiva, o risolti in maniera sbrigativa risultano inservibili.”
Ultimo requisito, “la puntualità”; i testi sono da consegnare entro otto giorni dopo l’assegnazione, e ogni giorno di ritardo comporta una penale di 10 euro. La mail prosegue precisando che “per scrivere un buon testo è necessaria mediamente una giornata di lavoro: tenendo anche conto che il processo di scrittura è solo la fase finale di un lavoro di ricerca e selezione che va fatto a monte. In generale poi consigliamo di non fare affidamento soltanto sui mezzi telematici ma, possibilmente, di utilizzare manuali e libri specialistici.” E’ vero, per redigere il testo di prova mi ci sono volute una decina di ore, considerando la ricerca delle fonti, il loro controllo, e poi la scrittura del testo secondo la scansione indicata, con successive limature fino ad arrivare alle 2700 battute richieste. Dieci ore, eppure la mail precisa: “Dal punto di vista strettamente economico poi, riteniamo che i testi vengano retribuiti in maniera più che ragionevole, anche in relazione al fatto che si tratta di una collaborazione per certi versi “continuativa”. La retribuzione “più che ragionevole” è pari a 80 euro netti a testo, che diviso dieci ore di media fa 8 euro all’ora.

Un operaio agricolo stagionale ne prende 6, una colf in regola 15 (per non parlare di idraulici, antennisti piastrellisti e altri “isti”). Con tutto rispetto per i vendemmiatori (l’ho fatto anch’io mentre studiavo e mi piaceva un sacco vendemmiare) e per le colf (i mestieri casalinghi non sono facili), non credo che  per staccare l’uva dai filari o riassettare casa occorrano la preparazione culturale, la capacità di scrittura e di sintesi richieste dalla fantomatica direzione editoriale, che parla di “collaborazione continuativa”, mentre nella lettera di incarico è ben specificato che: “…… avrà diritto di recedere dal presente incarico in qualsiasi momento” e che “il presente incarico non crea alcun rapporto fiduciario, di lavoro, di associazione, di società di fatto o di altra natura tra le parti.” Di più, sempre nella medesima lettera d’incarico è richiesta la disponibilità ad incontri periodici con la redazione e la reperibilità telefonica: tempo non retribuito. Tutto ciò per 160 euro settimanali poiché: “ai fini di un corretto e puntuale svolgimento del Suo incarico, Le verrà assegnato un numero massimo di 2 (due) Script alla settimana”, script che prima di essere retribuiti devono rispondere agli standard qualitativi richiesti: “in caso di mancato acquisto nulla Le sarà dovuto a titolo di Corrispettivo.” Non ho spedito la lettera d’incarico firmata e ho ricevuto in questi giorni una mail di sollecito alla quale ho risposto con il link di questo post.

Commenti

azzardo una risposta alla domanda che "nasce spontanea" dalle tue due belle storie: avvano ragione entrambi ma perchè entrambi hanno una cosa fondamentale in comune, anzi due: la scelta imprenditoriale, l'una commerciale (su un mercato tradizionale ma con una proposta innovativa di prodotto), l'altra no, e poi il fatto di prendere comepunto di partenza le radici: la cultura d'origine l'uno e la passione della vita l'altro. Come conclusione, lascio anch'io una domanda: ha torto allora chi affida a una azienda e al lavoro dipendente i propri talenti e la propria motivazione (chiamiamola sogno, in questi giorni nessuno storce il naso, speriamo che duri questa benevolenza verso i dreamers perlopiù derisi..) ?

Il mondo è bello perché è vario.
Riporto due esperienze vissute da persone a me vicine, anche se sono un po’ “lontane” da Joe il Piombista.

La prima, nella sua fase iniziale, potrebbe essere simile a quella di Paolo e Salvatore.
Negli anni 80 un ragazzo arabo proveniente da un paese del Medio Oriente, dopo aver ottenuto la sua prima laurea in Fisica in Francia, arriva in una città del nord est con una borsa di studio per una seconda laurea in Informatica. In quegli anni ci incrociavamo spesso di giorno mentre studiavamo, senza conoscerci, nelle varie biblioteche;la sera capitava di beccarci in qualche locale e pizzeria. Io con gli amici o la ragazza e lui in camicia bianca come cameriere. Nulla di strano, l’ho fatto anche io d’estate a Londra per mantenermi ad un corso di lingua.
Dopo un po’ di anni ci siamo incrociati prima lavorativamente e poi abbiamo approfondito la conoscenza personale. Così ho scoperto che a tre esami dalla seconda laurea, complice il matrimonio e l’arrivo del primo figlio, aveva deciso di partire, in un minuscolo locale vicino alla stazione, con una piccola attività di vendita di kebab. Quando gli chiesi il motivo per cui non avesse utilizzato i suoi titoli di studio o almeno sfruttato gli anni passati sui libri, la risposta è stata: “Ma hai idea quanto guadagni a vendere, dietro un bancone,pane e companatico, invece di diventare scemo per vendere algoritmi adattativi???”
Ora è il partner operativo ed uno dei soci principali della più grande catena italiana di ristoranti etnici in franchising con quasi 100 locali.
Second experience. Un ragazzo negli anni 50 da un piccolo centro del nord est va a studiare all’Università La Sapienza a Roma, rientra ed inizia la sua carriera di insegnante e di appassionato cultore di materie storiche e letterarie. Scrive alcuni libri e centinaia di articoli ed interventi su diversi giornali e riviste, che toccano argomenti che vanno dall’economia alla politica ed alla storia contemporanea, sempre spinto da un’incredibile curiosità intellettuale (scriveva a gratis). Crea dal nulla, e ne diventa direttore, la Biblioteca Civica della sua città e riesce ad attrarre in un piccolo centro di diecimila abitanti, personaggi che vanno da Andreotti a Ezra Pound, da Cacciari a Moravia.
La sua “mission” principale è stata la circolazione e la condivisione dei valori laici ed “etici” della Cultura. Ha cercato di perseguire questo obbiettivo con coerenza, ottenendone sicuramente una gratificazione interiore, che la busta paga di un insegnante, ancorchè dignitosa, sicuramente non poteva dare. Tra i suoi libri era felice così. Era mio padre.

In your opinion, chi ha o aveva ragione?
A segundo como se mira todo depende – Jarabe de Palo

a Dario non spiacerà, credo, se mi permetto di ricordare ch"gli intermediari, in gran parte lavoratori dipendenti" sono da quattro anni senza contratto. E che uno dei motivi dello scontro, proprio quello che irrita di più gli editori dall'altra parte del tavolo, è la richiesta da parte dei giornalisti di tutele ed equità anche per i colleghi collaboratori, sul cui lavoro sottopagato, precario e senza diritti riconosciuti si basa ormai largamente e in quota percentuale crescente la creazione di contenuti per giornali, tv e siti Internet. Lavorare in queste condizioni non è facile nemmeno per noi, nè costruire un rapporto professionale soddisfacente con i colleghi a cui ci rivolgiamo: hai voglia chiedere passione e impegno e completezza. A loro, perchè chi è pagato due soldi farà un lavoro da due soldi, logico. Ma anche a noi. A tutto questo vorrei anche aggiungere, infatti, a costo di procurarmi qualche antipatia, che mi capita spesso, purtroppo, di scontrarmi con atteggiamenti rivendicativi di principio, tesi ragionieristico-conflittuali basate sul centesimo e qualche volta anche con una arroganza e una sicumera da capitano di ventura o da legionario che in un professionista mi lasciano sconcertata. E mi fanno riflettere tristemente sul modo in cui si stanno evolvendo giorno dopo giorno le relazioni nel lavoro. Non sempre o solo per colpa del "sistema" o dei macroscenari dell'economia...

Fabrizio, mi spiace scriverlo, ma dopo 12 anni di lavoro nell'ambito della scrittura professionale posso dirti che oggi prendere 80 euro netti per 2.700 battute come freelance è un lusso. E' il mercato che fa schifo. Sono gli editori che hanno le braccia corte (spesso manco sanno chi sono i collaboratori esterni e come sono scelti) e gli intermediari, in gran parte lavoratori dipendenti, che non hanno alcuna idea nel migliore dei casi o rispetto, nel peggiore, del lavoro intellettuale autonomo. Hai lavorato per noi, GRAZIE, rinunciando a una simile buffonata. A me è capitato di recente di rinunciare a una serie di articoli di 12.000 battute + foto da fornire + tabelle per 200 euro lorde. Il tempo che avrei speso in questi articoli li sto ora dedicando a rifare il mio impianto elettrico in casa. Non è ribellione nei confronti di una maleducazione diffusa, ma più semplicemente una questione di bilancia dei pagamenti nel mio piccolo Stato familiare. Non vedo nulla di cui vergognarsi nel sapere usare la penna e lo spelafili. Terminato con il secondo ricomincio con la prima. Nel frattempo le biografie di Alessandro Magno o Napoleone che se le scrivano gli elettricisti o i copywriter dei manager Telecom.

Caro Fabrizio, quando si può scegliere, e tu sei stato in grado di farlo, è sempre bene scegliere la dignità e il rispetto per la propria professionalità.
Vedo che i ricercatori sono più abili nell'analisi. La sintesi é carente. Non ho capito bene di cosa vivono perché ho letto con difficoltà. I miei occhi chiari, se dormo poco, soffrono per i riflessi del video.
Mi raccomando, sii sempre in gamba.
Ciao Giovanna

Cari Paolo e Salvatore,
i miei complimenti per il lavoro intellettuale, prestigioso, internazionale e retribuito dignitosamente (1230/mese senza tredicesima), che vi permette di conoscere il mondo, le lingue, i popoli d'ogni dove, che è un hobby, un lavoro per cui si deve ringraziare la Provvidenza. Amen. Esprimo tutto il mio più sincero cordoglio per il cluster d'analisi, ahimè troppo caro. Concordo: nel caso di LHC si è chiesto all'INFN finanziamenti aggiuntivi per le missioni all'estero per garantire i turni alla macchina LHC. Magari se si usassero meno abbreviazioni, se si evitasse di citare Lucenzio, di usare parole come "boriosi", "cimenti salottieri", "cluster d'analisi", i vostri post perderebbero quel certo non so che di fine a se stessi (o autoreferenziale, se preferite il linguaggio complicato) e verrebbero compresi anche da chi non ha avuto voglia o non si è potuto permettere di coltivare la propria mente con la cultura. Paolo dice che operaio, meccanico o artigiano sono lavori necessari. La cultura non è necessaria? Il fatto che il mercato determini i salari, non significa che possa determinare il grado di necessità. Forse il mercato decide tutto della vostra vita? Secondo voi il mercato può imbavagliare la bocca di chi, come Fabrizio, protesta contro la tendenza a sottopagare lavori che si è in grado di fare dopo anni e anni di studio? Scusate, ma non riesco a considerare il sudore e il numero di molecole di sporco sulle mani per quantificare il salario. "Invero abbiamo già ricevuto la nostra ricompensa", amen. "Dedicarsi ai piaceri della conoscenza … Non è già questa una compensazione?". Amen. Ricompensa, compensazione. Aggiungerei espiazione, per aver goduto dei piaceri della conoscenza. Due padre nostro, e il problema è risolto. Credo che il contenuto dei vostri commenti sia pesantemente influenzato (anche) dal fatto che grazie alla vostra bravura e talento e alla Provvidenza ora avete un lavoro soddisfacente. Vi siete chiesti che contenuto avrebbero avuto i vostri commenti se foste stati disoccupati? Bravi, di talento, ma disoccupati. E mentre siete alla ricerca di lavoro, qualcuno vi offre un lavoro interessante. Ma sottopagato. Avete studiato tanti anni. Avete goduto sui libri, certo, ma avete anche faticato. Credo sia facile scrivere "Non accetto chi si compianga", "Disprezzo i boriosi che si lamentano", "importare nei cantieri gli extracomunitari". Buon viaggio Paolo, spero tu non ti senta troppo in colpa nei confronti degli operai e idraulici (magari è per questo che difendi i loro salari) per il fatto che andrai in gita superflua, quindi intellettuale, in Colombia.
Saluti

Non occorri tu ti difendi caro Fabrizio: e' mia abitudine e deformazione professionale astrarre... gli epiteti non eran chiaramente riferiti a te, ma ad una ben precisa classe di persone che oggi come ieri prospera. E sempre prosperera', al di la' di ogni riforma, di ogni taglio...

A Paolo e Salvatore: mi fa piacere che il mio post abbia scatenato tanti commenti sul valore della cultura e della ricerca, pur non avendo citato la ricerca. Se siamo d'accordo, non capisco perchè, invece di essere solidali, facciamo come i capponi di Renzo. Ringrazio Paolo per il "sedicente sapiente e borioso" e gli comunico una cosa di me, che forse non sa; figlio di operai (mio padre s'è fatto 35 anni alla Michelin di Spinetta Marengo) e mia madre lavora tutt'ora part time in un'impresa di pulizia, mi son sentito dire fin da piccolo: "Tu devi studiare per non andare a lavorare in fabbrica". Perchè mio padre, in fabbrica, ha visto molti suoi colleghi ammalarsi di cancro a causa delle esalazioni della gomma, e alcuni morire, mentre a lui è andata meglio, è solo un po' sordo da un orecchio per il rumore delle presse, il reparto dove il pneumatico viene pressato, appunto. E io ho studiato, molto volentieri, con tanti sacrifici dei miei genitori e miei. E non ho fatto solo lavori "intellettuali", e non mi sembra di essere stato lamentoso nel mio pezzo in cui mi limito a denunciare una situazione. Di più, i lavori sottopagati non sono solo quelli intellettuali; ho un'amica dermatologa che, per le strutture pubbliche, si trova a fare visite pagate quattro o cinque euro l'ora. Per questo ha deciso di lavorare solo in quelle private dal prossimo anno, cosicchè le pubbliche perderanno una brava professionista. Fa male a lagnarsi, è una giusta retribuzione dopo anni di studi in medicina? Se a te, Paolo, sta bene, mi fa piacere, e magari approvi anche i tagli alla scuola e all'università. Non credo, però, che i fondi risparmiati verranno investiti in corsi per tornitori e idraulici.

Grazie!

Carissimi frequestatori del blog, innanzitutto mi presento, sono Salvatore Fazio, un ricercatore PRECARIO di fisica presso l'università della Calabria (Cosenza). Mi occupo di fisica delle particelle elementari ed in questo momento scrivo dal CERN di Ginevra. Conosco bene il collega Paolo Bellan conosciuto anni fa durante la nostra attività presso il laboratorio DESY di Amburgo. Ci ritroviamo ora a lavorare entrambi presso il CERN (ma non per i CERN si badi bene) anche se in due esperimenti diversi corrispondenti a due diversi rivelatori installati presso il nuovo acceleratore LHC. Per la precisione Paolo lavora presso CMS mentre il sottoscritto presso ATLAS.
Perdonatemi sì lunga presentazione ma credo sia importante in un blog dare un volto concreto alle persone specie quando portano un'esperienza personale.

Io non posso che trovarmi grossomodo d'accordo col collega Paolo e disapprovare il pianto sociale che spesso contraddistingue una frazione chiassosa del panorama italiano della ricerca.
Ovviamente l'argomentazione di base da cui partono queste considerazioni è sempre la stessa e colpisce ed impessiona: "l'idraulico, il masto muratore, il meccanico guadagnano più del fisico nucleare con un contratto di ricerca precario".
Ebbene io rispondo sempre con un'affermazione che colpisce al'trettanto: "non si trovano più muratori, idraulici e meccanici". E sta tutta qui la risposta, più ancora che nell'utilità sociale della ricerca. Ci si lamenta da ricercatori ma per far ricercatori, credetemi, vi è la fila. C'è una selezione durissima e si richiedono capacità e competenze frutto spesso di anni di duro studio e lavoro sul campo, come mai, ci si chiederà, una categoria tanto bistrattata trova aspiranti più dei cantieri edili? Perchè la scuola scientifica italiana produce un così alto numero di "cervelli" (espressione un pò boriosa e che non amo) sì da coprire totalmente il fabisogno nazionale accademico e non e da esportare in tutto il mondo mentre bisogna importare nei cantieri gli extracomunitari?

Ovviamente, seguendo la provocazione di Paolo, ci si aspetterebbe che i ricercatori, in massa, andassero "a bottega" ad imparar l'arte. Questo dovrebbe accadere se il lavoro di produzione intellettuale ed arricchimento della conoscienza fosse per così dire un normale "mestiere", un qualcosa per buscare il pane. Non è affatto così come ogni ricercatore ben sa... è un lavoro estremamente gratificante (se fatto con passione), che sfincola dalla fatica fisica, dagli orari di lavoro, che dà prestigio internazionale, permette di conoscere il mondo, le lingue, i popoli d'ogni dove, che gratifica. Mi viene in mente la frase evangelica: "invero abbiamo già ricevuto la nostra ricompensa..." io non cambierei il mio mestiere per un cantiere neppure per il triplo dello stipendio perchè quello che faccio è quello che sogno di fare, è la continua sfida intellettuale e scientifica di tutti i giorni, il mo lavoro non è il mio mestiere è il mio hobby.
Questo quindi, cioè l'essere a carico del grande mecenate (lo Stato) per svolgere una attività scientifica di base, cioè volta nell'immediato all'ampliamento della frontiera della conoscenza, fa si che ringrazi il mio mecenate per non farmi nulla mancare senza far paragoni con chi poi deve realizzare concretamente il tetto sotto cui dormo e che non è a carico del mecenate ma offre un bene concreto in cambio di prezzo, cioè esercita un mestiere.
Bisogna che quindi il contratto sia adeguato ma non necessariamente superiore a quello di un operaio professionista.
Inoltre a ben guardare il contratto da ricercatore non include quello che invece è un vero e proprio mestiere, cioè la didattica universitaria, quella per cui si sopperisce ad una precisa domanda sociale. Quella è retribuita a parte e su quella forse si potrebbe chiedere un conpenso un filo più adeguato alla specializzazione elevata dei docenti.
Come vengono gestiti i fondi oggi per la ricerca poi consentitemi è a tratti raccapricciante. Ad esempio non tutti sanno che il budget assegnato per un qualcosa ad un gruppo di ricerca, se non speso, viene decurtato l'anno successivo (perchè evidentemente non serviva...) invece che accreditato l'anno successivo. Questo punisce i gruppi risparmiatori e spinge alla dilapidazione dei fondi.
Un esempio concreto: nella mia università il mio gruppo riceve ogni anno dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare 15k euro per acquisto di hardware e software. Ovviamente il primo anno ci si rinnova il parco computer, ma i computer li si sfrutta più d'un anno prima che diventino obsoleti. Così il secondo anno se ne compra qualche altro e poi? Si vorrebbe comprare un cluster d'analisi di potenza ma con quella cifra non ce la si fa... si potrebbe mettere da parte 10k euro che l'anno successivo sommati ai 15k diverrebbero 25k e ci si comprerebbe un server ma non si può perchè se non venissero spesi l'anno successivo non solo non sarebbero più erogati ma sarebbero decurtati nel finanziamento nuovo che verrebbe ad essere di 5k euro... soluzione? Si DEVONO spendere! Abbiamo acquistato tanti laptop, i più costosi possibili e li abbiamo distribuiti finanche agli studenti laureandi, uno per studente.
Altro analogo problema sono i finanziamenti per le missioni all'estero. Le missioni, benchè programmate, spesso dipendono da fattori imprevedibili. Ad esempio nel caso di LHC tutti i nostri istituti hanno chiesto all'INFN finanziamenti aggiuntivi per le missioni all'estero per fine anno 2008 per operare e garantire i turni alla macchina LHC. Guarda caso la macchina si è guastata e rientrerà in operatività solo in primavera 2009. Molti ricercatori tra coloro che avrebbero dovuto garantire la presa dati non ha più senso che stiano in missione al CERN ma questi soldi NON POSSONO essere risparmiati. Vanno quindi dilapidati o facendo trascorrere al CERN i ricercatori anche in assenza di turni alla modica cifra di 100 euro al giorno più viaggio aereo oppure vanno comunque spesi i soldi in altro. Ad esempio il collega Paolo, suo malgrado, andrà 15 giorni in una conferenza/scuola in Colombia che non gli farà certo male ma che se non si fossero dovuti gettare i soldi sarebbe stata superflua.

Cari Saluti

quelli che possiamo darci del tuuuu? (anche prima di conoscerci) oh yeah,
quelli che ha letto il comunicato che le ho mandato la settimana scorsa (ha idea di quanti ne ricevo al giorno?????)oh yeah,
quelli che vediamoci per l'aperitivo???? oh yeah,
quelli che "siccome ho saputo che tu ti occupi anche di lavoro..." oh yeah,
quelli che "come non le interessa la notizia della festa della porchetta di Ariccia?" oh yeah,
quelli che "il mio direttore generale sarebbe interessato a concedere un'intervista al Sole24 Ore, glielo passo" o yeah,
quelli che "peggio per voi del Sole, abbiamo dato l'esclusiva a Metro e Leggo"oh yeah,
quelli che "lo so che sono le 20.30 di sabato e lei sta giusto entrando al cinema, ma si tratta di un comunicato urgente..." oh yeah
quelli che quando li cerchi tu però sono in riunione, oh yeah
quelli che "mi dica quando esce il pezzo, perchè così quel giorno compriamo il giornale" oh yeah,
quelli che "che cos'è un blog???", oh yeah,
quelli che "ho capito cos'è un blog, ma un centinaio di righe sul giornale potrebbero uscire lo stesso, no..?" oh yeah,
quelli che "vuol scrivere su un convegno internazionale sulla legge Biagi a Pizzo Calabro", modera Antonella Clerici, oh yeah
quelli che vorrebbe venire a Pizzo Calabro a sue spese a moderare un convegno sulla Legge Biagi domani mattina alle 8?" (chissà chi li avrà mai bidonati???) oh yeah
quelli che "Ah, ma come, Job24.it non lo fa Walter Passerini????oh yeah,
quelli che "guardi che io sono amico del suo direttore", oh yeah,
quelli che "ma chi è adesso il direttore del Sole?"oh yeah...
Chiedo scusa a Jannacci per l'uso improprio, ma potrei andare avanti per ore e ore e ore, senza inventare niente...senza offesa per Pizzo Calabro, posto incantevole, per Antonella Clerici che è simpaticissima e per la porchetta di Ariccia che è ottima, per la free press che svolge un'importante funzione sociale, li ho citati come esempi di off topic estremo...
Ciao Maria Rita, che non sei così...e per questo sei rara!!!

Che cosa intendi per pr? Coloro che girano i salotti e cercano di far fare affari e far conoscere gente o implichi anche quelli che come me fanno da tramite fra le aziende e la stampa? In parole povere: i poveri uffici stampa?

lapidariamente? da parte mia, non conosco lavori inutili, come li chiamava aris accornero in un suo bel saggio uscito anni fa. anzi no, forse uno c'è: il pr (e non parlo di quelli delle discoteche)...

caro paolo, una domanda piccolina: perchè dubitavi che non ti pubblicassi? ti è gia capitato per caso? Mi è successo molto molto raramente di non postare commenti, e quei pochi che non sono passati erano offensivi per qualcuno o contenevano turpiloquio gratuito. non mi sembra questo il caso...

Rispondo lapidariamente anche a mokiono:
'conosco le regole del mercato e non le condivido'? Neppure io, non parlavo di gusti, parlavo della realta'.
'Non credo nella logica del "non se ne accorge nessuno, quindi non hanno valore". / Non credo si possa davvero scegliere che lavoro fare. ' ... bene, siamo d'accordo!
'Non credo che le compensazioni, il senso di liberta'si trovino solo nei lavori improduttivi o intellettuali, un po' presuntuoso non trovi?'... Quando mai ho detto questo?
'Non credo che l'amore e l'abnegazione si trovino solamente lontani dal profitto.'... neppure questo!
Non credo nella bella vita,soprattutto dopo che hai studiato storia... Infatti la mia era un'iperbole.
Non credo che opporsi allo sfruttamento significhi compiangersi o peggio ancora farsi compiangere... No ecco, qua non ci siamo: l'assurdo e' ritenere sfruttamento una retribuzione offerta secondo le regole del mercato per un lavoro non indispensabile; se non lo accetti, non serve far la rivoluzione contro il sistema! Basta dedicarsi ad altro!
Saluti

Carissima Rosanna,
ho apprezzato molto le tue parole; anche se non posti consentimi di replicare.
Mi fa paura e piacere che tu trovi si' strana la mia opinione da dubitare che io esita. Piacere perche' quantomeno celebra la mia originalita'; paura perche' significa che ormai troviamo cosi' naturale che nessuno sconfessi la propria categoria (casta?) ed abbia la sincerita' intellettuale di denunciarne l'ipocrisia, che se qualcuno lo fa appare un marziano!
Ma se vieni nella citta' di Galileo vedrai che sono vero, e saro' volentieri il tuo Lucenzio.
Ed anzi ti faro' da personal trainer, visto che nei lunghi anni delle ore 'improduttive privilegiate e futili alla scrivania', per campare ho lavorato in palestra!
Credimi, da dentro la ricerca si toccano con mano gli sprechi indicibili, si vedono i privilegi insensati, e piu' ancora si ode l'odiosa ipocrisia di chi si lamenta solo del proprio tornaconto, di non vedersi garantiti tali privilegi subito e a vita!
Perche' poi stracciarsi le vesti se definisco 'improduttiva' certa parte dello scibile? Giudicando negativo tale epiteto confermi l'assolutismo della logica del profitto! Che male c'e' se alcuni studi sono riconosciuti tali? Ed essi lo sono (si pensi ad esempio all'astrofisica o la cosmologia, la matematica purissima o la filosofia); certo 'producono contenuti', e ben di piu': essi appagano il divino desiderio dell'Uomo di conoscenza. Inoltre spesso alla lunga hanno indotti fondamentali per il progresso. Ma ciononostante essi rimangono localmente improduttivi, e tali devono essere. Il mio asserto e' dunque notare come chi pratica tali discipline dovrebbe esserne cosciente e non aspettarsi le retribuzioni di mansioni molto piu' necessarie e contingenti.
Neppure disprezzo la conoscenza; al massimo, come ben piu' illustri maestri, disprezzo i (sedicenti) sapienti! Specialmente i boriosi che si lamentano.
Poi non hai ben colto la mia battuta sulla concorrenza: non mi preoccupa quella dei colleghi; mi riferivo a chi decidesse (come forse me stesso) di abiurare la nobile filosofia naturale per darmi ad altro (fresa o tornio?)
Non sono appagato dalla mia condizione, ma non ne sono insoddisfatto al punto di credere d'avere il diritto d'inscenare manifestazioni e proteste; ringrazio piuttosto la Provvidenza che mi ha consentito di conquistare un lavoro intellettuale, prestigioso, internazionale e retribuito dignitosamente (1230/mese senza tredicesima).
Infine non capisco la logica della tua ultima affermazione: proprio perche' "i giovani" fuggono la fatica ed il sudore che mancano operai ed artigiani, proprio perche' e' meno faticoso e piu' desiderabile acquistar conoscenza e dilettarsi in cimenti salottieri che le universita' rigurgitano ignoranti e i cantieri senza immigrati chiuderebbero, e proprio per la stessa ragione ci si dovrebbe accontentare o almeno trovar naturali retribuzioni inferiori se si ha il privilegio di mansioni intellettuali.
Tu stesa affermi che il 'prodotto intellettuale' che produciamo deve essere retribuito secondo il suo valore: ed e' appunto quanto accade, perche' x la maggior parte di esse e' basso o nullo. Tranne se hai una posizione a vita, in tal caso....


Caro Paolo
conosco le regole del mercato e non le condivido.
Non credo nella logica del "non se ne accorge nessuno, quindi non hanno valore".
Non credo si possa davvero scegliere che lavoro fare.
Non credo che le compensazioni, il senso di liberta'si trovino solo nei lavori improduttivi o intellettuali, un po' presuntuoso non trovi?
Non credo che l'amore e l'abnegazione si trovino solamente lontani dal profitto.
Non credo nella bella vita,soprattutto dopo che hai studiato storia
Non credo che opporsi allo sfruttamento significhi compiangersi o peggio ancora farsi compiangere.
L'unico sfruttamento che cosento e' quello coniato dall'ispettrice Petra Delicado che cito testualmente:
"Potevo applicare la teoria dello sfruttamento integrale dalle occasioni, ovvero se la vita ti mette davanti a situazioni composte di elementi completamente diversi, perche' tenerli separati in compartimenti stagni? Bisogna mescolarli, fare in modo che gli uni agiscano a favore degli altri per vie che all'inzio possono sembrare distanti, o perfino divergenti".
E nonostante ti auguro buon lavoro!

A cosa serve la cultura? Lo spiega benissimo una poesia di Kuang-Tsen, poeta cinese del VII secolo a.C. La maestra delle elementari, grande maestra, ce la fece studiare a memoria.

"Se dai del pesce ad un uomo,
egli si ciberà una volta.
Ma se tu gli insegni a pescare
egli si nutrirà per tutta la vita.
Se fai progetti per un anno
semina del grano.
Se i tuoi progetti si estendono
a dieci anni
pianta un albero,
se essi abbracciano 100 anni,
istruisci il popolo.
Seminando il grano una volta,
ti assicuri un raccolto.
Se pianti un albero,
tu farai 10 raccolti.
Istruendo il popolo,
tu raccoglierai 100 volte."

cara occhigialli, giovanissima collega che fai la giornalista come dovrebbero farlo tutti, con la passione e con il cervello, mettendoci il tempo che serve, e non sei arrivata a fare questo lavoro per caso come certi altri tra i "garantiti", il tuo commento mi rincuora. Perchè non siamo rimasti in molti a vedere e a vivere il mestiere così. Anche tra i nuovi entrati, quelli che incontro e che sono come te si contano sulle dita delle mani e di dita ne avanzano...Gli altri (ignorantissimi, superficiali e arrogantelli, soprattutto gli scienziati della comunicazione), copiano i comunicati stampa e passano il tempo che tu dedichi "da volontaria" alla ricerca e alla verifica a fare cicaleccio tra loro per informarsi cosa fa questo e cosa fa quello e a immanicarsi i capi e soprattutto i capetti ahimè(ignorantissimi, superficiali e arrogantelli, e senza laurea di solito) usando tutti i mezzucci a disposizione. Le donne sono avvantaggiate e generalmente premiate: non è necessario darla, basta farla annusare con tenacia e impegno o iscriversi estaticamente e acriticamente al fan club del capetto, e per tutto questo la ricompensa saranno i piatti di lenticchie in euro di cui parli tu e parla Fabrizio. Tanto vale lavorare un tanto al chilo, no? pensano i più. Non ti arrendere, tanto si capisce che non sei tipo, perchè il senso e la ragione stanno dalla tua parte, non dalla loro. Un'ultima cosa. Forse sbaglio, però mi sembra di cogliere anche nel tuo post la tentazione di contrapporti agli 8 euro di Fab, anzicchè solidarizzare. Ed è qui che sbagliate, ragazzi. Del resto a solidarizzare nessuno ve l'ha insegnato, e lo spirito del tempo porta in tutt'altra direzione. Oh no?

sono giornalista da due anni. sono molto giovane e per di più sono una donna. di anni ne ho 24, questo significa che ho iniziato a scrivere per testate registrate a 19 anni. dopo 4 anni di lavoro gratuito o in nero, finalmente ho trovato un editore che mi paga in regola. o meglio, mi paga i "diritti d'autore". ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: le mie retribuzioni non sono neanche un rimborso spese. perché io non scrivo notizie, ma faccio servizi e approfondimenti. non informo solo sui fatti, ma cerco, per quanto mi è concesso, di interpretare il territorio che vivo. sono una di quelle del giornalismo fatto con le scarpe. una che ci mette la faccia di fronte alla comunità di riferimento. per scrivere uno dei miei servizi (di cui il giornale va ghiotto) mi ci vogliono alcune ore per informarmi sulla questione, altre per immaginare la struttura possibile del testo, altre per cercare i contatti utili, ancora altre per incontrare queste persone e sentire cosa hanno da raccontare (dando spazio alle varie parti in causa senza risultare banale), altre ancora per cercare dati ufficiali e tabelle e verificare le fonti, altre per fare le foto. infine scriverò le mie 70 righe divise in apertura, box e articoletti di media misura. e voilà: anche questo numero avrà l'approfondimento dalla mia città. e per la modica cifra di...26 euro netti. siamo ben al di sotto degli 8 euro all'ora. spesso mi sono trovata a fare confronti con le retribuzioni delle donne delle pulizie. altre volte ho guardato con tristezza i tariffari dell'ordine a cui sono iscritta. un ordine che dovrebbe tutelarmi. un ordine che obbliga gli iscritti a dichiarare carte false per restare iscritti. allora, non vorrei passare per un'arresa perché proprio non mi si addice, ma spesso mi ritrovo a credere che in questo paese fare quello che sto facendo non potrà essere mai niente di più che un hobby di qualche "volenteroso volontario".

Caro Paolo, il sapere che tu ritieni improduttivo forse non lo è così tanto, visto che produce contenuti di cui anche tu usufruisci, per esempio questo blog...il disprezzo per la cultura e la diffidenza verso chi la possiede perchè faticosamente se ne è appropriato mi inquieta sempre un po'. Ma non mi era mai capitato di sentire un ricercatore farsene voce. Tanto più precario, ed evidentemente soddisfatto della sua condizione, ma molto preoccupato della concorrenza. Mi viene il dubbio che tu esista davvero...Sei riuscito a sorprendermi, e a farmi rimandare la palestra con cui sono usa compensare, la domenica mattina i danni sul fisico delle lunghe ore improduttive privilegiate e futili che passo alla scrivania nel resto della settimana,...
Sarei di sicuro una pessima idraulica e una improbabile fresatrice(però cucinare mi piace moltissimo e mi riesce bene anche se non l'ho studiato, chissà che non mi venga utile nella prossima vita..) e credo che lo sarebbe anche Fabrizio, che invece se la cava benissimo con lo scrivere e l'organizzare le conoscenze di cui dispone e che tiene continuamente aggiornate a sue spese. Lo scopo non è un raffinato e "molle" diletto personale, ma la realizzzione di un prodotto (intellettuale, quindi evidentemente meno utile di un sifone funzionante) che ha un valore e un mercato. E che deve essere retribuito per quello che vale. Come qualsiasi lavoro. Stiamo battendo il terreno dell'economia, non quello del capriccio da sfaccendati. Se i tornitori non si trovano non è perchè ci sono troppi lavoratori della conoscenza, come si dice, che si sbattono per otto euri incerti, ma perchè il messaggio che passa tra i giovani (e non solo tra i giovani) è che il lavori faticosi e impegnativi vanno fuggiti, meglio guadagnare meno ma chiudere ermeticamente il cervello e sbrigarsela presto. Anche per la carriera, del resto, serve di più la furbizia che il merito e l'impegno..

Quante volte ho sentito simili lagne. Plurilaureati, dottorati e supertitolati lamentarsi delle basse retribuzioni raggiunte col loro curriculum accademico da competizione! Sono un ricercatore scientifico PRECARIO, quindi non parlo a vanvera.
Due considerazioni dunque. La prima: sappiamo bene come siano le regole del mercato a determinare in massima parte le retribuzioni. Perche' stupire dunque se un operaio, un meccanico o un artigiano guadagnano molto piu' di chi si e' premesso il lusso di un sapere improduttivo?
Essi sono necessari, richiestissimi, e noi? Nessuno si accorgerebbe se mancassimo!
Abbiamo preferito non sporcarci le mani, non sudare e non sporcarci quando si lavora, e dedicarci ai piaceri della conoscenza. Non e' gia' questa una compensazione?
Nulla ti vietava caro Fabrizio di fare anche tu l'idraulico.
Attenzione, non dico che alcune nobili aree dello scibile siano inutili solo perche' non produttive, giammai! Ma chi le abraccia sa bene da subito come esse contemplino abnegazione e amore disinteressato, proprio perche' lontane dal profitto! Se intendevi far la bella vita studiando storia non hai capito molto della vita!
Ne' affermo che la gretta logica del profitto debba regnare sovrana e tarpare le ali a chi vuole dedicarsi al puro pensiero, per carita'. Ma non accetto ci si compianga: al privilegio di dedicarsi al sapere povero d'impieghi, altri se ne aggiungono, come non avere spesso orari, e di certo non particolarmente mattinieri, una notevole liberta', il prestigio e gli agi dell'occupazione intellettuale. Questo farebbero bene a ricordarlo i molti del mondo della ricerca che in questi giorni protestano... c'e' sempre molta richiesta di tornitori e fresatori; strano che neppure uno decida per una nuova carriera. Meglio cosi' avro' meno concorrenti!

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