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JobDonne/ Ancora sulla riforma e sui 62 anni : non pensiamo alle donne solo al momento della pensione

Non è solo questione di età pensionabile: è la specificità del lavoro delle donne che va tutelata per tutto il percorso lavorativo con gli interventi e le risorse opportune. Lo scrive Alessandra Servidori, commentando la notizia di ieri (o non notizia? Sacconi e il governo non sono i responsabili della "soffiata", pare), che ha comunque aperto questo utile confronto sul blog,  e allargando l'analisi al progetto Cazzola. Continuate a commentare e a votare il sondaggio su Job24.it!
di Alessandra Servidori. Pare una dannazione ma è sempre la pausa vacanziera che  precipita la questione delle pensioni nel vortice della politica. Sono passate 13 estati, da quando l’allora presidente del Consiglio Lamberto Dini e il Ministro del lavoro Tiziano Treu compirono  il famoso strappo introducendo il  metodo contributivo che mise in equilibrio il sistema previdenziale ma conservò a favore degli occupati più anziani una fase di transizione – da tutti ritenuta troppo lunga - tanto che siamo ancora inchiodati a fare i conti con essa. Le donne hanno pagato un prezzo importante alla riforma.
L’età di vecchiaia per noi è passata dai 55 ai 60 anni e a questo onere si sono aggiunti l’incremento del requisito contributivo da 15 a 20 anni e il conteggio del reddito del marito per aver diritto all’integrazione al minimo. Una rivendicazione dei diritti della donna con osservazioni di carattere politico sulla condizione femminile, naturalmente si occupa responsabilmente anche della situazione previdenziale, costola fondamentale del nostro progetto e percorso di vita.
Dunque prendendo in considerazione le valutazioni che sulla proposta Cazzola animano il blog del Sole  magistralmente ordinate dalle considerazioni di Santonocito,  ritengo straordinariamente utile  questo confronto sulle parti in causa, nell’ottica di giungere poi, quando i tempi saranno maturi, a soluzioni ragionevoli e condivise, come appunto auspica il Libro Verde del Ministro Sacconi. Le riforme fatte fino ad ora  ci consentono di non compiere scelte affrettate per cui abbiamo davanti una intera legislatura. Sicuramente non si deve pensare solo alla questione dell’ età pensionabile delle donne.

Contemporaneamente si deve provvedere inderogabilmente , senza ulteriori temporaggiamenti dovuti ad una inesorabile e perdurante arretratezza culturale  e a risorse che non si vogliono trovare mai, ad aumentare il tasso di occupazione femminile anche con provvedimenti specifici . Investendo  in politiche attive del lavoro e soprattutto riformando  il pacchetto degli ammortizzatori sociali .
Nella proposta di  progetto di legge  (C 1299) Cazzola  è previsto che i periodi di maternità, lavoro di cura formazioni valgano doppio in termini di contribuzione figurativa fino ad un massimo di due anni.  E’ molto più serio tutelare la specificità delle donne al momento del bisogno piuttosto che lo sconto risarcitorio a fine carriera. E comunque è necessario fare di più e riequilibrare con maggiore incisività le norme di riallineamento dell’aumento dell’età femminile,andando oltre le proposte di carattere pensionistiche  di Cazzola. 
Significa operare per una riforma del diritto del lavoro che contempli una maggiore uniformità tra le diverse tipologie  di rapporti contrattuali (dipendenti, autonomi, atipici ) che introduca protezioni sociali anch’esse più uniformi soprattutto tra uomini e donne anche utilizzando gli strumenti degli enti bilaterali. Tutto ciò in quanto sul versante dei divari salariali,  della progressione di carriera,dell’utilizzo del part /time e del sistema  formativo, dei servizi per conciliare tempi di lavoro e vita, siamo inchiodati ad un differenziale uomini/donne italiano ed europeo gravemente collocato in fondo alle graduatorie internazionali.
Non si dimentichi mai che la Ue considera il pensionamento a 60 anni per le donne una discriminazione di genere  e che il nostro paese può essere presto sanzionato per questo motivo. Ma non è questo spauracchio che ci deve portare ad affrontare la questione dell’aumento  dell’età pensionabile in range 62/67 per tutti spalmato e graduale a regime nel 2014. E’ la  consapevolezza che sarà con la forza delle riforme robuste che accompagneremo la nostra caparbietà di entrare e restare  nel mercato del lavoro con quella pari dignità della quale siamo pienamente consapevoli  e a cui abbiamo diritto, per contribuire allo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. 

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