30 settembre 2008 - 20:05
Diari/ Cronaca di un colloquio di lavoro annunciato. Che non avverrà, forse mai...
Nel mondo del lavoro "fluido", "liquido" come direbbe gentilmente Zygmunt Baumann, succede anche questo. Non so se è la cultura della selezione che manca, come penso suggerirebbero i miei amici illuminati delle Hr, oppure il rispetto delle persone che si è smarrito, persino nei processi di selezione. Tutte e due le cose, secondo me: il rispetto dell'aspirante alla posizione viene al primo posto, e tanto più perchè è giovane e "nuovo" e non andrebbe contaminato con le cattive maniere di un malinteso "business is business" prima ancora di aver lavorato un giorno. Ma non abbiamo anche scritto e detto in aula mille volte che il colloquio di lavoro, comunque vada, è un'opportunità per entrambi, l' azienda e il candidato?
di Loredana Oliva. Nell’Eurostar Roma - Milano un mercoledì mattina, c’è una ragazza che chiaramente lotta contro la voglia di esprimere la sua rabbia, parla al cellulare animatamente, nascondendosi la bocca con la mano, di un colloquio di lavoro che non farà mai, e ci teneva tanto a farlo. Per questo è partita molto presto dal suo paese in provincia di Salerno, diretta a Milano.
La sera prima una chiamata dalla Banca Mediolanum la invitava ad un incontro nella sede milanese, per una selezione lampo. Obiettivo, ricoprire il ruolo di assistente di un branch manager.
L.D sono le iniziali del suo nome, noi la chiameremo Eleonora, ha un’ottima opinione della Banca Mediolanum, ha già lavorato per loro, stima l’"atteggiamento performante" del loro modo di comunicare. Sì le piacerebbe proprio avere un posto in quell’azienda. Prima che l’Eurostar si avvicini alla stazione di Roma Termini, è motivata, un pò’ tesa, ma fiduciosa. Il suo telefono squilla alle 11, e la conversazione che segue è dolorosa, anche per chi sta seduta accanto ad Eleonora, per caso una giornalista. Ma c’è anche un signore, un commerciante diretto a Brescia, che aggrotta le ciglia e scuote la testa. “Ma allora non devo più venire?”, dice Eleonora al telefono. “Avete trovato un’altra, ma quando stanotte? Perché non me lo avete detto stamattina prima che io prendessi il treno! E poi ormai che sto venendo a Milano, non potete farmi lo stesso un colloquio. Io ho speso dei soldi, ho perso il tempo che impiego ogni giorno per studiare, non è giusto, voglio parlare con il branch manager. Se non c’è adesso lo richiamerò. Ma non si fa così, qui ci sono persone vive, altro che obiettivi commerciali! Buonagiornata”. Dietro i piccoli occhiali da vista Eleonora, non trattiene le lacrime. Chiama il suo ragazzo, si allontana dal posto assegnato, per sfogarsi liberamente.
Poi si rimette seduta, con un'aria dignitosa ma dolorante. Non possiamo fare a meno di chiederle, e al primo sorriso che i suoi compagni di viaggio le rivolgono, lei racconta come un fiume in piena. L’assistente del manager che l’avrebbe voluta come sua diretta collaboratrice, le faceva sapere in treno, che aveva scelto un’altra persona, mentre la sera prima la convocava per un colloquio di lavoro.
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Categorie: Diari


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