Sono contenta che il primo post del primo giorno ufficiale dell'anno di lavoro che verrà (ho scritto "ufficiale", lo so che in tanti, come me, siete tornati davanti al computer da un bel po'..) contenga una bella notizia. L'ho trovata sull' Ansa e su Les Echos, che l'hanno ripresa da una rivista tedesca. Eccola: il commissario europeo agli Affari Sociali, Vladimir Spidla, sta pensando di portare la durata del
congedo parentale da 14 a 18 settimane in tutta l'Unione europea. La proposta di direttiva in questo senso verrà presentata il prossimo otto ottobre.
Il progetto prevede, inoltre, il pagamento del salario pieno per tutto il periodo del congedo. La direttiva attualmente in vigore, che risale al 1992, prevede una pausa di 14 settimane, di cui almeno due sono obbligatorie, distribuite prima o dopo il parto.
Ma la notizia migliore, secondo me, sta nella motivazione che ha spinto l'ottimo Spidla a promuovere la direttiva : «Una pausa (parentale) più lunga - ha detto - avrebbe un effetto positivo sul rapporto con il bambino e potrebbe aiutare le donne a restare attive» sul mercato del lavoro. Un modo di vedere in controtendenza, almeno per l'Italia, Paese in cui è diffusa tuttora la convinzione che maternità e lavoro siano momenti inconciliabili. Dove una donna su due lascia il lavoro dopo il secondo figlio. E dove, di tanto in tanto, qualcuno se ne esce con l'argomentazione "europea" (ma quante Europe ci sono?) , che la tutela della maternità sia discriminante, e penalizzante per la carriera...Pregiudizio il primo e preoccupazione un tantino "pelosa" la seconda, contraddetti entrambi dai dati degli altri Paesi in cui, com'è noto, le donne non solo lavorano di più, ma fanno anche più figli. E più carriera. Come non dire allora: viva Spidla!..?
CATEGORIE: Il lato B
TAGS: congedi parentali, direttiva ue, donne, lavoro, maternità, occupazione femminile, pari opportunità, Ue, vladimir spidla
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