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Il lato B/ Al convegno sui lavoratori che si ammalano di cancro, non solo numeri peraltro interessanti, ma progetti veri e tanto networking (e anche un outing a sorpresa del ministro Sacconi)

Andrea_mascaretti_dsc_2652_3   «I malati oncologici sono persone, sono molti di noi, e io sono tra questi, per mia fortuna in modo pare contenuto». Ha sorpreso un po' tutti, compresa la blogger moderatrice per l'occasione, la scelta di Maurizio Sacconi di aprire così, facendo outing, ma in modo sommesso, abbassando un filo la voce e lo sguardo,  il convegno molto ufficiale (eppure molto calato nella realtà, come non accade spesso, e pieno di notizie) sul progetto a favore dei lavoratori affetti da terapie oncologiche,  che si teneva oggi pomeriggio a Milano, e di cui ho scritto sul blog già venerdì.
Il ministro del Welfare, che è stato inevitabilmente assediato dai cronisti all' uscita,  ha poi chiarito, Seminario_sacconi_3 per la tranquillità di tutti,  di essere  «completamente guarito», che l'episodio risale a molti molti anni fa, e che determinante per bloccarlo è stata la diagnosi precoce. Mi sembra significativo, e io l'ho molto apprezzato, questo contributo personale. Ammalarsi di tumore non significa necessariamente dover rinunciare alla vita lavorativa, era proprio questo il messaggio filo conduttore del pomeriggio, dedicato alla presentazione di un progetto internazionale, che è  animato da una molteplicità di partner : Adapt - Fondazione Marco Biagi trainata dalla nostra instancabile e trascinante Alessandra Servidori il  Comune di Milano, Europa Donna, la Lilt.
In molti si ammalano da giovani, e tra questi molti ci sono le donne con il tumore al seno come ha ricordato proprio Alessandra Servidori. Sono persone che vogliono lavorare durante la terapia e riprendere la vita attiva dopo la malattia, ha detto Alessandra.  Perchè la bella notizia è che sono sempre di più coloro che guariscono, anche se nell’Ue l’incidenza delle patologie oncologiche è molto elevata. Ogni due minuti viene diagnosticato un tumore al seno, mentre in Italia una donna su dieci è affetta da questa patologia, ha spiegato l'assessore al lavoro del Comune di Milano Andrea Mascaretti.  Nel 2010 si stima che nel nostro Paese le persone con esperienza passata di tumore saranno circa due milioni, molte tra queste in età da lavoro. Il 17% delle donne occupate è malato di cancro contro il 20% degli uomini. Gli uomini ammalati che si sono ritirati dal lavoro sono il 64%, le donne il 29% . Però il 40% delle donne affette da una patologia oncologica risultano casalinghe ( e non credo solo per scelta).   Patrizia Ravaioli , direttrice generale della Lilt ha aggiunto un dato che fa pensare: il 9% delle donne colpite non rientra al lavoro dopo le cure e il 47% di coloro che sono rientrate subisce, per diversi motivi, una contrazione del reddito, a cui vanno aggiunti i costi "intangibili" come li ha chiamati  Patrizia, legati al calo di qualità della vita che la malattia porta nel rapporto con i familiari e nelle relazioni. A cominciare da quelle di lavoro. In ufficio ferisce e scoraggia il diffondersi di un clima di sussurro e sottaciuto" che può instaurarsi tra i colleghi, come l' ha chiamato Dario Francolino di Roche. Le leggi che aiutano a mantenerlo, il lavoro,  e a conciliare cura e impiego ci sono, ma pochi  le conoscono e ne usufruiscono, e qui, nell'informazione sui diritti,  c'è molto da fare per tutti. Nella normativa italiana, il primo intervento specifico a supporto dei malati oncologici compare nella spesso vituperata legge Biagi, e in uno dei suoi articoli meno conosciuti e citati. Il n.46 del decreto attuativo  276/2003, consente a chi lo desidera il passaggio da un rapporto di lavoro a tempo pieno a uno part-time durante la malattia e la possibilità di ritornare, in un momento successivo, al tempo pieno. Possibilità che è stata estesa anche ai dipendenti pubblici dalla legge 274/2007 ( la sensibilità al problema è lodevolmente bipartisan, allora era in carica il governo Prodi).
Questa è solo una parte delle informazioni circolate oggi, c'è molto altro: si è parlato di una esperienza in corso al Gruppo Roche e una al Comune, di responsabilità sociale d'impresa che non è solo marketing, di fare networking e sistema e non per modo di dire, di clima sul luogo di lavoro, di associazioni, di concertazionee contratti, di libri verdi e libri bianchi. Quello che manca lo leggete su Job24.it (quello su Internet, quello con le notizie) mercoledì.

Commenti

Hai ragione Fabrizio. Ma al male si aggiunge un allarme sociale elevato perché come dice bene l'articolo, senza ammortizzatori sociali, ammalarsi è un dramma molto più alto di quello che già è. - Arnald

L'outing di Sacconi rende più umano l'uomo politico e nello stesso tempo fa capire che il cancro può colpire tutti, purtroppo è una cosa che ci riguarda; solo pensando in questi termini lo si può combattere beccandolo in tempo grazie alla prevenzione. In tutti i luoghi di lavoro andrebbero fatte delle campagne informative, specie per i tumori più diffusi. La gente ha paura di questa parola, dice "brutto male"; Umberto Veronesi in un'intervista notava che, spesso, il cancro è vissuto come una colpa. E per questo convegno, infatti, si è usata spesso la locuzione "malattie oncologiche". Continuare a svolgere una vita normale pare un grosso aiuto per combatterlo, e per vita normale si intende soprattutto mantenere il lavoro.

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