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JobDonne/Ancora sul post della ministra Carfagna

Ada Grecchi scrive ancora a JobTalk che ha il privilegio di averla come coblogger, come ha quello di avere i ministri che si confrontano con la community, fatta di donne e uomini intelligenti, liberi e franchi e di diverse opinioni, e molto numerosa. Ada scrive per commentare il post della ministra Mara Carfagna di martedì, e la ringraziamo.
Per il resto, è come dici tu, cara Ada, gli uomini sono i breadwinner, e ci sono donne purtroppo che accumulano meriti (e come sai, cara Ada, al giorno d' oggi tra questi ci sono anche i blog...) solo grazie alla loro benevolenza. E se questo vuol dire essere nere  (ma perchè poi nere? boh), meglio nere che "rosa". I lettori del sito del Sole 24 Ore meritano di meglio che gli sfogatoi da comari. E'
la rete a dire l'ultima parola. Contano i click, adesso. E la qualità. Per fortuna.

GRAZIE  AL MINISTERO PARI OPPORTUNITA CHE HA LINKATO JOBTALK!
di Ada Grecchi.- Cara Ros, ho letto quello che Ti scrive il Ministro Carfagna : devo dirTi che sono lieta di leggere nel Tuo blog gli stessi concetti che esprimevo almeno dieci anni fa nel mio libro .
“Pari opportunità : il diritto e la cultura” . Sono assolutamente d’accordo con quello che dice il Ministro e mi complimento con Lei che ha imparato così in fretta quale è il nodo vero con il quale si scontrano le carriere femminili , ovvero la conciliazione. Che non è solo per chi è madre, ma anche per chi si occupa degli anziani genitori, compito che è sempre delegato alle figlie femmine, forse perché nella mentalità generale si ritiene il lavoro femminile meno importante rispetto a quello del “breadwinner” tradizionale,cioè l’uomo.
Sono molto d’accordo anche sul concetto di sussidiarietà e suggere qualche misura di favore fiscale nei confronti di aziende che si accollino l’onere di predisporre nidi o asili materni per i figli dei dipendenti. Devo tuttavia aggiungere che l’aspetto più difficile , quando si parla di pari opportunità , è quello della pratica realizzazione dei progetti. Le leggi che si occupano di incentivare il lavoro femminile, come è noto, non prevedono sanzioni efficaci e si può facilmente capire il perché : rischieremmo di vincere una battaglia , ma di perdere la guerra, se lo scopo è quello di incentivare l’ingresso e la permanenza delle donne nel mercato del lavoro ! Tuttavia, la mancanza di sanzioni fa sì che l’applicazione delle leggi citate resti affidata alla sensibilità del datore di lavoro, che non deve essere eccessiva se in una città come Milano, si dimettono più di mille donne al giorno.
Ottenere il part time non è facile ,anche  perché talvolta , inrelazione alla mansione della lavoratrice, occorrerebbe modificare l’organizzazione del lavoro .
Dunque, auguri cara Ministra , da una che appartiene ad un’altra generazione, che si è battuta molto, ma non ha erto vinto la sfida , tanto che, quando legge le statistiche , si deprime e ha voglia di rinunciare all’idea di continuare a scrivere sul tema in esame, auguri che Lei, così giovane ed entusiasta riesca dove altre non sono riuscite. Sarò la prima ad applaudirLa.   

Commenti

E' evidente che senti di essere stato trattato ingiustamente come racconti in questo commento e nell'altro, al post sul colloquio. E che sei molto arrabbiato, il che è comprensibile. Ma sei sicuro, caro Marco, che sia tutta colpa delle donne? E che adesso siano gli uomini quelli a rischio di discriminazione, in Italia...? Mi fermo qui, sennò violo l'astensione dal trattare il tema donne che ho promesso di rispettare.

PARLIAMO DI GIOVANI, SOLTANTO DI GIOVANI…

Tutte le leggi che si occupano di incentivare il lavoro femminile sono un obbrobrio e rischiano di introdurre discriminazioni. Le donne non hanno bisogno di quote rosa, percentuali, fasce per fare valere le loro capacità e avanzare in termini di carriera. Le donne hanno molto più potere di quanto si vuole fare credere. Pensiamo soltanto al delicatissimo e difficile ruolo della selezionatrice del personale dalla grande azienda fino a giungere alla agenzia interinale. E un ruolo chiave, strategico per il futuro di qualsiasi società. Oltre il fatto che vi sono realtà che non vengono mai menzionate, e che sono a totale predominio femminile, che cosa dobbiamo fare: introdurre le quote azzurre? Personalmente non credo proprio.

Prima vi ho detto: che le leggi che incentivano il lavoro femminile rischiano di introdurre discriminazioni. E vi spiego subito il perché: se ad esempio io cooperativa ricevo un tot di incentivi se ho 60 o 70 % di personale femminile quando io responsabile chiamo un ragazzo per un colloquio non valuterò più oggettivamente le sue capacità o abilità, ma soltanto l’opportunità di ricevere questi incentivi. Quindi, vi prego smettetela di parlare della donna o della ragazza senza diritti e declassata perché non potete nemmeno immaginare la maree di ragazzi diplomati e laureati sfiduciati che osservo quotidianamente e non credono più ad un futuro. Quindi, parliamo di giovani e non di genere.

Cordiali Saluti
Marco Patruno

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